Nel 1997, quando era solo un bambino di 11 anni e frequentava la classe V B della Scuola Elementare Maale Ha Galil, nella Galilea Occidentale, Gilad Shalit scrisse una bellissima favola sulla pace, che è stata successivamente tradotta in italiano, e che nei prossimi mesi metteremo a disposizione di tutte le scuole del nostro territorio, perché possa aiutare a riflettere su quanto avviene in quella parte del mondo così importante e che sentiamo così vicina.
“Quando lo squalo e il pesce si incontrarono per la prima volta” è una storia che racconta, con le parole e l’ingenuità di un bambino, la scoperta dell’amicizia, il superamento delle differenze (mamma-squalo e mamma-pesciolino che, inizialmente,impediscono ai figli di frequentarsi e solo alla fine saranno convinte che due piccoli nati per essere nemici, possano, invece,convivere, e giocare insieme, senza per forza uccidersi). È una storia sul desiderio e la possibilità della pace attraverso l’apertura all’altro e la curiosità per il diverso.
È con grande emozione, ma soprattutto con questa speranza, che oggi Roma accoglierà e festeggerà il suo concittadino Gilad Shalit. Tutte le Istituzioni Locali romane hanno accompagnato e sostenuto in questi anni l’impegno di Noam e Aviva, genitori splendidi, alla continua ricerca di una soluzione per ottenere la liberazione del figlio.
Gilad non ha dimenticato il suo sogno di infanzia quando, appena liberato nell’ottobre scorso, dopo 1941 giorni 4 ore e 45 minuti di prigionia nelle mani dei terroristi di Hamas, rilasciato solo in contropartita della liberazione da parte di Israele di mille detenuti palestinesi, ha auspicato “che questo scambio porterà alla pace tra israeliani e palestinesi e che rinforzi la collaborazione tra le due parti”
La sua visita porta, quindi, il segno inequivocabile della festa per la libertà ritrovata e dell’impegno che le nostre Istituzioni e il nostro territorio sono pronte ad assumere per rilanciare il cammino per la pace in Medioriente, per chiudere i troppi anni di violenze e lutti di cui sono vittime le popolazioni israeliane e palestinesi, e spingere la comunità internazionale, a partire dal quartetto formato da Onu, Usa, Russia e Ue ad uno scatto di responsabilità in direzione del rilancio del processo di pace, sulla base non della recriminazione sui torti o le manchevolezze, ma del riconoscimento di “due ragioni”: il diritto sacrosanto di Israele a vivere nella pienezza della sua legittimità, nella certezza del suo futuro e senza paura dei suoi vicini; il diritto, ad esso legato, dei palestinesi ad avere una patria e uno Stato indipendente.
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Due nuovi parchi gioco a Villa Pamphili a Roma e a Ciampino. Li ha realizzati la Provincia di Roma grazie al bando da 2 milioni di euro per la riqualificazione delle aree verdi, che consentirà la realizzazione di 100 nuovi parchi entro il 2013, dove le persone possano incontrarsi e conoscersi.
Un bel numero che cambia il volto di tanti luoghi, tolti al degrado e al rischio di emarginazione. Non solo parchi ma un idea di città: i luoghi dove non c’è nulla, infatti, sono luoghi dove si annida la paura e la chiusura in se stessi. Venti palazzi, dieci strade diventano ‘un quartiere’ se c’è un tessuto sociale e di rapporti che unisce le persone.
Insieme al bando ‘Prevenzione mille’ e a quello per i centri anziani, questo progetto è un modo di essere vicino al Paese in questo momento di crisi non con pacche sulle spalle ma con atti concreti pensando anche ai bambini e alle famiglie che in questo modo possono conoscersi meglio.
]]>La Provincia di Roma sostiene le Fattorie Sociali, dove l’agricoltura biologica incontra percorsi di riabilitazione e integrazione per persone svantaggiate. L’obiettivo è quello di affiancare i percorsi terapeutici a un nuovo modello di sviluppo sostenibile.
Per questo saranno stanziati fondi per 300mila euro grazie a un nuovo bando: ogni progetto riceverà un contributo massimo di 20 mila euro. Possono partecipare associazioni, cooperative sociali, imprese agricole e centri di riabilitazione.
