28 dicembre 2012 Tagliando gli sprechi dimostreremo che la sanità si può salvare Bisogna aprire una pagina nuova, sostituire i tagli con una vera riforma. L’intervista di Nicola ad Alessandro Capponi sul Corriere della Sera

Nelle ultime ore da trascorrere nell’ufficio della presidenza della Provincia, Nicola Zingaretti progetta il futuro del Lazio. Soprattutto quello della Sanità malata, moribonda, per la quale «bisogna aprire una pagina nuova, sostituire i tagli con l’efficientamento e con una vera riforma. Farò io il commissario».

Primo pomeriggio, divano bianco, cravatta blu, sorriso aperto come quello che campeggia sui manifesti elettorali. Zingaretti parla un po’ di tutto, dalla Sanità del Lazio al centro-destra alla coalizione che lui stesso guiderà; sorride all’idea di trovare capolista del Pd alla Regione il parlamentare Jean Leonard Touadì, «deciderà il partito, ma sarebbe una bellissima candidatura».

Zingaretti, se diventasse presidente della Regione terrebbe il piano di Bondi? Con tutti quei tagli?
«Intanto ci sono enormi risorse da recuperare, dagli sprechi, dalle ruberie, dalla cattiva gestione, dalla pigrizia con la quale si è seguita la vicenda dei sovracosti, che nella gestione di beni e servizi sono il 17,7 per cento in più del piano di rientro. Voglio dire che il concetto di fondo è sempre quello della buona politica: anche per la Sanità, va tolta dalla palude…».

Posti letto da tagliare sì o no?
«Il Lazio è ridotto così perché la sua struttura di governo ha perso ogni credibilità, che va riconquistata. Ecco, io penso che sia possibile salvare la Sanità solo dimostrando che con tagli agli sprechi, con l’efficientamento, con la riforma che partirà, noi porteremo avanti gli obiettivi del piano di rientro senza tagliare i posti letto. La vera sfida è concertare gli obiettivi, e infatti a gennaio partiremo con il “Manifesto della Salute”, lo scriveremo con gli operatori e le associazioni dei malati, un lavoro che fino a oggi non è mai stato fatto. E poi bisogna avviare un monitoraggio permanente sui risultati, sia quelli amministrativi sia sulla qualità del servizio. Insomma, ci aspetta una rivoluzione. Anche culturale: perché in Emilia per alcune patologie non si viene ricoverati e qui si passano due giorni in ospedale? Ecco, l’idea è di garantire i ricoveri quando indispensabili e negli altri casi costruire delle strutture di prossimità, le Case della salute. E poi prevenzione: non voglio dire come fanno i giapponesi, che rendono obbligatorio l’esercizio fisico, ma certo con un attenzione forte anche a quell’aspetto».

Capitolo San Filippo Neri: chiuderà davvero?
«Io credo sia una struttura d’eccellenza da preservare».

Ma in cinque anni pensa di riuscire a guarire davvero una sanità malata da qualche lustro? «Dopo Storace si scoprì un buco da 10 miliardi, che i cittadini del Lazio pagheranno per trent’anni con un mutuo da 300 milioni l’anno. Ecco, io credo che noi in cinque anni potremo avviare un radicale processo di inversione di tendenza».

Con nuove tasse?
«La fiscalità è già troppo alta».

La Regione è una macchina insidiosa da mille punti di vista.
«Oggi ci sono 272 centri decisionali, 1.700 vecchie leggi e zero testi unici. Bisogna ricostruire tutto, ridare il Lazio alle persone, ai cittadini».

Quali saranno i suoi assessori? Quante donne?
«Bisogna introdurre criteri di merito nella squadra di governo, e questo per me vale più di cinquanta pagine di programma. Poi, certo, la squadra rispetterà il pluralismo politico, ovviamente la differenza di genere, la presenza dei territori. Chiederò rose di nomi ma poi gli assessori li sceglierò io, così come sceglierò i migliori per le aziende pubbliche».

Il centrodestra non ha ancora un candidato.
«Noi siamo l’unica coalizione in campo perché siamo l’unica coalizione esistente, ecco perché il Pdl non ha un candidato. E comunque c’è una parte dell’elettorato loro che guarda a me con interesse. Credo che gli elettori più attenti del Pdl, quelli allergici a certe pratiche, abbiano notato che io mai ho fatto nomine convocando i capicorrente, e mai lo farò. Invece il Pdl governava ovunque, e per i dirigenti romani il giudizio politico è quello di una doppia sconfitta, quella del governo e anche quella politica, perché erano partiti con primarie e rinnovamento e adesso, tranne Giorgia Meloni, si ritrovano tutti in fila sotto il padrone Berlusconi»

Il consigliere de La Destra, Roberto Buonasorte, chiede chi paga la sua «sfarzosa campagna elettorale»
«Altro che spese faraoniche, io chiedo poco, anche solo due euro, a tanti sostenitori. Il segreto è tutto lì, per finanziare le campagne elettorali bisogna evitare di chiedere molto a pochi… Il punto è che esistono tre tipi di politici, quelli che non mettono le mani nella marmellata per paura di sporcarsele, destinati a non cambiare niente, quelli che le mettono e le tirano fuori luride, e quelli che mettono sì le mani nella marmellata ma per cambiare le cose, estraendole pulite».


Tag: Blog
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