19/03/2019

La prima di Zingaretti: non torno al passato ma servono alleanze

Ci avevate chiesto unità e noi ci siamo uniti, ora dateci fiducia. Non ho la bacchetta magica ma domenica possiamo mandare un segnale forte a questo governo di illusionisti, che vengono al Sud solo per chiedere voti, lo sfruttano e poi scompaiono. Noi possiamo impedirlo


di Giovanna Vitale, La Repubblica, 19 marzo 2019

Quando, alle cinque del pomeriggio, piazza don Bosco comincia a popolarsi, il timore che questo brullo quadrilatero alla periferia di Potenza sia troppo grande per essere riempito traspare negli occhi spaventati dei militanti. Poche persone, nessuna bandiera, il rischio del flop come presagio del voto regionale di domenica che tutti, solo qualche settimana fa, davano per perso.

Tutti tranne lui: Nicola Zingaretti, che il giorno dopo l’investitura ufficiale, sceglie di venire proprio qui, nel cuore della Val d’Agri, per il suo debutto da segretario nazionale. «A metterci la faccia, perché io sono uno che nella vita ha sempre combattuto ed è giusto essere vicini a chi nei territori lo fa» risponderà dal palco ai tanti che lo sconsigliavano: «Ma chi te lo fa fare? La partita in Basilicata non è la tua partita, sei stato eletto da poco, meglio non esporsi». Tuttavia il governatore del Lazio sente che il vento sta girando e vuole cavalcarlo: l’ultimo sondaggio di Swg per il TgLa7 segnala che nell’ultima settimana il Pd ha guadagnato quasi un punto, sta al 21,1%, con i 5S per la prima volta superati d’un soffio. Perciò può permettersi qualche azzardo, che neppure Salvini da queste parti ha osato: il suo comizio lo ha fatto in piazza Matteotti, fazzoletto stretto e lungo in pieno centro, mica in questa piazza d’armi lontana da tutto eppure sorprendentemente piena quando il segretario fa capolino, sulle note di Attenti al lupo.

In jeans e paltò blu, è reduce da una giornata fitta di impegni, qualche soddisfazione (la telefonata del delegato generale di En Marche, che incontrerà il 24) e soprattutto polemiche. È bastato che a Radio Capital spiegasse il senso del suo progetto – «Una politica che ha isolato il Pd e l’ha portato al 18% è contro il partito», la premessa di Zingaretti, «per farlo tornare competitivo occorre rimetterlo al centro di vere alleanze di centrosinistra e civiche per sbarrare la strada a Salvini» – per scatenare l’assalto dei centristi e dei renziani. Fra una conferenza stampa in regione e una capatina al Nazareno, la prima, per insediare il nuovo staffe discutere con il tesoriere Zanda, il segretario suda sette camicie per far capire a chi lo attacca cosa ha in mente. Ne parla con Lotti e Guerini, che lo chiamano per minacciare guerra. Lo dirà esplicitamente in piazza, prima di salire sul palco. Un conto sono le alleanze sui territori, che dovranno essere larghe e inclusive, un conto la lista alle Europee, dove ci sarà solo il simbolo del Pd con “Siamo europei” di Calenda. E pazienza per Speranza, segretario di Articolo Uno, che ancora ieri a Potenza auspicava un patto più ampio con Zingaretti «per evitare che partiti che stanno insieme nel gruppo dei Socialisti e Democratici corrano divisi».

Le alleanze larghe si faranno solo per le amministrative, possibilmente in tutti i 4.200 comuni che andranno al voto a fine maggio, e per le regionali in Piemonte, dove Chiamparino ha appena incassato pure il sostegno di Pizzarotti. Il vero laboratorio per sperimentare quel campo progressista da lanciare poi alle politiche. Zingaretti, nella sua prima tappa lucana, su questo è netto: «Io so che Articolo I e i socialisti di Nencini stanno per costruire una loro lista. Un’altra credo sarà fatta da Pizzarotti e dai Verdi. Presto ci incontreremo. Perché la questione non è rientrare in uno stesso partito, ma non perdere nessun voto. C’è la voglia di tornare a vincere dopo tanti anni di sconfitte. Tutto alla luce del sole». Quello che è ormai calato da un pezzo quando – davanti alla folla di militanti che lo esortano «la prossima volta porti pure suo fratello, il commissario, prenderebbe molti voti in più» – il segretario senza più voce chiama alla lotta: «Ci avevate chiesto unità e noi ci siamo uniti, ora dateci fiducia. Non ho la bacchetta magica ma domenica possiamo mandare un segnale forte a questo governo di illusionisti, che vengono al Sud solo per chiedere voti, lo sfruttano e poi scompaiono. Noi possiamo impedirlo».