Le Fattorie Sociali sono uno di quegli strumenti indispensabili nella città per stimolare l’economia e per aiutare gli altri. Una realtà preziosa che va tutelata. Le fattorie e l’agricoltura sociale, infatti, possono essere un esempio importante di un nuovo modello di Welfare. Oltre a offrire percorsi terapeutici, si tratta di aziende che spesso sono in grado di competere sul mercato senza aver bisogno di sostegno, ma puntando semplicemente sulla qualità dei propri prodotti.
Il cortile di Palazzo Valentini, sede della Provincia di Roma, ha poi ospitato ‘Terra amica 2012′, un evento organizzato dal Forum delle fattorie sociali della provincia, al quale aderiscono 71 realtà del territorio e che rappresenta un importante luogo di incontro e di scambio.
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Pubblicato su l’Unità, 6 maggio 2012
Caro Enrico Bondi,
si è riaperta in questi giorni, su impulso del governo, una riflessione sulla spesa pubblica italiana. Ridurre la spesa non è un tabù, anzi è necessario. Ma i modi per farlo possono essere molto diversi.
In questi anni l’ideologia del «meno Stato» ha già prodotto abbastanza danni: uno degli errori drammatici sono stati i tagli lineari che identificano tutta la spesa pubblica come un male, senza distinguere tra spesa buona e spesa cattiva. Si è concentrata tutta l’attenzione sulla «quantità», senza ragionare su come produrre «qualità», coniugando efficienza e risparmi. E la cosa peggiore è che, dietro l’ideologia del meno Stato, questa azione di rimozione costante dell’interesse pubblico e del bene comune ha prodotto, invece, nuove rendite parassitarie, nuove sacche di discrezionalità, opacità e malaffare. Altro che risparmi!
La novità, allora, non sono i tagli. Il rischio, altrimenti, è che nel nome del rigore, si finisca per mortificare e deprimere la qualità della presenza pubblica, acuendo la disaffezione dei cittadini nei confronti del bene pubblico o, ancora peggio, fomentando lo scollamento sociale e la percezione di insicurezza e solitudine di tante persone di fronte alla crisi. Per questo, non dobbiamo essere pigri. Se ci saranno da fare tagli a spese improduttive o a sprechi saremo contenti, ma la vera sfida è spendere meno – spendendo meglio – e grazie all’innovazione migliorare la qualità dei servizi e la qualità della vita.
Quattro esempi possibili per ridurre la spesa con l’innovazione che abbiamo realizzato
Faccio, in questa sede, solo accennandoli, degli esempi possibili. Il primo esempio è quello dei «tetti pubblici verdi». Lo Stato è proprietario di una infinita quantità di immobili dai quali si offrono servizi e si esercitano funzioni: dalle scuole alle caserme, dai ministeri alle sedi delle aziende pubbliche, alle carceri e cosi via. Tutti, ovviamente, hanno tetti: aree immense e in quasi tutti i casi inutilizzate. Si può, con progetti di finanza, trasformare questi tetti in aree per pannelli solari stimolando investimenti, riducendo la bolletta energetica e, allo stesso tempo, producendo meno Co2. Dico si può fare, perché lo abbiamo fatto con le scuole della Provincia di Roma e lo hanno fatto molti enti locali.
Il secondo esempio riguarda il cambiamento della bolletta per il riscaldamento di molti edifici pubblici. Anche qui non parlo di ipotesi, ma di quello che molti enti locali hanno già fatto o stanno facendo. La stragrande maggioranza degli edifici pubblici ha contratti per il riscaldamento fondati su una vecchia concezione: gare che prevedono di pagare il consumo di energia necessaria per garantire calore. Al gestore conviene sprecare, tanto «paga Pantalone». Occorre obbligare tutti gli enti pubblici a fare gare moderne dove si paga solo la temperatura garantita nell’ambito di un orario. Se viene assicurato che gli edifici sono riscaldati non mi importa sapere come si ottiene la temperatura richiesta. Questo garantirebbe certezze, trasparenza, risparmi e soprattutto investimenti del gestore sull’ammodernamento del patrimonio pubblico: coibentazione dell’ambiente, finestre, nuovi impianti moderni più ecologici e a basso consumo; opere per le quali lo Stato non ha più risorse.
Un terzo esempio riguarda i contratti di servizi, e la giungla che esiste oggi. Noi lo abbiamo sperimentato sulla fonia, costruendo, attraverso la convezione Consip, un contratto unico per tutte le scuole del nostro territorio, alle quali garantiremo una linea Adsl, che oggi non c’è, e un collegamento Wi-Fi gratuito nella aree comuni. Lo faremo nel giro di pochi mesi e otterremo un servizio migliore e una riduzione dei costi per decine di migliaia di euro l’anno.
