Raccontare l’orrore di Auschwitz attraverso le testimonianze e le emozioni dei ragazzi e delle ragazze delle scuole. E’ il documentario dell’Ugei (Unione Giovani Ebrei d’Italia) proiettato alla Scuola Ebraica Renzo Levi a Roma. Un appuntamento importante, per Nicola, che ha ricordato l’impegno della Provincia di Roma che, con i viaggi della Memoria, forma dei ‘combattenti’ della memoria, impegnati a non dimenticare. mai.
“Noi siamo memoria, dal punto di vista emotivo, culturale e razionale. Chi perde la memoria, anche nelle cose più semplici, entra nella sfera della patologia”. Così Nicola ha commentato, alla fine della proiezione presso la Scuola Ebraica Renzo Levi, il documentario ‘I volti di Auschwitz’, realizzato dall’Ugei (Unione giovani ebrei d’Italia) nel corso del viaggio di molte scuole nei luoghi dell’Olocausto.
Iniziativa che, secondo il preside delle scuole ebraiche di Roma Benedetto Carucci Viterbi, ”attraverso una percezione emotiva fornisce un’ esperienza più profonda”.
“Avere memoria degli eventi oggetto del documentario e dei processi che hanno portato alla Shoah non è indifferente – ha aggiunto Nicola -, poiché la Shoah è il culmine di una tragedia, un processo insito nell’uomo, e la cosa peggiore è attribuire gli orrori del nazismo a protagonisti non umani: erano persone. E’ quindi importante riproporre la memoria anche attraverso esperienze emotive –ha ribadito -diverse dalla storia scritta. Siamo persone se siamo coscienti del bene e del male, e per scegliere dobbiamo sapere cosa comporta ogni percorso”.
“Attenti poi a non trasformare tutto in una celebrazione, in una monumentalizzazione – ha avvertito Nicola -per evitare che in molti colgano la giornata della memoria come una scusa per mettersi a posto la coscienza, salvo poi praticare l’incoerenza e l’indifferenza nei restanti giorni dell’ anno. Il vero tema dell’epoca moderna è quello della coerenza individuale rispetto alle parole che declamiamo. C’è l’esigenza culturale di andare ad Auschwitz per costruire dei ‘combattenti’ su questi valori: un impegno che non deve finire mai, perché finché esisterà l’uomo non sarà mai un fatto acquisito”.
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