22 maggio 2017 Gentiloni visita il Policlinico dei Castelli. Il mio intervento: ‘Ora la sanità del futuro’ Oggi possiamo festeggiare che la Regione Lazio, per la prima volta nella sua storia, dopo un trend che è continuato dal 2005 ha, al netto delle partite finanziarie, addirittura un attivo di bilancio. Rispetto a Regioni che oggi hanno difficoltà a governare la spesa sanitaria, oggi possiamo dire con orgoglio di aver vinto questa grande battaglia

Grazie a tutti per aver accettato questo invito e ovviamente grazie al presidente Gentiloni che nell’agenda delle sue visite nel nostro Paese, nei luoghi della reazione alla crisi, ha scelto di individuare questo ospedale, questo cantiere, come uno dei luoghi da visitare, per accendere i riflettori o far tenere accesi i riflettori affinché nel primo semestre del prossimo anno questo ospedale venga davvero consegnato alla cittadinanza e anche per rendersi conto direttamente e da vicino degli sviluppi che riguardano non solo questo plesso ospedaliero ma quanto sta avvenendo nella nostra regione. Quindi lo interpretiamo come un segno di attenzione e di vicinanza da parte del Governo che ovviamente salutiamo e per il quale lo ringrazio.
Questo ospedale è molto di più, e sarà molto di più di un ospedale. In realtà questo sito ospedaliero rappresenta nei fatti il primo, grande e strutturale investimento della sanità regionale, fuori della capitale, in un’area che nel corso degli ultimi dieci-quindici anni ha avuto un incredibile sviluppo urbanistico e di grande crescita della popolazione. E come spesso ci siamo detti con i sindaci, che saluto e che sono qui, a questa grande crescita della popolazione non è seguita un’uguale crescita dei servizi e della qualità dei servizi. Per le dimensioni, per le scelte strategiche fatte, questo diventerà uno dei luoghi dell’eccellenza sanitaria del Paese, nel quale verranno investite risorse per tecnologia, alta tecnologia e professionisti per fare in modo che, ad area complessa e abitata corrisponda un buon livello di sanità, qui, e non nella Capitale. Quindi è un’opera importante, che avviene in un tempo storico nel quale la sofferenza della nostra Regione si sta avviando alla conclusione.
Il Lazio ha sofferto, ha sofferto molto, hanno sofferto i cittadini, per il commissariamento della sanità, hanno sofferto le comunità locali, per quello che ha voluto dire attuare il piano di rientro, hanno sofferto gli operatori della sanità, vittime del blocco del turnover che è durato un decennio. Ha sofferto il sistema produttivo, che ha dovuto, a differenza di altre regioni, sopportare il peso di miliardi di euro di debito, ha sofferto il sistema politico-istituzionale, pervaso da una perenne difficoltà, conflittualità legata al piano di rientro. E anche per questo saluto e ringrazio per essere presente la Presidente Polverini, che è stata, come il sottoscritto, parte dell’avventura che oggi ci porta a questa giornata. E quindi un sistema politico, istituzionale, produttivo, di operatori della sanità che –va detto ora che ne stiamo uscendo- è stato vittima in questo decennio della tragedia di un commissariamento che come tutti voi sapete ha avuto ha avuto delle fasi molto drammatiche, e che ha penalizzato non una piccola regione, ma una delle più importanti regioni italiane, seconda per prodotto interno lordo, e nel campo della sanità il livello regionale che produce e offre il 30% del servizio sanitario nazionale.
Un sistema che ha avuto come punto di partenza nel 2005 il dover prendere atto di questo drammatico disavanzo, 2 miliardi circa su 10 miliardi circa, e che ha determinato poi nel 2007, con l’avvio del piano di rientro, della fase che ho tentato di raccontare. Ma non dimentichiamoci mai che praticamente per ogni cittadino del Lazio si era arrivati a un punto di determinare circa 400 euro di disavanzo a individuo.
Questo ha voluto dire tutto quello che abbiamo conosciuto e uno sforzo collegiale della Regione, del Governo, con i Ministeri affiancanti, che ha numeri che oggi li rappresentano con delle performance molto molto significative.