Un quarto esempio comune a tutte le amministrazioni, riguarda l’adozione di un piano di acquisti verdi – che significa razionalizzare l’uso delle stampanti, usare lampadine a basso consumo, riciclare la carta o cambiare il parco macchine con l’uso di veicoli ibridi – ma una cosa è l’impegno dei singoli, un’altra cosa sarebbe un provvedimento per l’adozione, entro un anno, di un piano di questo tipo in tutti gli enti locali e gli uffici dello Stato, dalle stazioni di Polizia ai Tribunali, dai Ministeri alle Prefetture, fino ai singoli comuni.
Una riforma a costo zero per ridurre la corruzione
Ecco alcuni piccoli grandi esempi che se adottati in fretta, produrrebbero risparmi notevoli ma anche investimenti e miglioramento della qualità dei servizi. Esempi fondati sull’innovazione, attenti alle novità delle tecnologie e della green economy, perché, se l’Italia vuole tornare a crescere, lo Stato non può limitarsi a predicare bene e poi non essere capofila nella ricerca di un nuovo modello di sviluppo.
E poi, esempi di trasparenza e buona amministrazione, perché se facciamo una spending review, non possiamo non chiamare in causa anche il convitato di pietra: la montagna di corruzione che grava sull’economia italiana e su ogni abitante di questo Paese, una megatassa di 60 miliardi l’anno secondo le stime della Corte dei Conti. Tagliare le spese significa anche prosciugare la palude di inefficienza che si nasconde dietro l’asettica dicitura «parere di competenza».
Su ogni materia hanno competenza tre, cinque o quindici enti diversi: non si sa chi decide davvero, e il gioco dei veti incrociati dilata il tempo, annacqua le scelte, fa esplodere le spese. Ed è proprio in questa zona grigia che si annida il cancro della corruzione.
Bene, allora, se si fanno nuove leggi repressive, ma, insieme, per risolvere davvero il problema, dobbiamo dire: basta sovrapposizioni e conflitti, e, quindi, cancellare, o limitare al minimo, la giungla dei pareri. I cittadini, per esercitare la loro funzione di controllo, hanno il diritto di sapere con esattezza chi fa cosa e chi non fa cosa.
È possibile costruire un’alleanza e un consenso intorno a questi obiettivi? Io credo di sì, ma anche qui occorre cambiare. Il governo nel suo impegno non è e non deve immaginarsi solo. Perché se apre gli occhi e si guarda intorno, può già trovare sostegno nei tanti buoni esempi offerti dagli enti locali. È normale che sia così.
Fra governo e territorio non deve esserci un diaframma: lo Stato siamo tutti, e i cittadini prima di giudicare se un servizio è stato erogato da questo o da quello, misurano la fiducia nello Stato nel suo insieme. E poi perché se sarà chiaro che i tagli non significano contrazione dei servizi essenziali, degli investimenti, delle risorse per lo sviluppo, ma costruire un Paese più efficiente, allora i primi alleati della riforma saranno gli attori sociali, le imprese, i singoli cittadini. La sfida, insomma, è aperta: si può e si deve dimostrare che il riformismo non è solo tagli, ma cambia e migliora la vita.
]]>I quartieri delle nostre città sono più sicuri quando ci sono luoghi dove puoi incontrare e conoscere altre persone. Con questa convinzione la Provincia di Roma promuove il progetto ‘Prevenzione Mille 2012 – Bando della Fraternità’: contributi per oltre 2 milioni di euro per sostenere almeno 100 progetti di aggregazione sociale e riqualificazione degli spazi urbani.
Grazie a questa iniziativa la Provincia di Roma ha già finanziato negli anni scorsi 97 iniziative sul territorio. Parchi risistemati, locali rinnovati per un’associazione di disabili, una nuova fattoria didattica, una ludoteca, una biblioteca, ma anche la sistemazione di una sala parrocchiale da destinare ad attività sociali per il quartiere sono tra le iniziative realizzate.
In totale, sei progetti sono stati destinati alle famiglie, sette promuovono il volontariato, otto hanno come obiettivo il rispetto per l’ambiente, sei riguardano la formazione professionale e l’insegnamento dell’ informatica, quattro sono rivolti agli immigrati, altri quattro alle donne in difficoltà e quattro riguardano anche la sanità, le persone con dipendenzee i senza fissa dimora.
