9 novembre 2017 Vicini ai comuni del territorio: per servizi migliori e più efficienti Dalla sanità ai trasporti, fino all'assessorato per i piccoli comuni. Sappiamo che c'è molto da fare, ma di strada in questi cinque anni ne abbiamo fatta tanta per ricucire la frattura tra le città e i territori. Lo racconto in questa intervista

di Gianluca Trento, Il Regionale, 9 novembre 2017

Una grande sfida per una maggioranza più ampia di quella che lo ha sostenuto in questi cinque anni. Messe a tacere le voci che sussurravano che non avrebbe tentato un secondo mandato, perché distratto da impegni nazionali e di partito, Nicola Zingaretti ci riprova.

Convinto che per vincere occorra il “protagonismo civico dei sindaci”. Di quel mondo che si organizza in forma autonoma, “ma che poi chiede interlocuzione”. Vuole, non più l’impegno semplicistico della cosiddetta società civile, ma quello di “una società responsabile”. Che accetta “di essere protagonista”.

E per accorciare le distanze ha pensato all’istituzione di un assessorato ai piccoli comuni che ribalti il concetto secondo il quale i governi centrali hanno dimenticato le aree interne che ora si trovano in grande difficoltà.

Presidente da cosa è scaturita la scelta? Si è reso conto di una situazione sempre più critica?Le aree interne, le realtà lontane dai grandi centri urbani sono quelle che in questi anni hanno pagato di più gli effetti della crisi e, insieme, la lontananza delle istituzioni: con la desertificazione di servizi, investimenti, opportunità. Per questo ho proposto per la prossima legislatura una delega ai piccoli comuni. Ci troviamo di fronte al rischio della scomparsa di un pezzo fondamentale del Paese. Ma la battaglia in difesa di questo patrimonio diffuso di culture, saperi, identità noi l’abbiamo già lanciata, con tanti atti concreti, in questi anni. Abbiamo cominciato a reinvestire sui servizi nei territori, dalla sanità ai trasporti; siamo stati vicini ai Comuni e ai sindaci aiutandoli a realizzare quelle opere pubbliche che, in una situazione di estrema sofferenza finanziaria, non potevano avviare. Abbiamo scommesso sul rilancio dei mestieri, delle attività su strada puntando sulle reti tra imprese. Vogliamo ricucire la frattura che si è creata tra le grandi città e il resto del Paese: è una delle priorità su cui dovremo concentrare la nostra azione nel Lazio.

La sanità è il suo fiore all’occhiello ma continua ad essere anche la sua croce. Da una parte il miglioramento dei conti ma dall’altra continue proteste specialmente nelle province. Cosa pensa di questa situazione?
Il sistema sanitario è un corpo vivo, un sistema complesso di faticosa gestione che funziona 24 ore su 24 e coinvolge migliaia di persone. In questo organismo succede ancora che qualcosa non funzioni, che un meccanismo si inceppi, che una risposta al bisogno di un cittadino sia insufficiente o troppo lenta. Lo sappiamo e, risolvere tutti questi problemi, è il nostro assillo. Di strada però in cinque anni ne abbiamo fatta tanta. Quando siamo arrivati la nostra sanità versava in condizioni critiche, da codice rosso: oggi è un sistema in via di guarigione. Nei conti: perché non produciamo più debito, ed è un fatto storico. Nella qualità delle cure, che oggi risultano migliori come dicono tutti gli indicatori regionali e nazionali. Nella certezza di chi lavora nel sistema sanitario, che in questi anni ha vissuto una stagione difficilissima. Stiamo riparando i buchi nelle dotazioni organiche di ospedali e Asl prodotti da anni di blocco del turn over, con l’assunzione di quasi 3.000 persone in due anni. Sono partiti i concorsi per la stabilizzazione di 1.400 precari. Il sistema dell’emergenza è stato potenziato. Cito solo come esempio la possibilità di trasmettere i tracciati in caso di infarto direttamente dalle ambulanze alle strutture ospedaliere: un’innovazione che ha salvato centinaia di persone colpite da infarto. Prima tutto questo non esisteva. L’elisoccorso regionale è stato potenziato garantendo la copertura anche di notte in tutti i comuni del Lazio. Non è stato per caso che questo servizio è stato il primo servizio sanitario ad arrivare ad Amatrice la notte del terremoto. Stiamo costruendo una sanità che pensa alle persone.

