Wi-Fi e ZeroDigitalDivide: le domande frequenti
1. Cosa significa digital divide?
Il digital divide (divario digitale) è la differenza esistente tra chi può accedere alle nuove tecnologie (internet, personal computer) e chi no. Le cause di questo divario possono essere attribuite a condizioni economiche, di istruzione, o all'assenza di infrastrutture.
2. Che cosa vuol dire Wi-Fi?
Wi-Fi è l’abbreviazione di Wireless Fidelity, un termine che indica dispositivi che possono collegarsi a reti locali senza fili. Le reti Wi-Fi sono infrastrutture relativamente economiche e di veloce attivazione e permettono di realizzare sistemi flessibili per la trasmissione di dati, usando frequenze radio, estendendo o collegando reti esistenti o creandone di nuove.
3. Cosa sono gli hot spot?
Un hot spot è un’area dove si può accedere ad internet senza fili, utilizzando uno specifico protocollo fisico di rete (lo standard più diffuso è il Wi-Fi).
4. Nella mia zona c’è il Wi-Fi?
Dalla fine di settembre sarà on-line un sito web dedicato della Provincia di Roma, che ti informerà se la tua zona è raggiunta dalle infrastrutture per connetterti al Wi-Fi e ti illustrerà la localizzazione degli hot spot.
5. Perché ha senso investire sul Wi-Fi?
a) È libera (cioè opera sullo spettro radio non soggetto a licenza) e quindi garanzia di continue sperimentazioni di utenti e aziende su diversi servizi.
b) È aperta e standard e quindi non soggetta alla lotta commerciale tra diversi marchi e brevetti di tecnologia.
c) È a basso impatto: piccole antenne e potenza di irradiazione elettromagnetica minima.
Negli ultimi anni, alcune Province e amministrazioni comunali hanno avviato progetti per la realizzazione di reti civiche con tecnologia Wi-Fi. Le reti collegano le pubbliche amministrazioni del territorio locale e forniscono un accesso diffuso alla banda larga (cioè connettività almeno in ADSL). Per i bassissimi costi della tecnologia, il Wi-Fi è la soluzione principale per il digital divide, che esclude numerosi cittadini dall'accesso alla banda larga. Grazie al Wi-Fi, infatti, anche i centri più piccoli hanno spesso possibilità di accesso veloce ad internet, pur non essendo coperti da ADSL.
La Commissione europea stima che il 50% della crescita del PIL che l’Europa ha avuto negli ultimi anni è stato determinato dalla Rete, sia in in termini di investimenti in infrastrutture e di servizi, sia in termini di crescita dell'indotto e di settori diversi che beneficiano da comunicazioni e transazioni on-line. Questo significa che è quanto mai importante pensare alla rete come motore dello sviluppo e della crescita economica.
6. A che distanza si riceve il segnale dell’hot spot?
La massima distanza è 100 metri (150 metri in casi particolari).
7. È possibile collegarsi da casa?
Sì, a condizione di rientrare nel raggio di azione del segnale e di avere il computer adatto.
8. Per connettermi ho bisogno di computer di tipo particolare? Sono necessarie antenne?
Per la connessione senza filo è necessario che il PC utilizzi un’apparecchiatura (interna o esterna) conforme agli standard IEEE 802.11.x
9. Per utilizzare il servizio è necessario registrarsi? E quali prove di identità personali sono necessarie per la registrazione?
Sì, è necessario registrarsi la prima volta che si utilizza il servizio attraverso sistemi conformi alla legge Pisanu contro il terrorismo - legge 155 del 31 luglio 2005 (sms, numero del cellulare, etc.) e riutilizzare le chiavi di accesso a ogni nuova connessione.
10. Esistono in Italia leggi che favoriscono la diffusione del Wi-Fi o contrastano il digital divide?
In Italia non esiste, al contrario di quanto accade in altri paesi, una normativa organica finalizzata a diffondere il Wi-Fi. Esistono leggi che regolano l’erogazione di servizi di connettività di reti senza fili e altre che prevedono interventi a supporto della diffusione di dotazioni informatiche (sconti sui PC per studenti, lavoratori a progetto, etc.).
11. Esiste un numero minimo di utenti per rendere conveniente per un operatore una particolare zona?
La domanda ha senso se si parla di servizio di banda larga. La convenienza per un operatore esiste ma non è definibile a priori, nel senso che dipende dalle zone, dal tipo di utenti (privati, aziende, amministrazioni) e dall'infrastruttura che l’operatore ha già nelle vicinanze o in raggiungibilità. Ci sono situazioni in cui al momento nessun operatore ritiene economico investire e quindi queste zone sono destinate a rimanere in digital divide. Queste sono le zone che il piano ZeroDigitalDivide intende individuare e su cui vuole intervenire.
12. Con internet gratuito non si rischia di entrare in conflitto con le grandi compagnie telefoniche?
I costi di connettività sono ormai in continuo calo e in ogni caso il servizio non potrà essere sostitutivo di una connessione veloce a casa. Dotare il paese di un’infrastruttura tecnologica aperta, standard e libera, che funzioni anche come "campo di innovazione" per l'innovazione e l'impresa, è senza dubbio un investimento.
13. Le frequenze del Wi-Fi possono provocare danni alla salute?
La questione sugli effetti sulla salute delle emissioni delle antenne Wi-Fi è materia aperta di discussione e studio. Infatti le frequenze coinvolte sono nel campo delle microonde, che notoriamente procurano un effetto termico. Esistono poi alcuni ricercatori che suggeriscono un possibile effetto sul dna delle cellule irradiate, ma su questo l'evidenza scientifica è ancora aldilà dall'essere raggiunta. Accanto ai possibili effetti, sui quali è comunque giusto attenersi al principio di cautela e precauzione, va però considerata la reale emissione o ancora meglio il possibile assorbimento da parte degli esseri umani nelle condizioni normali di uso. Innanzitutto un'antenna di un Hot spot irradia con al massimo 100 milliwatt di potenza (circa sei/sette volte meno di un telefono cellulare) e normalmente si trova a parecchi metri di distanza dalle persone, a differenza dei telefonini che tenuti a pochi centimetri dal corpo. Dal momento che l'intensità del campo diminuisce con il quadrato della distanza si può capire come il campo emesso da un hot spot sia quasi irrilevante rispetto a quello degli indispensabili e onnipresenti cellulari. In ogni caso e in conseguenza dell'adozione del principio di precauzione, la Provincia vuole organizzare un gruppo congiunto formato da ricercatori delle quattro università romane per studiare e monitorare questa materia.
14. Chi gestirà la rete della Provincia di Roma?
Per gestire la rete, la Provincia di Roma avrà come partner “ProvinciAttiva” (società per azioni con capitale sottoscritto dall’amministrazione provinciale che si occupa dello sviluppo dell'intero territorio), che assisterà la Provincia nella gestione del progetto e nei rapporti con il territorio. Per quanto riguarda la connettività e l’installazione degli hot spot, si servirà di aziende del settore che verranno individuate con gare ad evidenza pubblica.
Alcune di queste FAQ sonostate scritte anche riutilizzando le voci presenti in WIKIPEDIA




