11 settembre 2013 Io, laico coinvolto nelle Settimane Sociali dei Cattolici Di fronte alla crisi del nostro tempo, che non è solo finanziaria, occupazionale, produttiva, è necessario confrontarsi e assumere un atteggiamento di disponibilità e ascolto. Le Settimane Sociali lanciano un appello a tutti noi per la costruzione di una comunità che sia davvero terra di ognuno

Da l’Avvenire, 11 settembre 2012

nei prossimi giorni sarò a Torino per seguire il dibattito delle Settimane Sociali dei Cattolici. Avvicinandomi a questo appuntamento mi sono interrogato sulle ragioni della mia presenza così come, sollecitato anche dalla lettura del documento «Famiglia, speranza e futuro per la società italiana», sul valore che può assumere per un laico la riflessione che si svolgerà in queste giornate.

La prima ragione risiede nel valore stesso del confronto: l’importanza di ricostruire luoghi e momenti di elaborazione collettiva di un pensiero e di proporre una visione della società. Questa tensione fa dell’appuntamento di Torino un evento che sarebbe riduttivo inquadrare nei confini del mondo cattolico ma che, anche grazie alla vitalità di idee e partecipazione che da questo mondo sprigiona, richiama ciascuno di noi a porsi degli interrogativi, ad assumere un atteggiamento di disponibilità e di ascolto. La seconda ragione sta nel fatto che questa ricerca non è neutra, ma offre, io credo, un ancoraggio forte e una risposta alta di fronte alla grande crisi del nostro tempo: quella crisi, che, come ci stiamo accorgendo, non è solo finanziaria, occupazionale, produttiva, ma è più profonda.

È una crisi che rimette in discussione il modello sociale che ha dominato la contemporaneità, la cui cifra fondamentale è stata l’idea che l’individualismo, l’egoismo, l’edonismo e il materialismo fondati sull’affermazione ossessiva dell’io, fossero l’unica strada per affermare anche una propria maggiore libertà: per realizzarsi. Le persone vivono la propria quotidianità in un isolamento che non è solo fisico, ma anche spirituale e interiore. Da qui la necessità, sempre più pressante, di smantellare i fortini della solitudine e della paura, e di riedificare le reti delle comunità, riaffermando la centralità dei valori dello scambio, della condivisione, della formazione, della solidarietà, della sussidiarietà come base per uno sviluppo sano e per il rafforzamento della coesione sociale. In questo, la famiglia ha un ruolo centrale, che la politica deve comprendere e valorizzare. È il nucleo fondamentale: luogo privilegiato dove convivono affetti, progetti, gratuità, mutualità, debolezze e potenzialità.

Sostenere la famiglia significa sostenere una società più unita, più sana, più ricca, che guarda con più fiducia al futuro. La politica cosa può fare? Il primo messaggio, nitido, è la necessità della riscoperta della testimonianza. Abbiamo bisogno del coraggio della testimonianza, non come qualcosa da osservare e ammirare, ma come esperienza da cui attingere, cui tendere nell’azione quotidiana per legare le parole e gli enunciati alla coerenza delle scelte e delle opere. Il secondo messaggio è la cura della relazione: per la politica, significa la capacità di tornare a guardare al prossimo, di rivolgere l’attenzione alle condizioni di vita delle persone, alla loro crescita materiale e spirituale, di rimettere le persone al centro di un modello di sviluppo e non al di fuori o contro di esso. In conclusione le Settimane Sociali, ed il tema scelto per quest’edizione, rivestono quindi non solo un profondo significato per il mondo cattolico ed ecclesiale del nostro Paese, ma lanciano un appello a tutti noi affinché si pongano in essere le condizioni per la costruzione di una comunità che sia davvero terra di ognuno.

È una sfida politica, alta, ambiziosa, appassionante ma, come diceva Emmanuel Mounier «la più grande virtù politica è non perdere il senso dell’insieme».


Tag: Blog
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