23 giugno 2011 Il sacco di Roma per nascondere il fallimento

L’intervista a ‘Il Messaggero’ di Carlo Fusi

Dopo la sconfessione con il voto parlamentare sul trasferimento dei ministeri al Nord, la Lega continua il suo attacco a Roma rinnovando la richiesta di pedaggi sul Grande raccordo anulare. Il viceministro Castelli attacca i romani: «Non vogliono pagare perché sono culturalmente arretrati».

La prima risposta di Nicola Zingaretti è proprio per l’ex Guardasigilli: «Castelli? In qualsiasi altro Paese farebbe a malapena l’attacchino. Da noi fa parte del governo». Quanto al resto, «è l’ennesima conferma – ragiona il presidente della Provincia – che il governo Berlusconi sta paralizzando l’Italia. Noi siamo ostaggio di uno scontro durissimo dentro la destra italiana che ha come caratteristica il terrore di andare a votare e dare la parola agli elettori e quindi costringe, per le dinamiche parlamentari, a blindarsi. Ma ha un costo evidente: che ogni questione è oggetto di polemica politica».

In realtà, presidente, prevalgono nella Lega gli accenti antiromani e la voglia di un nuovo sacco di Roma: spostamento dei ministeri, pedaggio sul Grande raccordo anulare.. «Ho sempre pensato che il baricentro dell’azione amministrativa del governo Berlusconi e della Lega avesse un sapore antiromano. Attenzione però: lo scontro che si sta manifestando dentro la destra italiana non dobbiamo accettare che diventi lo scontro tra due Italie, il Nord contro il Sud. Le caratteristiche di questo scontro sono molto di una lotta fratricida: il costo lo paga Roma ma in realtà lo pagano tutti gli italiani. E’ come se Berlusconi e Bossi avessero messo lo stivale italiano nella palude».

E’ giusta l’esigenza di non dividersi tra ultra nord contro sud. Però colpisce che l’asse principale del braccio di ferro dentro la maggioranza sia l’attacco a Roma. «Vero. L’antiromanità è usata per nascondere un fallimento strategico. La Lega proponeva un federalismo – di cui ora, incredibilmente non parla più – che aveva come pilastro il decentramento dei poteri verso i territori. Proponeva lo scioglimento delle prefetture che sono le rappresentanze periferiche del governo nazionale: oggi siamo arrivati allo Stato centrale che collega gli uffici sui territori. E’ come se per nascondere questo fallimento Bossi e i suoi ora abbisognino di un capro espiatorio: Roma, appunto. Operazione che riveste una doppia pericolosità. Da un lato, appunto, mette in campo un odio antiromano che peraltro penso che tra i cittadini del Nord non sia per nulla così diffuso; dall’altro paralizza il Paese e nasconde dietro una cortina fumogena ideologica la paralisi dell’azione di governo. Vorrei ricordare che l’Italia è un Paese che ha il 37 per cento della propria forza lavoro low cost; la disoccupazione giovanile è intorno al 30 percento; da dieci anni non cresciamo».

E il Carroccio pensa di spostare i ministeri o far pagare gli automobilisti sul Gra. «Pedaggi e ministeri non sono casi isolati: c’è anche la Consob, i tentativi di intervento per Raidue. E’ una strategia che non si nutre di soluzioni ma è molto tradizionale della destra: l’individuazione di un nemico, in questo caso Roma, sul quale indirizzare gli attacchi».

Presidente, quale deve essere la risposta delle istituzioni? E quella della politica? «Le istituzioni, e lo dico con soddisfazione, sono state compatte nel non minimizzare. Noi non lo abbiamo mai fatto, non abbiamo mai derubricato gli attacchi di Bossi a operazione meramente folkloristica. Dal punto di vista politico sarebbe assai utile per l’Italia che questo governo se ne andasse. Il governo non c’è più. C’è una classe politica abbarbicata alle poltrone».

Per i pedaggi, lei ha annunciato di nuovo il ricorso al Tar. Basterà? «Da un anno e mezzo, grazie anche alla collaborazione di tanti sindaci, ci stiamo mobilitando. L’aver dovuto ripetere che ricorreremo al Tar rappresenta un segnale chiaro, e cioè che nessun si faccia illusioni: il pedaggio è un provvedimento antistorico e antieconomico».

La Camera ha detto no allo spostamento dei ministeri, e la Lega pare averr abbozzato. Lei si fida? «A quanto ho capito, la raccolta di firme leghista per portare i ministeri al Nord prosegue… La realtà è che stiamo vivendo una crisi strategica delle destra che la destra non vuole ammettere, nella quale le varie componenti si stanno organizzando per il dopo Berlusconi. Prendono tempo; che però tolgono al governo del Paese».


Tag: Blog
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