31 marzo 2015 Viaggio della Memoria: il racconto dei sopravvissuti ai nostri ragazzi Sul piazzale dove i nuovi arrivati venivano divisi tra chi andava a morire subito e chi a lavorare nel lager i nostri ragazzi hanno ascoltato con grande emozione le testimonianze dei sopravvissuti. E a cavallo dei due binari, le cosiddette “rampe della morte”, hanno srotolato uno striscione lungo venti metri con la scritta: "Ad Auschwitz 70 anni dopo. Liberi dal nazifascismo"

di Mauro Favale, La Repubblica, 31 marzo 2015

«Come si fa a sopravvivere così, con solo un pigiama a righe a proteggerti dal freddo, 125 grammi di pane al giorno e un litro di acqua sporca?». La voce di Sami Modiano, 85 anni, trema davanti al Kinderblock di Birkenau, a due passi da quello che era il padiglione dei bambini nel lager a 70 chilometri da Cracovia.

Lui ce l’ha fatta, anche se, ancora oggi, non riesce a spiegarsi come. Davanti a lui 500 persone, oltre la metà studenti provenienti da 146 istituti del Lazio, arrivati fin qui per il viaggio della Memoria organizzato dalla Regione (350mila euro di spese) nel 70esimo anniversario della liberazione del campo da parte dell’Armata Rossa.

Per celebrarlo si sono portati dall’Italia uno striscione lungo venti metri che srotolano a cavallo dei due binari, le cosiddette “rampe della morte” sulle quali arrivavano i deportati ebrei  da tutta Europa, dopo viaggi estenuanti, stipati in vagoni con solo un secchio d’acqua e uno per i bisogni corporali. Su quelle rotaie, i ragazzi  delle superiori del Lazio (3 per scuola, scelti per merito e condotta) reggono il telo con la scritta: “Ad Auschwitz 70 anni dopo. Liberi dal nazifascismo”.

Un modo simbolico, sul piazzale dove i nuovi arrivati venivano divisi tra chi andava a morire subito e chi a lavorare nel lager, per ricordare l’orrore di quegli anni, ancora vivo negli occhi di chi c’era: adolescenti, come Modiano e Piero Terracina, bambine, come le sorelle Andra e Tatiana Bucci, salve perché scambiate per gemelle, scampate per un soffio agli esperimenti del dottor Mengele. Loro due raccontano quei mesi (dal 4 aprile 1944 al 27 gennaio 1945) in cui giocavano fra i cadaveri ammassati tra i padiglioni di Birkenau aspettando di rivedere la madre, rinchiusa in un altro blocco.

Uno sguardo diverso da quello di Terracina, allora 16enne, che si sofferma sul massacro di rom e sinti, uccisi a migliaia in una notte sola, il 2 agosto del ‘44. «Ma alla fine l’incubo è stato sconfitto», sottolinea Nicola Zingaretti, presidente della Regione, accompagnato in Polonia dal suo vice Massimiliano Smeriglio e dai consiglieri Teresa Petrangolini, Marta Bonafoni e Gianluca Perilli. Ieri, il governatore ha voluto regalare una maglietta a tutti i 300 studenti presenti nel «viaggio della Memoria più grande di sempre» con scritto “Io ci sto, contro ogni razzismo”. «Chiediamo che i ragazzi la indossino da domani, perché questa è un’esperienza che ti cambia. Si deve diventare più consapevoli di un dovere di trasmissione di questa memoria».

E la memoria è anche il riferimento di Riccardo Pacifici, al suo ultimo viaggio da presidente della Comunità ebraica di Roma: «La fortuna di queste occasioni è la possibilità di ascoltare i racconti dalla viva voce dei sopravvissuti. Purtroppo, data l’età, ogni anno sono sempre meno quelli disponibili ad accompagnarci. Per questo stiamo studiando modi diversi per ricordare: magari un’app che sfrutti gli archivi audio e video raccolti in questi anni durante i viaggi coi deportati italiani che ce l’hanno fatta».


Tag: Blog
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