27 gennaio 2011 Tullia Zevi, una grande italiana

In occasione della Giornata della Memoria, il nostro pensiero non può che andare, quest’anno, alla recente scomparsa di Tullia Zevi. Una grande intellettuale italiana. Una protagonista essenziale della rinascita dell’ebraismo nel nostro Paese. Non lo dico solo per una dedica doverosa, ma perché in tutta la sua lezione di vita emerge, a ben vedere, un tratto umano saliente, un segno di civiltà culturale e intellettuale che è la sua più grande eredità e che è quanto mai importante ricordare.

Tullia Zevi era una donna forte, sicura delle proprie idee e padrona della propria libertà. Una donna che non ha mai tradito la propria coerenza, il rigore etico e civile, la fiducia illuministica nella forza di un pensiero del mondo. Ma a questa grande fermezza di convinzioni si univa, sempre, l’apertura e la curiosità dell’altro, la capacità di ascolto che le derivava da una profonda coscienza del significato di essere minoranza, il valore dell’incontro fra diversi come reciproco arricchimento, opportunità di crescita. Era questa la misura, la qualità specifica delle sue parole e dei suoi comportamenti.

In tutte le sue scelte, nel suo lavoro culturale e nelle sue battaglie politiche e civili, faceva, perciò, convivere la sua profonda convinzione per ciò che era, la fiducia nella sua comunità, e una grande capacità di dialogo: due doti sempre più rare.

La sua autorevolezza, si fondava, e si fonda tuttora, sull’unione di queste due doti. Una qualità che, in tanti segmenti della nostra società, sembra a volte essersi perduta. L’esatto opposto di una cultura, purtroppo oggi troppo diffusa, che fonda il riconoscimento di sé sulla chiusura identitaria, sulla separazione di mondi a sé stanti, e la propria affermazione sul tentativo di prevaricare l’altro, sulla negazione del diverso, su una concezione agonistica del pensiero, che rinuncia alla sintesi e si sente forte solo nel diktat dell’aut aut. O noi o voi, sempre. Noi e voi, insieme, mai.

La sensibilità e la forza di una donna come Tullia Zevi affondava le sue radici un’insieme unico di esperienze personali e collettive. La persecuzione razziale. L’esilio e la militanza antifascista. Il lavoro di intellettuale e scrittrice. La lotta consapevole per l’emancipazione femminile. L’impegno come presidente dell’Ucei, fino all’attuazione dello storico accordo fra lo Stato italiano e le comunità ebraiche sancito dall’articolo 8 della Costituzione. È da questa successione di passaggi storici e individuali, che Tullia Zevi traeva quella fiducia che è il suo messaggio più bello alle nuove generazioni di italiane e italiani. «A noi figli dell’illuminismo – scriveva nella bella autobiografia raccontata pochi anni fa in un dialogo con la nipote Nathania – tocca educare al pluralismo religioso, etnico, culturale, cominciare un dialogo che non sia dei timidi, dei deboli, della paura, della fuga o dell’indifferenza, bensì dei forti e coraggiosi, di chi non crede che l’accettazione delle diversità debba necessariamente minare l’identità di ciascuno. Dietro il risorgere dei fondamentalismi nazionalistici c’è un preoccupante bisogno di uniformità, c’è la paura di diluire la propria specificità. Ciò che invece dobbiamo costruire è la diffusa consapevolezza che è proprio nel confronto con l’altro che si rafforza l’integrità di una comunità nazionale». A tutti coloro che credono in questi valori, sta oggi, con umiltà e determinazione, il compito di continuare a coltivarli. E farli crescere. E renderli più forti. Perché questo messaggio sia raccolto dai giovani come un testimone di speranza contro la paura.


Tag: Blog
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