Negli ultimi anni in Italia abbiamo c’è anche il più grande incremento delle disuguaglianze tra i paesi europei. Al dramma della crisi economica, si è aggiunto quello della solitudine delle persone.
Spesso è stata data un’immagine ‘gladatoria’ della sicurezza, dando priorità al problema dei “vu cumprà”, mentre c’erano le bande criminali che si organizzavano. Scommettere tutto sul controllo militare del territorio si è rivelato in molti casi poco efficace. Ci vogliono anche la vita e la socialità. Rispetto alla tolleranza zero, la Provincia di Roma ha puntato quindi sulla ‘Prevenzione mille’, puntando sulla fraternità: sentirsi cittadino vuol dire pensare a se stesso come parte di una comunità.Insieme siamo più forti se le nostre città sono più giuste.
Tra qualche giorno il bando sarà pubblicato qui e sul sito della Provincia di Roma. Successivamente le associazioni e le realtà partecipanti avranno 30 giorni per presentare i loro progetti, che verranno giudicato da una commissione. Entro il mese di luglio verrà stilata la graduatoria, che manterremo aperta perché speriamo di reperire ulteriori risorse anche nei prossimi mesi.
Clicca qui per scaricare il libro sulle iniziative realizzate grazie al primo bando di ‘Prevenzione Mille’ che racconta storie di percorsi e riconquista della vita.
]]>Caro Presidente,
sembra si stia aprendo nuovamente una riflessione che mette al centro non solo il tema della ‘quantità’ della spesa pubblica ma il tema della ‘qualità’. In questo lavoro se ci saranno da fare tagli a spese improduttive o a sprechi saremo contenti, ma su questo tema non dobbiamo essere pigri.
Il rischio inevitabile è che nel nome del rigore si finisca per mortificare e deprimere la qualità della presenza pubblica.
La vera sfida è spendere meno – spendendo meglio - e grazie all’innovazione migliorare la qualità dei servizi e la qualità della vita.
Faccio, in questa sede solo accennandoli degli esempi possibili.
Il primo esempio è quello dei tetti pubblici verdi. Lo Stato e’ proprietario di una infinita quantità di immobili dai quali si offrono servizi e si esercitano funzioni: dalle scuole alle caserme dai ministeri alle sedi delle aziende pubbliche alle carceri e cosi via. Tutti hanno i tetti e spesso aree pubbliche in disuso: aree immense e, nella stragrande maggioranza dei casi, inutilizzati.
Moltissimi di questi tetti sono di edifici che – nel corso dell’estate – lavorano a ritmo ridotto. Si può con progetti di finanza trasformare questi tetti in aree per pannelli solari stimolando investimenti e riducendo la bolletta energetica e, allo stesso tempo, producendo meno CO2.
Dico si può fare perché lo abbiamo fatto con le scuole della Provincia di Roma e lo hanno fatto molti enti locali.
Il secondo esempio riguarda la bolletta per il riscaldamento di molti edifici pubblici. Anche qui molti enti locali lo hanno fatto o lo stanno facendo.
La stragrande maggioranza degli edifici pubblici ha contratti per il riscaldamento fondati su una vecchia concezione. Le gare per lo più prevedevano di pagare il consumo di energia necessaria per garantire calore. Al gestore conviene sprecare, tanto “paga pantalone”.
Occorre obbligare tutti gli enti pubblici a fare gare moderne dove si paga solo la temperatura garantita nell’ambito di un orario. Se viene assicurato che gli edifici sono riscaldati non mi importa sapere come si ottiene la temperatura richiesta.
Questo garantirebbe, certezze, trasparenza grandi risparmi e soprattutto investimenti del gestore sull’ammodernamento del patrimonio pubblico: coibentazione dell’ambiente, finestre, nuovi impianti moderni più ecologici e a basso consumo; opere per le quali lo Stato non ha più risorse.
Un terzo esempio riguarda i contratti di telefonia e la giungla che esiste oggi. Sicuramente una razionalizzazione delle utenze della miriade delle amministrazioni porterebbe a maggiore efficienza e risparmi.
Ecco alcuni piccoli grandi esempi che se adottati in fretta, grazie all’innovazione, produrrebbero risparmi notevoli ma anche investimenti e miglioramento della qualità dei servizi, le tre cose di cui l’Italia ha bisogno.
