6 febbraio 2013 Vogliamo un trasporto pubblico che funziona per dare a tutti la libertà di muoversi Oggi il trasporto pubblico non funziona. Ci sono pochi treni e autobus, spesso sporchi e inadeguati. E il Lazio è la Regione italiana con il più alto numero di automobili. Noi puntiamo permettere a tutti di muoversi più liberamente, vogliamo una mobilità sostenibile che rispetta l’ambiente, nuovi treni, stazioni e percorsi ciclopedonali. Non avere l’auto è un diritto, deve diventare realtà.

L’intervista di Lorenzo Grassi, Metro, 6 febbraio 2013

Anche quest’anno la legge di stabilità ha trovato in extremis le risorse per il trasporto pubblico locale, da sempre sull’orlo del default. Le Regioni hanno poche risorse da investire in uno dei servizi fondamentali per l’economia del territorio, la mobilità. Come se ne esce?

Innanzitutto con la consapevolezza che il diritto a una mobilità sostenibile e degna di una grande regione d’Europa deve essere garantito. Le istituzioni non possono far finta di niente. Sappiamo che la strada è molto stretta, perché la contrazione delle risorse finanziarie e i tagli che stanno investendo gli enti locali sono un ostacolo difficile da superare. Ma si può fare molto. Il primo punto è una rivoluzione nel sistema di governo del trasporto pubblico, i cui attori principali sono diventati carrozzoni al servizio della politica. Come purtroppo stiamo vedendo anche in questi giorni. Il primo punto, quindi, è garantire assoluto rigore e trasparenza nella gestione. Ma bisogna avere il coraggio di andare oltre: la Regione deve rilanciare la sua capacità di pianificazione dei servizi e degli investimenti e immaginare un modello tutto nuovo di governo del trasporto pubblico. Per questo, considero una priorità dare vita ad una nuova Agenzia Regionale Unica della Mobilità, che possa restituire centralità, univocità e incisività alla pianificazione.

Anche per il 2012 le Ferrovie dello Stato hanno annunciato utili a tre cifre. Il sistema dei treni Frecciarossa funziona e soddisfa le esigenze di un pubblico sempre più ampio. Il tasto dolente restano i treni per i pendolari. Le poche esperienze di concorrenza col pubblico sono naufragate. Esisterà pure una strada per rendere efficiente questo settore dell’economia.

La strada esiste, dato che altre regioni l’hanno trovata. I due punti fondamentali sono gli investimenti nel miglioramento della rete ferroviaria, che sono stati largamente insufficienti finora, ma anche il controllo della qualità. La Regione deve impegnarsi a rispettare gli accordi economici con tutti i suoi interlocutori, ma allo stesso tempo deve essere con loro un cliente intransigente: esistono dei contratti di servizio, che vanno rispettati. Bisogna pretendere standard di qualità adeguati, pulizia e costi da parte degli operatori del trasporto per garantire ai cittadini il loro diritto di viaggiare in maniera dignitosa.

Per ridurre lo smog e il traffico privato è necessario investire in infrastrutture per la mobilità. Reti tranviarie, ferroviarie, metropolitane. È la cura del ferro da tutti invocata negli ultimi trent’anni e mai seriamente realizzata. Può la Regione guidare una riforma della mobilità che coinvolga Comuni e governo centrale?

Rendere non obbligatoria la scelta di usare l’auto privata per i cittadini del Lazio è uno dei nostri grandi obbiettivi. Noi puntiamo sulla mobilità sostenibile, e in particolare su un progetto di rilancio del trasporto su ferro. Per attuarlo, indiremo subito una conferenza di programma che entro 120 giorni dall’insediamento dovrà presentare un Piano regionale della mobilità sostenibile e della logistica. Bisogna programmare con certezza gli investimenti e avere un quadro certo delle risorse disponibili. Per questo, una delle priorità sarà ridefinire con il Governo le risorse attualmente destinate alla Regione Lazio e a Roma Capitale per l’offerta di trasporto. Lavoreremo sulla progettazione della nuova rete infrastrutturale e sull’aumento della qualità e capacità del sistema ferroviario regionale. Si può fare: bisogna acquistare nuovi treni e ammodernare quelli esistenti, potenziare i sistemi di comando e controllo, allungare le banchine. E investire sulle infrastrutture strategiche.

Anche quest’inverno ci risiamo con le targhe alterne e con le cure palliative per combattere l’inquinamento. Ce lo chiede, anzi, impone, l’Europa, le nostre città sono in cima a tutte le classifiche di sforamento dei limiti di tollerabilità delle polveri sottili. Sono immaginabili interventi sulla limitazione del traffico più efficaci di quelli visti sin qui?

