26 settembre 2016 La Regione per la reindustrializzazione, ecco cosa stiamo facendo Concentrare risorse, impegno e capitali nella trasformazione delle imprese: ecco il nuovo modello di sviluppo del Lazio per far ripartire l’economia e le imprese lavorando su aree di intervento omogenee che interessano orizzontalmente più comparti industriali. Leggi l’articolo

di Stefano Carli, la Repubblica Affari e Finanza, 26 settembre 2016

Stavolta le date sembrano di buon auspicio, se non altro perché indicano almeno l’intenzione dichiarata delle istituzioni di procedere di concerto. E ce n’è bisogno. Dunque: mercoledì scorso il governo ha presentato a Milano i dettagli del suo piano Industria 4.0 e il giorno dopo tocca alla Regione Lazio presentare le sue iniziative per combattere la progressiva deindustrializzazione dell’economia della regione e metterà sul tavolo 350 milioni da iniettare nel tessuto economico regionale. Il problema è infatti lo stesso, a livello nazionale e a livello locale. E la soluzione non può non essere quella di concentrare risorse, impegno e capitali nella trasformazione delle imprese. «Siamo appena agli inizi di un processo di trasformazione della nostra economia che impegnerà i prossimi 5, forse anche 10 anni – spiega l’assessore alle attività produttive della Regione Guido Fabiani, economista ed ex rettore di Roma Tre – È un processo lungo in cui la novità è che si tratterà di iniettare nel tessuto economico una quantità di nuove tecnologie che cambieranno trasversalmente tutto. Per questo i nostri piani di reindustrializzazione non si basano più su singoli settori ma su aree di intervento omogenee che interessano orizzontalmente più comparti industriali».

Concetto complesso ma che ha una sua ragione nella storia degli ultimi anni dell’economia laziale (e che non è dissimile da quel che accade nel resto d’Italia)   Una storia che è oggi al suo punto di caduta, si spera, definitivo. «Stiamo perdendo la vocazione manifatturiera nel Lazio», è il grido d’allarme di Maurizio Stirpe, presidente di Unindustria, l’associazione degli imprenditori laziali che ha già dato un buon segnale di vitalità superando l’ormai anacronistica divisione in provincie. «Oggi – continua Stirpe – La manifattura persa intorno al 6% del totale del Pii laziale. Era al 9% prima della crisi. Per capire, nel Nord Italia siamo attorno al 16%. Abbiamo comparti di eccellenza, come il farmaceutico, che vale da solo il 40% dell’export laziale, ma è in frenata nei primi sei mesi del 2016 con un meno 11%».   E’ vero che c’è una voce dell’export laziale in forte crescita, con un più 75%: il comparto dei mezzi di trasporto, che Stirpe conosce bene perché è anche il settore in cui opera il suo gruppo Psc. Ed è lui stesso a smorzare i toni: «La crescita c’è ma il boom è apparente, perché si parte da volumi più bassi su cui si è immediatamente sentita la ripresa dell’impianto Fca di Cassino da cui esce la nuova Giulia Alfa Romeo e da cui uscirà anche il primo Suv del marchio del Biscione, lo Stelvio. Ma il declino generale è nelle cifre. Abbiamo eccellenze, ma sull’asse industriale che va da Orte a Cassino, non a caso lungo il corso dell’autostrada e della ferrovia, il 50% dei capannoni sono chiusi. Il gap maggiore è nella mancanza di fattori di innovazione. Ci sono centri di eccellenza anche su questo, qui in regione: gli atenei, il Cnr, l’Enea, ma manca una cinghia di trasmissione che ribalti queste competenze sulle imprese. Solo così si potrà far uscire dall’impasse settore strategici come il turismo, i trasporti, l’economia del mare. La stessa edilizia che va riorientata verso le grandi infrastrutture. Oggi abbiamo tanti piccoli solisti senza direttori d’orchestra».

1350 milioni del piano regionale hanno l’obiettivo di intervenire proprio qui. «I primi 100 milioni, a cui seguirà un secondo rifinanziamento per altri 50 – spiega Fabiani – vanno agli otto progetti per l’industria 4.0 nel Lazio. A questi si aggiungono 100 milioni che metteremo sulla promozione e lo sviluppo di startup innovative. Altri 35 milioni sono destinati a sostenere i processi di internazionalizzazione delle imprese laziali. Infine abbiamo 62 milioni che stiamo destinando proprio m questi giorni ad una nuova politica del credito alle imprese. Ora siamo alle battute finali e stiamo selezionando un intermediario finanziario sul mercato a cui affidare il compito di gestire questo fondo». In questo caso Fabiani si riferisce alla rimodulazione di un programma già avviato con in fondi Fesr del passato stanziamento è che ora impegnerà 45 milioni per la nascita di una sezione speciale per le Pmi del Lazio nell’ambito del Fondo Centrale di Garanzia; 10 milioni per le co-garanzie di operazioni realizzate dal  sistema di Confidi regionali; 15 milioni per la riqualificazione energetica delle Pmi; una convenzione con ala Bei per l’erogazione attraverso il sistema bancario fino a un massimo di 25 milioni di euro di prestiti a tasso agevolato; 30 milioni per finanziamento del capitale circolante delle Pmi; 35 milioni per prestiti a tasso agevolato alle microimprese.

Infine sui nuovi fondi Fesr per il periodo 2014-2020 la Regione ha stanziato altri 90 milioni per interventi di accesso al credito e garanzie per le imprese. Ma il cuore dell’intervento pubblico è negli otto progetti trasversali. “Quello che ci preme sottolineare è che l’innovazione è già nel modo in cui gli otto progetti sono stati individuati – continua Fabiani – Sono i temi emersi da una consultazione che abbiamo avviato un anno fa tra imprese e soggetti pubblici e privati della ricerca, le università, il Cnr, l’Enea. Ci sono arrivate 173 proposte di riposizionamento competitivo. Da questi, progetti, che partono quindi dal basso, dalle esigenze espresse dal territorio, abbiamo messo a punto gli otto bandi che abbiamo appena avviato, E’ appena partito quello dedicato a life Science, che ricalca il progetto europeo Lfe 2020 e coinvolge tematiche che vanno dall’agrifood alla farmaceutica, gli ultimi verranno bandi al più tardi entro febbraio 2017 con l’obiettivo di arrivare velocemente alla presentazione delle candidature, alla selezione e all’erogazione delle risorse, per non perdere altro tempo”.

 

 


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