]]>La Provincia di Roma ha ricevuto a Vienna il prestigioso premio ‘Climate Star 2012′ da parte di Alleanza per il Clima, l’associazione di Comuni ed enti territoriali europei che hanno come obiettivo la lotta ai cambiamenti climatici.
E’ stato premiato l’impegno per la salvaguardia dell’ambiente e il piano ‘Provincia di Kyoto’ con cui sono state individuate alcune importanti sfide per lo sviluppo del territorio, come la pianificazione territoriale, il risparmio e la qualità delle acque, lo sviluppo delle energie alternative, la riduzione dei rifiuti e la raccolta differenziata, la biodiversità e l’amministrazione sostenibile.
Il Piano di Azione ha consentito di elaborare un programma articolato che ha mobilitato investimenti per circa 540 milioni di euro. Per sostenere questo impegno la Provincia di Roma ha condiviso la strategia dell’ Unione Europea 20-20-20 oltre ad aderire al World Environment Day istituito dall’Assemblea delle Nazioni Unite.
]]>Stanno per finire i principali interventi promossi dalla Provincia di Roma sulle strade dell’area sud-est del territorio. In via Laurentina, al km 11,540, c’è ora un ponte pedonale in prossimità del quartiere residenziale delle Torrette, dove vivono 4.000 persone.
I lavori di allargamento della Laurentina sono iniziati nel 2009 e termineranno entro il 2012, compreso un corridoio della mobilità finanziato dalla Provincia con 6 milioni di euro, dove potranno circolare solo autobus pubblici.
Presto partiranno anche i lavori di ampliamento e riqualificazione dell’Ardeatina dal km 20 al km 23,500. L’intervento, finanziato dalla Provincia con 7 milioni di euro, prevede l’allargamento della strada e la costruzione di quattro nuove rotatorie, illuminate anche di notte, in corrispondenza degli incroci pericolosi con la provinciale Divino Amore e Albano-Torvajanica e nelle località Porta Medaglia e Santa Fumia.
Si tratta di interventi infrastrutturali fondamentali perché permetteranno di muoversi meglio a cittadini che vivono in quartieri che crescono come funghi.
]]>Quali sono le grandi firme del Made in Italy? Grazie a importanti testimonianze, la Provincia di Roma svela le storie che si nascondono dietro i successi di uno dei settori più importanti dell’economia italiana.
Per quattro giorni, il 2, il 15 ed il 30 maggio e il 13 giugno, studenti, stilisti affermati e semplici appassionati si incontreranno all’Auditorium per conoscere da vicino le grandi maison italiane, grazie a ‘La moda è di moda’, un’iniziativa ideata da Stefano Dominella, consigliere della Camera Nazionale della Moda Italiana.
Ecco il calendario dell’iniziativa:
Mercoledì 2 maggio alle 21, intervista a Guillermo Mariotto, creative director dell’alta moda della maison Gattinoni.
Martedì 15 maggio incontro con Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli, duo stilistico al timone della maison Valentino.
Mercoledì 30 maggio è in programma l’intervista a Giovanna Gentile Ferragamo.
Il 13 giugno chiude la serie di incontri Frida Giannini, direttore creativo della maison Gucci.
La moda può essere un mezzo per riaccendere i motori dell’economia che ora sono spenti. Non avendo petrolio l’Italia deve ripartire dal suo valore aggiunto, che è la capacità di creare bellezza e valorizzare l’arte, la cultura e la moda. Serve un nuovo modello di sviluppo che passa attraverso il bello e la creatività e aperto ai nuovi mercati mondiali.
]]>A quel giovane vorrei semplicemente dire che hanno vinto i partigiani, c’è la liberta’ e lui può esprimere le sue idee.
Se avesse vinto il fascismo il partigiano a cui ha fatto la domanda sarebbe probabilmente morto, ucciso e oggi chi la pensasse diversamente dal regime non avrebbe potuto esprimere liberamente nessuna idea.
La differenza semplice e immensa e’ tutta qui.
E i capetti di queste organizzazioni non facciano i furbi: in democrazia c’e posto per tutte le idee eccetto per quelle che affermandosi negano alle altre il diritto di esistere. L’Italia ha già pagato un prezzo altissimo di sangue e abbiamo il dovere di difenderla.
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