Gli investimenti sul trasporto su ferro e sui nodi di scambio hanno esattamente l’obiettivo di ridurre l’uso delle automobili. Per il trasporto pubblico nei comuni delle province vogliamo ridefinire il piano di rete dei servizi che dovranno essere affidati con gara. La sfida è garantire maggiore qualità, funzionalità ed efficienza dell’offerta di trasporto pubblico in ambito urbano e verso i nodi di scambio. Per raggiungere questi obiettivi, dobbiamo prevedere all’interno del Piano della mobilità una concertazione con tutti i Comuni capoluogo, per definire insieme tutti gli interventi di mobilità sostenibile. Il trasporto pubblico è il primo punto. Ma non l’unico. Va accompagnato da una serie di altre misure, come lo sviluppo delle corsie preferenziali, gli interventi di limitazione della mobilità privata, le misure per lo sviluppo del car sharing, del bike sharing, delle piste ciclabili, delle Zone 30, della pedonalizzazione dei centri urbani.

Il traffico privato resta per tanti l’unica opzione realmente praticabile per muoversi all’interno della nostra regione. Quali sono le opere urgenti per rendere gli spostamenti soprattutto da e verso il capoluogo di regione più fluidi? In cinque anni quali sono le infrastrutture per la mobilità realisticamente implementabili?

Per dare al Lazio una rete infrastrutturale di livello europeo, come ho detto, la prima voce in agenda è quella della costruzione di una degna rete ferroviaria. Vogliamo concentrare le risorse sulle opere strategiche, come per esempio la linea Roma-Viterbo. Anche sulla rete viaria dovremo essere in grado di programmare un piano di interventi importanti, sempre coinvolgendo nelle scelte il Governo nazionale. Anche in questo caso dobbiamo fare i conti con la ristrettezza delle risorse e quindi concentrarci su alcuni interventi irrinunciabili. Uno di questi è certamente la Orte-Civitavecchia, insieme al nodo del collegamento tra Roma e Latina, a cui dovremo essere in grado di dare soluzioni sostenibili, dal punto di vista economico e ambientale.

Nel 2011 in Italia si sono vendute più biciclette che automobili, complice anche il prezzo della benzina. La bici è per molti il mezzo urbano, ma anche extraurbano del futuro. Se ne sono accorte le aziende, il mercato, ma non le istituzioni. Salvo poche eccezioni, i comuni che hanno investito sul bike sharing hanno investito poco e senza una reale convinzione. Potrebbe la Regione promuovere una politica di incentivo all’uso della bici?

Abbiamo puntato sulla bicicletta alla Provincia di Roma e lo faremo ancora di più alla Regione. Nell’ambito del Piano regionale della mobilità sostenibile e della logistica del Lazio, vogliamo promuovere l’uso della bicicletta sia come alternativa al traffico delle auto private in ambiti urbani, sia come mezzo per la scoperta delle bellezze del Lazio e per attività sportive. Lo faremo attraverso un Masterplan della ciclabilità che definisca e pianifichi la rete regionale della ciclabilità, che garantisca compatibilità tra i piani della ciclabilità promossi dai diversi Enti territoriali e che assicuri la massima sicurezza dei ciclisti e un’efficace integrazione con i servizi regionali di trasporto su ferro.

Pedaggi autostradali per le brevi percorrenze. Qual è la sua linea?

Mi sono battuto come Presidente della Provincia contro l’ipotesi di far pagare ai cittadini il pedaggio sul Grande Raccordo Anulare. In generale trovo sbagliata qualsiasi idea di balzello su chi, specie all’interno delle aree metropolitane, è costretto a utilizzare l’auto privata. Questo è il punto. Dobbiamo costruire un’alternativa dignitosa al trasporto privato: finché non saremo in grado di farlo, è ingiusto penalizzare una parte di popolazione.

Infine un bilancio del passato. Cosa ha fatto da presidente della Provincia per i pendolari e i trasporti locali, di quale realizzazione va più fiero e dove si poteva fare di più?

La Provincia non ha competenze dirette sul trasporto pubblico locale. Però abbiamo fatto molto per migliorare le strade della provincia di Roma. Con diverse opere realizzate. Tra gli interventi principali posso citare la Tangenziale di Subiaco, il raddoppio della Laurentina dal GRA fino all’incrocio Albano–Torvajanica e la Nomentana bis. Opere pubbliche portate a termine rispettando gli impegni elettorali in un quadro di tagli e di contrazione delle risorse che ha penalizzato molto la capacità di investimento degli enti locali.


Tag: Blog
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