Oggi possiamo festeggiare che la Regione Lazio, per la prima volta nella sua storia, dopo un trend che è continuato dal 2005 ha, al netto delle partite finanziarie, addirittura un attivo di bilancio. Rispetto a Regioni che oggi hanno difficoltà a governare la spesa sanitaria, oggi possiamo dire con orgoglio di aver vinto questa grande battaglia. Per il terzo anno consecutivo il disavanzo a 164 milioni di euro è sotto il 5% del budget, ma al netto delle partite finanziarie abbiamo determinato addirittura un attivo di 137 milioni. Con grande soddisfazione dobbiamo leggere accanto a questo numero che questi risultati non sono andati a discapito della qualità delle cure.
L’altro grande pilastro che il Governo richiedeva per uscire dal commissariamento è il raggiungimento dei livelli Lea, e oggi per il secondo anno consecutivo possiamo dire che questo punteggio è raggiunto. E non è un punteggio matematico, è qualità di cura degli individui. I punteggi Lea sono legati agli indicatori della sanità: il tasso di ospedalizzazione, che migliora, gli screening per la prevenzione che addirittura passano dal 56% al 90 % del 2016; la grande sfida che abbiamo preso con i direttori, con i primari, per far scendere il numero dei parti cesarei che finalmente, con il 27%, è sotto la quota stabilita. Siamo arrivati a questi obiettivi presidente non per pacche sulle spalle, ma con scelte difficili che sono state assunte di fronte ai cittadini , spesso in controtendenza: selezione dei direttori, gli accordi con i policlinici universitari, la chiusura, in questi anni, di tutti gli accordi e le autorizzazioni di accreditamento delle strutture private. A oggi, nel Lazio, esiste un sistema sanitario regionale fatto di grandi strutture pubbliche e di una grande famiglia di strutture accreditate, tutte in regola. Il sistema si può presentare all’uscita dal commissariamento, e a questo punto la parola “sistema” va intesa non in maniera formale ma in maniera sostanziale.
Ora inizia però un’altra sfida, per questo vi abbiamo chiamato qui. Non possiamo ritenerci soddisfatti o illuderci che la percezione dei cittadini sia una percezione migliorata, ma la grande novità è che possiamo contare, oggi, su alcune grandi chanche di cambiamento che dovremo gestire come una comunità fatta di una politica che deve tornare a dialogare, da sindaci e amministratori locali, e da un mondo della sanità, pubblica e accreditata, che deve cooperare perché non possiamo perdere questa occasione di riscatto della nostra Regione. In primo luogo la vittoria del lavoro.
Grazie agli equilibri finanziari il Governo via via ha concesso il superamento delle deroghe: nel 2013, per il vincolo del 10% si potevano assumere 68 unità, nei nuovi piani operativi presentati al Governo sono autorizzate nel biennio 2800 assunzioni. Una massa enorme di nuovo personale che già ci ha permesso di indire bandi per 55 nuovi primari che dovranno entrare nel sistema e farlo vivere. Ed è qui gran parte delle risposte che sarà possibile dare alla domanda di qualità del sistema delle cure e della rinascita del sistema sanitario nazionale.
Grazie a quegli equilibri di bilancio l’altra grande chanche è quella delle risorse sull’edilizia sanitaria. Con il Governo ormai approvati i piani dell’utilizzo dell’ex articolo 20, sono già in essere alcuni bandi, ma la nostra Regione potrà contare, non per qualcosa che dovremo decidere, ma per qualcosa che è già deciso e deliberato, su 550 milioni di euro sull’edilizia sanitaria. Anche qui, la gestione di questi investimenti dovrà essere oculata, permettetemi di dire, dovrà essere concertata e in maniera trasparente e decisa per non commettere errori.
