1 febbraio 2011 Un’agenda di governo per i giovani


I dati Istat sulla disoccupazione giovanile fotografano la vera emergenza italiana e il fallimento di una classe dirigente capace soltanto di chiudere gli occhi e scaricare i problemi sul futuro. I giovani sono oggi le prime vittime della paralisi politica, del tempo perso, dell’assenza di politiche capaci di riallineare produttività, crescita e innovazione.

Un ragazzo su tre disoccupato non è solo un problema economico. Nessuna politica di sostegno al lavoro, insieme alla totale inconsistenza di politiche di sostegno alla famiglia, significano la negazione di un progetto di vita. Bastano pochi numeri. In Italia i trasferimenti pubblici a sostegno della famiglia e dei figli sono di 1600 euro pro capite. In Francia 4400. In Danimarca 9mila. In Italia, il 18% delle donne che scelgono di fare un figlio, un anno e mezzo dopo il parto ha perso il posto di lavoro. O perché licenziate, o perché, semplicemente, non ce la fanno. Una percentuale che sale al 25% nel Mezzogiorno e, al 40% per le donne che hanno un figlio prima dei 25 anni. Sono numeri drammatici, eppure, spesso, non se ne parla.

Il prezzo che rischiamo di pagare se continuiamo a non fare niente è la lacerazione del tessuto sociale del Paese, la rottura del rapporto di fiducia tra i nuovi cittadini e uno Stato che ha rinunciato a rappresentarli. Un numero crescente di esclusi, diversi per censo, luogo d’origine, formazione e ambizione. Ma uniti dalla stessa percezione della crisi italiana, di uno Stato che non riesce più a produrre inclusione e cittadinanza. Quando una massa così grande di esclusi si allontana dalla partecipazione alla vita pubblica e rifiuta di riconoscersi in un destino collettivo, non è questa o quella forza politica, ma è tutto il sistema democratico a risentirne.

Per questo credo che il primo compito di una nuova e più responsabile classe dirigente chiamata a rifondare l’Italia, sia definire una nuova agenda di governo per i giovani, sulla base di tre priorità: Istruzione, rilanciando la scuola e l’università per dare linfa a una società del merito e della conoscenza, Lavoro, per superare il dramma della precarietà senza più rimandare riforme attese da anni, e, infine, Servizi, per rispondere alle nuove esigenze delle famiglie e degli individui con un welfare adeguato e universale.

Bisognerebbe pensare, in concreto, a riforme da tempo attese: a una reale autonomia universitaria, fondata su una maggiore progressività fiscale, su un potente piano di agevolazioni e borse di studio, sulla cultura della valutazione e su un sistema di governance più aperto alla società; al varo del contratto unico di inserimento per garantire maggiori sicurezze ai nuovi lavoratori e ad una forte penalizzazione dei contratti atipici in cambio di nuovi strumenti di flessibilità per le imprese; a una rivoluzione dei servizi, a partire da un Piano nazionale per la diffusione degli asili nido, per indicare la strada di un potenziamento del welfare famigliare e della conciliazione. Più lavoro per avere più nascite, come avviene nei principali Paesi del cento e del nord d’Europa.

Ma in gioco non è solo questa o quella riforma. Il compito è più alto: definire i parametri di un nuovo scambio generazionale capace di coniugare diritti e crescita. Far vivere questa idea di riforma nel corpo vivo della società, nei luoghi di lavoro, nelle università, nelle scuole. Perché per cambiare è indispensabile costruire consenso e condivisione, muoversi insieme a un popolo, capace di sostenere e portare avanti questa idea di cambiamento.


Tag: Blog
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