11/02/2019

Il capitale di rischio c’è ma l’Italia sa usarlo?

Questo è il momento nel quale il Paese deve dimostrare di saper reagire. E deve farlo anche a prescindere da una politica distratta, impegnata a raccogliere consensi invece di agire nell’interesse dell’Italia, quando non finisce per ostacolare imprese e cittadini. Di questi ben 140 arriveranno dalla Regione Lazio che con la sua Lazio Innova ha appena annunciato a Milano il lancio di un fondo per il venture capital


di Daniele Manca, Corriere della Sera, 11 febbraio 2019

La raccolta realizzata dai fondi di venture capital in Francia è stata di quasi 1,9 miliardi, nel Regno Unito di 1,73 miliardi, in Germania di 1,5. Noi ci siamo fermati a quota 224 milioni. Numeri impietosi se pensiamo a quanto siano legati il venture capital e l’innovazione. Potremmo inserire i dati raccolti dall’Agi (l’associazione che rappresenta gli operatori del settore e non solo) nella corposa cartellina dei ritardi italiani. Il che stride non poco con il fatto di essere un Paese che, nel ranking internazionale dell’export, si batte per la quarta posizione con la Corea del Sud. E quindi alle spalle solo di Cina, Stati Uniti e Germania.

Dopo le due grandi crisi del 2008 e del 2010, le nostre imprese sono riuscite ristrutturarsi e l’economia reale è diventata più forte. Prova ne è che gli istituti di credito più solidi stanno realizzando, in qualche caso, i profitti maggiori di sempre. I timori di una recessione, che l’Europa pensa possa essere prolungata non devono intimorirci.

Questo è il momento nel quale il Paese deve dimostrare di saper reagire. E deve farlo anche a prescindere da una politica distratta, impegnata a raccogliere consensi invece di agire nell’interesse dell’Italia, quando non finisce per ostacolare imprese e cittadini. Dalla legge di Bilancio solo per il venture capital si può arrivare a convogliare un miliardo verso aziende innovative.

Di questi ben 140 arriveranno dalla Regione Lazio che con la sua Lazio Innova ha appena annunciato a Milano il lancio di un fondo. Possiamo tornare a giocare anche su campi che non rappresentano nostri punti di forza. Spazio ce n’è. Se si va a guardare la classifica regionale per numero di investimenti, la Lombardia ne assorbe quasi il 30%, il Lazio, che è la seconda, il 10%. Tanto da rendere poco comprensibile la posizione di regioni a forte caratura industriale come l’Emilia che è a quota 8%. Realizzare le potenzialità inespresse dell’Italia resta la vera scommessa.