19 novembre 2013 Revisione della spesa, ecco come riduciamo uffici e società per servizi migliori e più semplici Negli anni passati poltrone, incarichi e interessi avevano trasformato il Lazio in una macchina organizzativa poco trasparente e inefficiente. Noi abbiamo iniziato un piano di semplificazione, che riduce le società e gli uffici amministrativi. Questa nuova gestione più efficiente e più snella ci farà risparmiare 6 milioni di euro l'anno che possiamo investire in servizi per le persone

L’articolo di Daniele Autieri, La Repubblica, 19 novembre 2013

La razionalizzazione messa in piedi dal presidente Nicola Zingaretti del moloch regionale costituito da una pletora di enti la cui funzionalità ed efficienza sono tutte da verificare, è ad un punto di svolta.

Si comincia con l’ente più grosso: entro fine novembre il consiglio regionale dovrebbe approvare in via definitiva il piano di riorganizzazione del gruppo Sviluppo Lazio, il cuore della riforma che vuole portare alla Regione risparmi consistenti e una maggiore efficienza a livello gestionale.

Dopo questa holding si passerà alle altre maggiori controllate.

Oggi l’architettura societaria della Regione assomiglia, più che a un albero, a una foresta di poltrone e interessi intrecciati di cui fanno parte 20 enti pubblici vigilati (dall’Arsial, l’agenzia regionale per l’agricoltura, all’Arpa, quella per la protezione ambientale), dieci società controllate direttamente, altrettante partecipate, e molte altre su cui la Regione esercita un controllo indiretto attraverso holding come Filas e appunto Sviluppo Lazio.

Con il nuovo piano di riorganizzazione, assicurano oggi dall’interno della Regione, ci saranno 75 poltrone in meno fra i soli consiglieri d’amministrazione. Nelle aziende della mobilità e dei trasporti i membri dei cda passeranno da 16 a 4; a Laziodisu il taglio sarà da 26 a 3 membri, mentre nel gruppo Sviluppo Lazio la razionalizzazione ridurrà le poltrone, tra cda e collegio dei sindaci, da 38 a 6.

Tutto questo fa parte di un disegno complessivo di ”sfoltimento” di tutta la complessa macchina della Regione. Una vera e propria spending review che interessa l’anima economica della Regione con le cinque società controllate: la già citata Sviluppo Lazio, e poi Banca impresa Lazio (Bil), Filas, Unionfidi e Bic. Il piano prevede entro un anno l’accorpamento delle cinque realtà in un’unica società.

La prossima tappa interessa Bil (la banca dentro la quale la Regione è socia insieme ad altri istituti di credito) e Unionfidi, che di fatto si sovrappone ai Confidi regionali. Le due società saranno presto chiuse e i dipendenti saranno internalizzati presso Sviluppo Lazio. La seconda tappa coinvolge invece Bic e Filas. Ad oggi la finanziaria regionale Filas svolge attività molto simili a quelle di Sviluppo Lazio, e quindi il tutto sarà razionalizzato. Intanto il ruolo di Bic come incubatore di imprese e di start-up sarà rivitalizzato all’interno della nuova società e allargato a tutti i settori economici.

In tutto, spiegano ancora alla Regione, sono interessate 270 persone divise in cinque società che saranno accorpate in un’unica realtà imprenditoriale più efficiente e più vicina al territorio.

La razionalizzazione e il conseguente taglio del numero di consiglieri di amministrazione e di sindaci comporteranno nell’arco di tre anni un risparmio tra i 5 e i 6 milioni di euro.

Il medesimo iter sarà seguito per le aziende della mobilità e dei trasporti, dove la Regione intende riunire la Aremol (Agenzia regionale
per la mobilità), Co.Tra.L. Patrimonio spa e Astral spa in una sola società che dovrebbe essere gestita da un amministratore unico e da un collegio sindacale costituito da 3 componenti. In questo modo i membri degli organi di indirizzo, amministrazione e controllo passeranno dagli attuali 16 a 4 con un risparmio rilevante, se si considera che il costo degli organi societari della sola Aremol è pari a 600mila euro l’anno.

Alla base del processo di riorganizzazione c’è una filosofia condivisa che parte dalla razionalizzazione dei costi, ma crede fortemente che a un’unica missione debba corrispondere un unico punto di responsabilità e che maggior snellezza equivalga a un più efficace motore di innovazione e pianificazione.

A dimostrarlo è quanto la regione sta facendo con l’Arsial, l’agenzia regionale per l’agricoltura, la cui gestione è oggi affidata al commissario Antonio Rosati. «La riforma – spiega Rosati – sta trasformando l’ente in un’agenzia sul modello europeo, uno strumento agile e operativo che parte dalla scelta di affidarne il timone a un amministratore unico, contro i 7 membri di cda in carica fino a pochi mesi fa, e conferma la volontà di lavorare molto al fianco degli imprenditori privati per favorire il sistema agricolo laziale».

Un approccio, questo, che il presidente Nicola Zingaretti ha voluto adottare sia all’esterno, nelle società controllate e partecipate,
che all’interno della Regione stessa. Il nuovo sistema organizzativo della giunta prevede infatti una profonda riduzione delle poltrone e degli uffici di gestione politica. Solo il Segretariato generale è passato infatti da 30 a 12 strutture direzionali.

Un passo in avanti nel tentativo di razionalizzare la foresta degli intrecci e degli interessi politici.


Tag: Blog
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