Anche perché, oltre questi 550 milioni, abbiamo deliberato la costruzione di tre nuovi ospedali della nostra regione. Il primo ovviamente è l’ospedale di Amatrice, e poi, cogliendo l’opportunità messa a disposizione dal Governo con l’ultima finanziaria, con i fondi Inail costruiamo altre due strutture ospedaliere: l’ospedale del Golfo, in provincia di Latina, e il nuovo ospedale di Sora, in provincia di Frosinone. Due grandi investimenti sui quali io confido che possiamo ricevere risposta positiva, e quindi dotare la nostra regione di altre tre strutture ospedaliere. Il lavoro, le infrastrutture sulla rete, e le scelte strategiche che tentano di anticipare nodi mai risolti: il primo è quello dei costi. Non è un caso se grazie ai conti in ordine abbiamo voluto lanciare il segnale dell’abolizione dell’extra-ticket, ma siamo anche coscienti che la grande svolta sarà quella delle liste d’attesa.
Le liste d’attesa nella nostra regione sono cresciute esattamente per i motivi del commissariamento: l’assenza di personale, la riduzione delle strutture, quindi la chiusura anticipata dei laboratori, l’accavallarsi di file legate anche a un sistema che risentiva della destrutturazione. Con il nuovo decreto, non solo si investono 10 milioni ma con l’arrivo di questo nuovo personale abbiamo dato alle liste d’attesa la priorità assoluta. Ma io so anche che questa battaglia non sarà mai vinta se non scende in campo una grande squadra, fatta innanzitutto dai direttori generali che devono rispettare gli impegni, gli operatori, le comunità locali, e quindi una grande comunità che mette la mani su un tema molto complesso. Già alcune novità si stanno attuando: ad esempio l’ingresso per percorsi separati, e cioè tra chi ha una visita per un caso particolare e una patologia che richiede una visita urgente e chi invece si ritrova in percorsi di cura. O ancora il grande accordo, e il ringrazio, con i medici di medicina generale che dovranno loro stessi fissare le analisi al cittadino, che smette così di girare alla ricerca di una prenotazione.
Infine, ora la scelta più importante sarà continuare insieme con cinque grandi sfide: sicuramente i nuovi controlli per gli accreditati, per superare i problemi che in questi anni abbiamo individuato insieme. E poi apriamo la sfida sul cambio delle discipline sulle case di riposo: basta con gli ospizi lager, basta con la delega alle procure o alle forze dell’ordine che scoprono spesso la presenza di luoghi poco regolamentati e nei quali vince solo il profitto. D’accordo con gli istituti accreditati abbiamo deciso di avviare delle procedure per introdurre regole anche per questa parte sociosanitaria; il registro tumori e legge di riforma della governance, per uscire dal commissariamento e non rientrarci mai più.
Ecco perché, presidente Gentiloni, la ringraziamo ancora della sua presenza. Perché la visita a questo cantiere coincide non con la vittoria di un esito, perché sarebbe presuntuoso dirlo, ma coincide sicuramente con un grande impegno che in questo decennio la comunità locale e la comunità istituzionale hanno messo in campo per uscire da quella situazione ma potendo dire anche “ce l’abbiamo fatta”, si apre una nuova stagione, gli equilibri finanziari della sanità, per il Lazio, non sono più un problema ma anzi possono diventare un’opportunità.
Nei piani operativi abbiamo individuato un modello moderno, perché crediamo che sia sbagliato copiare il modello emiliano, quello lombardo o quello toscano: ora dovremo dare vita a un modello di diritto alla salute dei cittadini della nostra regione, e penso che quello che dobbiamo ricercare a questo punto è una grande capacità, collegiale, di affrontare questi nodi.
Anche per questo, prima del mese di dicembre, d’accordo con i ministeri affiancanti, daremo vita agli Stati Generali della sanità, una grande occasione per confrontarci sulla sanità che vogliamo. Con un elemento di ottimismo che le consegno presidente: è stata molto dura, moltissimi ci hanno messo la faccia: ce l’abbiamo fatta, ce la stiamo facendo, e visto che siamo una regione importante per l’Italia possiamo dire che se ce l’ha fatta il Lazio, sicuramente ce la farà il nostro Paese.

Tag: Blog
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