29 luglio 2015 Revisione della spesa? Investire i risparmi per migliorare i servizi per le persone La grande sfida che abbiamo davanti per la nostra sanità è quella dell'innovazione, i tagli devono finanziare crescita e sviluppo. La sanità non è solo un costo, ma rappresenta l'11% della ricchezza nazionale: bisogna investire in ricerca, nell'assunzione di personale qualificato. E nella digitalizzazione, con una banca dati efficiente che ci farà risparmiare e sarà utile anche a individuare gli sprechi

Intervista di Rosaria Amato, La Repubblica, 29 luglio 2015

«I risparmi nella sanità sono possibili, il Lazio lo ha dimostrato riducendo sensibilmente in 8 anni un disavanzo che aveva superato i due miliardi. Ma non è con un articolo di legge che si taglia la spesa altrimenti c’è il rischio di un taglio lineare. E le risorse recuperate vanno reinvestite per il miglioramento del sistema». Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio, come gli altri governatori critica l’ipotesi che la spending review sanitaria possa servire a finanziare riduzioni fiscali o altri obiettivi di politica economica.

Il patto per la salute che le Regioni hanno firmato è stato tradito? «Il patto per la salute era un impegno collettivo chiaro, prevedeva che i risparmi derivanti dagli sprechi sarebbero stati investiti nella buona sanità. Il fondamento dell’accordo era legato a un impegno collettivo di collaborazione».

Il ministro della Salute Lorenzin non si è mostrata comunque del tutto contraria all’ipotesi dell’utilizzo di almeno una parte delle risorse per il taglio delle tasse. «Sicuramente gli sprechi ci sono, sono il presidente di una Regione che è passata da 2 miliardi e 300 milioni di euro di disavanzo ai 360 milioni del 2014 all’obiettivo del disavanzo zero previsto per quest’anno. Però la grande sfida che abbiamo davanti è quella dell’innovazione, i tagli devono finanziare crescita e sviluppo. La sanità non è solo un costo, ma rappresenta l’11% della ricchezza nazionale: bisogna investire in ricerca, nell’assunzione di personale qualificato. E nella digitalizzazione: una banca dati efficiente permette non solo di risparmiare ma anche di individuare sprechi e abusi».

Dove tagliare invece? «Riduzione delle Asl, sviluppo delle centrali di acquisto anche al livello interregionale, semplificazione amministrativa, meno medicina difensiva».

Infatti si parla di abbattere i costi dovuti a prescrizioni e ricoveri “inappropriati” stilando dei parametri nazionali, ma i medici contestano fortemente la norma. «In Parlamento sono depositate proposte di legge che prevedono la riduzione da 10 a 2 anni dei tempi di risarcimento per danno medico. Tempi così lunghi generano dei costi ulteriori. Una legislazione nazionale di copertura dei rischi porterebbe a una riduzione molto significativa dei costi assicurativi. Però per stabilire se una prestazione sanitaria è appropriata credo non si possa prescindere da un coinvolgimento dei medici».

Parlare di prestazioni “inappropriate” non mette a rischio la prevenzione? «La prevenzione fa risparmiare risorse e migliora la salute dei cittadini. E spesso si raggiunge anche attraverso interventi di razionalizzazione che permettono di ottenere ulteriori risparmi. Per esempio nel Lazio per le fratture al femore abbiamo imposto gli standard di 48 ore negli obiettivi di valutazione dei direttori generali, con risultati molto positivi: adesso la proporzione di interventi per fratture del collo del femore eseguiti entro due giorni dall’accesso nella struttura di ricovero è passata dal31% del 2012 al 49%».

E se il governo decidesse comunque di utilizzare altrove le risorse recuperate nella sanità? «Io sono fiducioso, le parole del ministro Lorenzin a questo proposito sono state molto chiare. E poi c’è da fare un ragionamento: sapere che almeno una parte importante di questi risparmi verranno reinvestiti nella sanità sarebbe un fortissimo incentivo per tutti».


Tag: Blog
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