13 novembre 2015 Sanità, la truffa dei ticket falsi nel Lazio Va avanti il lavoro della Regione per il recupero dell’evasione fiscale sui ticket sanitari. È un’operazione complessa ma necessaria, che mira a ristabilire equità tra i cittadini. Le somme recuperate saranno investite per i servizi per le persone

di Carlo Picozza, La Repubblica, 13 novembre 2015

Milioni di euro intascati a spese del Servizio sanitario regionale e facendo passare i cittadini per evasori. Sono gli elementi di un caso che a Roma e nel resto del Lazio si configura come “Ticketopoli”. Ingredienti: nome e tessera sanitaria dell’assistito. Al resto, per lucrare sulle esenzioni dal ticket, vere o finte che siano, ci pensa il “sistema”. Quello criminoso di imprenditori della sanità m convenzione e di qualche operatore infedele dei Cup, i centri pubblici di prenotazione delle prestazioni in ospedali, ambulatori o laboratori Asl.

Il meccanismo ricostruito in questi giorni dai funzionari della Regione, che hanno raccolto centinaia di segnalazioni, funzionerebbe così: il cittadino paga di tasca propria una visita o un esame. Per la stessa prestazione, il più delle volte maggiorata e accompagnata da altre mai eseguite, il Servizio sanitario regionale rimborsa per la seconda volta i privati truffaldini che ottengono introiti fino a dieci volte più alti. Sarebbero migliaia i casi già accertati. Riempiono decine di faldoni pronti a passare, tra qualche ora, dalla Regione alla procura della Repubblica.

«Abbiamo incaricato l’ufficio legale», annuncia il governatore del Lazio Nicola Zingaretti, commissario di governo per la Sanità regionale, «di presentare denuncia contro quanti, abusando della buona fede dei cittadini e nostra, hanno intascato soldi dai primi e dalla Regione concorrendo a dilapidare le risorse destinate alla salute di tutti». Il Lazio ha avviato da una settimana una maxi-operazione per recuperare l’evasione del ticket dovuto per visite, analisi ed esami diagnostici.

Sono già 25mila i cittadini che, ricevuta una lettera di “avviso bonario”, (le “cartelle pazze” per dirla con l’opposizione di centrodestra che contesta l’operazione ), hanno riconosciuto il mancato pagamento e versato il dovuto alimentando, in pochi giorni, un gettito di tré milioni. Sono «328mila», fa sapere la Regione, i casi sospetti: tanti i contribuenti risultati esentati per reddito senza però averne diritto. E trapela una prima stima «prudenziale» del possibile gettito: 100 milioni.

«Le somme che saranno recuperate», annuncia Zingaretti, «potrebbero servire ad assumere buona parte dei 2.600 precari in panchina da anni». C’è dell’altro, però. E molto più grave. Un meccanismo doloso che m decine di casi va oltre la volontà del singolo paziente il cui nome , con tanto di tessera sanitaria, è stato usato, a sua insaputa, per ottenere guadagni m modo fraudolento. Da chi? Da cliniche, laboratori e ambulatori privati convenzionati e da operatori dei centri di prenotazione che, in ospedali e Asi, funzionano anche da cassa per la riscossione del ticket. Partiamo da questi ultimi. Condotte nel più stretto riserbo, le indagini hanno fatto affiorare il meccanismo truffaldino: riscosso il ticket, l’addetto intasca la somma e stoma la fattura. Poi attribuisce al cittadino ignaro lo status di “ticket free”, esente per reddito.

Sotto osservazione è finito l’operato di una quindicina dei 2mila addetti. Dalla ricognizione amministrativa emerge un’altra fattispecie ancora più fraudolenta: l’assistito bussa alla porta di una clinica, ambulatorio o laboratorio convenzionato e questo “carica” sul rendiconto da presentare alla Asl altre prestazioni inesistenti oltre a quella davvero eseguita, attribuendo al cittadino inconsapevole un’esenzione fittizia dal ticket. Come? Appone sulla certificazione il codice EO che, accompagnato da un numero, da 1 a 4, indica le varie categorie esentate per reddito. E un altro migliaio di casi è finito così sotto esame. Grazie ai cittadini. Infuriati, con in pugno l’avviso di pagamento del  ticket già versato, si presentano agli sportelli della Regione fornendo, con indicazioni preziose, la documentazione che accreditala loro buona fede, fa emergere la truffa e tremare i polsi di tanti privati accreditati. Infine, in crescendo, ecco gli imprenditori della sanità in convenzione che, di fronte al cittadino davvero esentato dal ticket, per reddito o patologia, aggiungono a piene mani codici di prestazioni mai eseguite nel conto da presentare per il rimborso.

Ticketopoli” è solo all’esordio: la verifica amministrativa (presto l’indagine penale) interessa per ora il 2009 e il 2010.

 


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