Spesso sono proprio gli ospedali il biglietto da visita della sanità sul territorio. Non crede siano tante le criticità da affrontare, nonostante tutte le azioni messe in campo dall’amministrazione regionale?
Quando siamo arrivati la rete ospedaliera appariva bombardata, con decine di piccole strutture chiuse in particolare nelle province. Un dramma per tanti, troppi cittadini. Abbiamo invertito il processo: interrotto la sequela di chiusure e dato una nuova missione ad ospedali condannati a morte. Parlo di quelli di Ceccano, Ceprano, Anagni, Pontecorvo, Sezze. Oggi ospitano Case della Salute, ambulatori, Rems, reparti infermieristici. Per Sora è prevista la costruzione di un ospedale nuovo e saranno potenziati gli ospedali di Cassino e Frosinone. Il Goretti di Latina è stato messo in condizione di diventare Dea di II livello con la dotazione di una unità di terapia intensiva neonatale. Molto c’è da fare, anzi moltissimo, ma passo dopo passo stiamo superando la crisi della sanità del Lazio. Abbiamo rimesso in piedi il sistema sanitario regionale. Ora ci sono le condizioni per una sua crescita a tutto vantaggio dei pazienti. Grazie al risanamento dei conti entrerà nuovo personale, senza cui le strutture sanitarie non possono funzionare al meglio. E abbiamo investimenti per oltre 700 milioni di euro per ristrutturare gli ospedali del Lazio. È chiaro che in un sistema complesso, in cui ogni giorno si fanno quasi 300 mila prestazioni ambulatoriali, oltre 1.000 interventi chirurgici e 5.200 accessi al pronto soccorso, i problemi sono fisiologici. Ma ne abbiamo assoluta percezione con un filo diretto che non c’è mai stato prima. Ad ogni problema segnalato, anche con l’utilizzo di canali nuovi come i social network, cerchiamo di dare una risposta. Perché un cittadino che incontra un malfunzionamento nella sanità va ascoltato innanzitutto per provare a risolvere il suo problema, poi perché può darci una mano a migliorare l’efficienza del sistema di cure.

Parlando di trasporto pubblico, seppur è vero che Cotral era sull’orlo del fallimento e ora la situazione è stata risanata, le istanze dei territori provinciali per il miglioramento dei collegamenti con la Capitale non sono state ascoltate. Non crede che mezzi più rapidi con Roma debbano essere una priorità?
Abbiamo lavorato per risanare i conti e tornare a investire per migliorare il servizio. Nei primi mesi del prossimo anno i nuovi autobus su strada saranno 420 in totale e stiamo lavorando ora alla pubblicazione del bando per l’acquisto di altri 400 nuovi bus. Abbiamo ascoltato le richieste di amministratori e cittadini e proprio nelle province abbiamo concentrato gli sforzi maggiori. Per fare solo un esempio: con 20 nuovi bus bipiano a Sora, non solo abbiamo migliorato le condizioni di viaggio dei cittadini, ma abbiamo anche aumentato l’offerta di corse e posti a sedere. Sempre per quanto riguarda il trasporto su gomma, con il supporto alle reti locali, favorendo l’aggregazione tra Comuni, abbiamo 80 mila cittadini in più raggiunti dal Tpl in tutto il Lazio. I Comuni con servizio Tpl passano da  175 a 215, saranno 260 entro il 2018. Perché la nostra attenzione alle istanze del territorio è sempre stata massima. Per quanto riguarda invece il trasporto su ferro, con il nuovo contratto di servizio siglato con Trenitalia, entro il prossimo anno tutto il materiale rotabile regionale sarà rinnovato. Abbiamo comprato 130 nuove vetture Vivalto e 5 treni jazz a cui si stanno aggiungendo, con un investimento di oltre 500 milioni di euro altri 20 treni jazz, 114 vetture Vivalto e 46 Taf revampizzati. Questo vuol dire che i cittadini del Lazio hanno un’offerta maggiore e un comfort decisamente più elevato, oltre che una minore incidenza dei guasti e quindi la certezza sui tempi di viaggio.

Si apre una campagna elettorale particolarmente complessa. Il centrosinistra proviene da una sconfitta in Sicilia piuttosto pesante. Ha più volte detto che la sua coalizione sarà composta prioritariamente da liste civiche. Continua nella sua convinzione?
Ho scelto di ricandidarmi come Presidente innanzitutto perché so di poter contare su un’alleanza larga costituita da forze politiche che in questi cinque anni di lavoro si sono confrontate a viso aperto, magari anche discutendo, ma che poi hanno sempre saputo trovare una sintesi per produrre fatti e cambiamenti veri. Il nostro è un caso raro in Italia. Sono consapevole però che oggi serve uno sforzo in più. In questa fase storica, segnata dalla rabbia e dalla sfiducia, vedo la necessità di allargare la sfera della partecipazione. Per questo credo che sia importante valorizzare le esperienze civiche e puntare su un mondo di associazioni, comunità locali, professionisti e cittadini che magari non si riconoscono nel perimetro dei partiti tradizionali, ma che si vogliono mettere in gioco. A chi cavalca la rabbia o alimenta un sentimento di diffidenza verso le istituzioni, vogliamo contrapporre soprattutto l’attivismo e la passione di tantissimi cittadini che non hanno smesso di crederci e vogliono incidere positivamente sulla vita dei territori e delle persone.


Tag: Blog
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