25 settembre 2012 “Siamo su una polveriera, serve coraggio per cambiare in profondità” Sono anni che il berlusconismo ha dato colpi micidiali alle istituzioni, indebolendo la sobrietà e la serietà di chi amministra la cosa pubblica. Nel Lazio si è superato il limite, la maggioranza non poteva tenere in ostaggio le persone di un’intera regione. Ora però servono i fatti, indicare programmi giusti e soluzioni utili, ma soprattutto rivoluzionare i comportamenti e dimostrare con l’esempio la nostra capacità di cambiare, perché la vera emergenza italiana è la qualità della democrazia che blocca il paese, frena le sue energie migliori e l'affermazione dei talenti

Intervista di Maria Teresa Meli per il “Corriere della Sera”

Nicola Zingaretti, presidente della provincia di Roma, e futuro candidato sindaco del Pd, ha appena avuto la notizia delle dimissioni di Polverini: «Era evidente che la maggioranza non poteva tenere in ostaggio un’intera regione. Bene ha fatto Casini nel Lazio». Secondo Zingaretti lì «si è superato il limite»: «Ma quante volte lo abbiamo detto? Ora occorrono i comportamenti reali, i fatti e l’esempio concreto. Sennò ancora una volta siamo al chiacchiericcio e al tatticismo politico».

Zingaretti, è stato uno spettacolo poco edificante.

«Sono anni che il berlusconismo ha dato colpi micidiali alle istituzioni, indebolendo il rigore, la sobrietà e la serietà nelle classi dirigenti e politiche. Fiorito è un figlio esasperato di questa cultura, che si è aggravata nell’attuale disfacimento del Pdl. Siamo arrivati così alle ruberie e alle volgarità emerse alla Regione Lazio».

I consiglieri del Pd hanno minacciato le dimissioni ma alla spartizione dei finanziamenti partecipavano anche loro.

«I consiglieri del Pd hanno fatto benissimo a dare le dimissioni per mandare tutti a casa. È un segno di una diversità. Ed è anche il minimo che oggi si possa fare per sperare nel futuro di rifondare il ruolo della Regione, che nata per legiferare e programmare è diventata, invece, un baraccone di spesa incontrollata. E ha fatto bene il Pd anche a svolgere una severa autocritica nell’aver accettato nel passato i finanziamenti ai gruppi, attraverso un meccanismo poco trasparente. I nostri consiglieri li hanno impiegati perla politica, mentre gli altri per festini, case e hotel di lusso. Ma non deve sfuggire a nessuno il disgusto della gente, alla quale si chiedono immensi sacrifici, per questo generale spreco di denaro. Questo ennesimo episodio conferma che siamo seduti su una polveriera. E ho l’impressione che non ci sia la necessaria consapevolezza».

Che cosa intende dire quando parla di polveriera?

«Oggi si parla del Lazio, perché emergendo i fatti è esploso il caso, ma ogni giorno in sequenza drammatica emergono un po’ dappertutto malaffare, corruzione, disprezzo dell’interesse pubblico, ostentazione di privilegi e abusi di potere. La democrazia e la politica sembrano così vivere in una bolla lontana e privilegiata rispetto alla fatica della vita di tutti. I cittadini, soli, o tacciono o emettono urla impotenti».

Dunque, questa situazione non risparmia nemmeno il Pd.

«Il Pd è la sola risorsa che l’Italia possiede per ribaltare la situazione. Ma a certe condizioni. Dico questo perché sono convinto di una cosa che può apparire paradossale: la vera emergenza nazionale, più che economico-finanziaria, è democratica. Il vero collasso è nel rapporto tra istituzioni e cittadini. C’è uno sfarina-mento che rischia di inghiottire tutti. E non è pensabile che il Pd sia fuori da questa realtà; inevitabilmente è esposto a contaminazioni e a possibili omologazioni. La condizione per noi, dunque, per essere il perno del nuovo è certamente quella di indicare programmi giusti, ma è soprattutto quella di rivoluzionare il nostro modo di essere e di dimostrare, con l’esempio, la nostra capacità di cambiare la democrazia italiana».

Che cosa propone, in concreto? Di rottamare tutto come Matteo Renzi?

«Propongo la rotazione nelle postazioni di partito e istituzionali, una democrazia interna fondata sulla partecipazione, la responsabilità e la libertà dei singoli iscritti e non sulle correnti, le sottocorrenti, le cordate personali e le mille intercapedini burocratiche. Occorre una poderosa cessione di potere verso il basso. E occorre ribaltare il personalismo che impera. E poi intervenire, dopo tante discussioni astratte, sull’impalcatura della Repubblica. Dalla crisi dei partiti del ’92 purtroppo non si è elaborato nulla, anche a sinistra, per proporre una partecipazione attiva dei cittadini. La Repubblica si è così indebolita ed è emerso il falso nuovo, con l’irruzione della destra populista, del qualunquismo e oggi del grillismo. Sono tutti sintomi che ci dicono l’urgenza di un nostro intervento e rinnovamento».

Tra un po’ si terranno le primarie del Pd.

«Rappresentano un fatto di grande importanza democratica e sono un esempio per tutti gli altri partiti. Io voterò Bersani. Lo stimo, mi convince la sua misura e serietà, la sua visione aperta e solidale. Ma anche a lui dico di avere molto più coraggio per cambiare tutto in profondità. Se vuole ha la forza per farlo».

E di Renzi che cosa pensa?

«Renzi, che sinceramente rispetto, lo sento tuttavia lontano da me, troppo vicino a quella cultura, soprattutto economica, figlia degli anni 80 e con la sua ispirazione così tatticamente attenta a sorvolare spesso su temi come l’antifascismo, i danni del liberismo o lo scadimento civile e morale in cui ci ha fatto precipitare Berlusconi. E un cambio di collocazione ideale del movimento al quale appartengo da quando ero adolescente, che non mi persuade. Non si può provare a vincere perché si “piace” all’avversario, ma perché si conquista il consenso dei cittadini con una proposta migliore. Ma attenzione, e questo lo dico a tutti i candidati, si rischia una contesa giocata su un terreno che sta franando. Appunto, il terreno dei partiti e della democrazia italiana. Questo è il mio grido di allarme. E riguarda tutti. Perciò dico a Renzi: non è rotta-mando i cosiddetti vecchi con dei giovani che vogliono prendere il loro posto che si risolvono i problemi. Occorre in realtà rottamare il campo da gioco della politica di oggi anche con il protagonismo e la guida di una nuova generazione e chiedere a quella precedente di cambiare ruolo per offrire a tutti noi la saggezza di una storia che può contribuire in varie forme all’immenso lavoro che ci spetta».

(25 Settembre 2012)


Tag: Blog
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