05/08/2018

Zingaretti lancia il «suo» Pd: «Recuperiamo il territorio»

La storia di questo Paese non si può fare senza di noi: dobbiamo combattere, cambiare, e mettere nel nostro dibattito una grande quantità di rispetto e di passione. Bisogna cambiare tutto e creare un partito unitario, abbandonare il credo secondo cui tutto ciò che non è Pd è avversario del Pd e convincersi che si può governare con gli altri


di Mauro Zappa, Brescia Oggi, 5 agosto 2018

«In dieci anni abbiamo perso sei milioni di voti – ha esordito Zingaretti – e sarebbe folle chiudere la discussione sostenendo che la responsabilità è degli italiani, colpevoli di non averci capito». Così come «non dobbiamo commettere l’errore di credere che in politica le cose avvengano per caso».

Punto primo: «Non abbiamo mai voluto veramente approfondire i motivi delle nostre sconfitte». Un esempio: «Premettendo che al referendum costituzionale ho votato convintamente sì, sono rimasto esterrefatto per l’analisi compiuta dopo la consultazione, non siamo stati in grado di percepire il segnale che ci è stato trasmesso dagli italiani».

Punto secondo, parlando delle politiche del 4 marzo: «Siamo rimasti soli, e quando sei solo perdi, anche inventandoti in fretta e furia una coalizione finta». E ancora: «Abbiamo assistito ad una mutazione genetica rispetto a ciò che eravamo, vale a dire un luogo di incontro tra differenze. Poi questa capacità è venuta meno, un correntismo esasperato ha provocato il distacco dai territori».

Molta della forza di M5S e Lega «è figlia della desertificazione della rappresentanza politica nei territori». Per rimediare all’errore capitale commesso «occorre ritornare ad ascoltare le persone, ad essere una comunità in cui trovare un’interlocuzione». Per fare questo «bisogna cambiare tutto e creare un partito unitario, abbandonare il credo secondo cui tutto ciò che non è Pd è avversario del Pd e convincersi che si può governare con gli altri».

Il Pd non deve poi cadere nella tentazione di pensare che il suo unico compito sia quello di «fare l’opposizione». Zingaretti ha evidenziato un limite, senza il superamento del quale sarebbe difficilissimo avere chance di successo: «Dobbiamo rimettere mano alla nostra cultura organizzativa perché siamo stati pigri su alcune modalità dello stare nella società italiana». Imparando, ebbene sì, anche dai 5 Stelle: «Il video di Di Maio a bordo dell’aereo di Stato è stato visto da dodici milioni di cittadini». Il che significa che «la sfida della rete va accettata». «Su questo – ha ammesso dobbiamo recuperare un ritardo, consapevoli che tutte le innovazioni portano dei rischi ma che la rinascita e la speranza di un’alternativa passa necessariamente dall’essere sul web migliori di loro».

«La storia di questo Paese non si può fare senza di noi – ha aggiunto galvanizzando la platea – dobbiamo combattere, cambiare, e mettere nel nostro dibattito una grande quantità di rispetto e di passione. Il primo tra di noi e nei confronti delle persone che ci hanno giudicato e punito, la seconda alimentata da ciò a cui stiamo assistendo dopo tre mesi di vita di questo governo». Tornando a parlare dei 5 Stelle, Zingaretti ha spiegato: «Io penso che abbiano un elettorato variegato e di conseguenza la prima cosa da fare, come in politica si impara fin da piccoli, è dividerli e prendersi i loro elettori».

Circa le scadenze imminenti che il Pd dovrà affrontare, il governatore del Lazio ha puntualizzato: «Ho chiesto che il congresso venga celebrato prima delle amministrative e delle europee perché senza una proposta politica chiara le perderemmo di sicuro». Il confronto vedrà inevitabilmente «un vincitore e uno sconfitto», passaggio ineludibile per «poter dire al nostro popolo che siamo tornati per combattere». Per il Governatore la forza di M5S e Lega «è figlia della desertificazione della politica nei territori». Aspettando il congresso dei Dem «bisogna cambiare tutto e creare un partito unitario».