24/06/2019

Zingaretti: ora la conferenza operaia

Ora la conferenza operaia del Partito Democratico. Saremo vicini alla vita delle persone: nei quartieri, nei luoghi di studio e di lavoro, sul web. Io voglio un partito dove chiunque conta per quello che è. E andiamo avanti con il piano per l’Italia che abbiamo scritto insieme ai sindacati e alle associazioni per tagliare le tasse a chi ha meno, creare posti di lavoro green e azzerare il costo dell’istruzione per le famiglie con redditi bassi e medi. Ora spetta a noi


di Giovanna Casadio, La Repubblica, 24 giugno 2019

«I sindacati che si mobilitano in modo unitario sono una grande, positiva novità». Nicola Zingaretti parla di scossa che arriva proprio da Cgil, Cisl e Uil dopo la manifestazione di sabato a Reggio Calabria.

«Un segnale potente, perché determinato da una cultura unitaria, la stessa che stiamo cercando di imporre alla politica». A Reggio Zingaretti c’era, e giudica quella sindacale una strada tracciata e da non perdere di vista. Evviva quindi l’unità del sindacato, così come unitario deve essere il fronte politico del centrosinistra. «Dai sindacati il segnale è arrivato, ora tocca a noi».

C’è un mondo di lavoratori ma anche di esclusi, di marginali, di precari che ribolle. Perché la politica del governo gialloverde promette e non mantiene. «Le parole e le segnalazioni delle assemblee degli imprenditori sono un altro grande segnale di denuncia e di proposta». Incalza il leader dem, volendo dimostrare che il governo è riuscito a scontentare tutti. E lancia la conferenza operaia: il primo degli appuntamenti che il Pd ha in cantiere.

 Lo fa, Zingaretti, dopo avere ascoltato l’attacco di “Dibba” al Pd. Alessandro Di Battista, l’ex deputato grillino, ha definito il Pd «il partito più conservatore che c’è» e lo ha accusato di avere smantellato i diritti sociali. Sono diventati di destra i Dem? Spetta ormai ai SStelle la capacità di rappresentare la protesta di popolo?

Macché, risponde il segretario, e rilancia: «L’Italia sta capendo piuttosto che il consenso di questo governo è stato costruito distribuendo soldi che non ci sono, senza idee per lo sviluppo. L’Italia si è fermata: lo sanno gli imprenditori che hanno votato Salvini e i disoccupati che hanno votato i 5 Stelle». Una sorta di operazione-verità è possibile, perché la realtà di disoccupazione, mancata crescita e più debito con la spada di Damocle della procedura d’infrazione Ue, assottiglia lo spazio della propaganda gialloverde. E poi è il momento del gioco al massacro nei confronti del sindacato. Nel Blog delle Stelle, Maurizio Landini, il segretario della Cgil è: «Landini chi? Quel sindacalista che fa politica andando contro il governo che difende i lavoratori».

La realtà dei fatti a questo punto – replica Zingaretti – «la conoscono i sindacati e le associazioni di imprese che giornalmente si trovano ad affrontare le drammatiche crisi aziendali che si aprono in Italia». Poco c’è da girarci attorno. Da qui l’appello: «È tempo di ricostruire una rappresentanza politica per l’alternativa: per l’Italia che soffre e per l’Italia che cresce. Perché l’Italia ce la può fare». Non c’è e una Europa matrigna che crea tranelli in cui fare cadere il nostro paese, aggiunge. «L’Europa, al contrario di quello che si dice, non aspetta altro che un segnale di riscossa dell’Italia». Qui entra in gioco il partito che per il segretario eletto 90 giorni fa, «arriva pronto a questo appuntamento».

Rivendica il salvataggio compiuto del Pd, che alle elezioni del 4 marzo del 2018 era al 18% ed è andato riconquistando affidabilità e consensi: i sondaggi lo danno oggi a oltre il 24%. «L’abbiamo salvato dalla marginalità – afferma – e il Piano per l’Italia da discutere con il Paese, vuole essere proprio l’occasione di dare rappresentanza politica all’Italia che si guarda attorno e non si arrende».

Sono tre i punti del Piano: taglio delle tasse fino a 1.500 euro all’anno per i redditi da lavoro bassi e medi; un grande programma di investimenti per l’ambiente e il clima per creare 800 mila posti di lavoro nella “green economy”; l’azzeramento del costo dell’istruzione dall’asilo nido all’università per le famiglie con reddito basso e medio.

«Un Piano – sottolinea Zingaretti – che mi fa piacere ricordare, abbiamo iniziato a costruire ascoltando i sindacati, le associazioni di categoria, le forze dell’associazionismo, del volontariato». Fitto è stato infatti il calendario di incontri al Nazareno, la sede dem. Annuncia: «Ora un altro passo. Idee, scelte e visione. Faremo gli Stati generali della “green economy” per creare lavoro, aprendo al protagonismo di una nuova generazione. Poi l’incontro sulla Scuola, la Scienza e la Conoscenza».

L’altro tasto che al leader del Pd sta a cuore è quello della Sanità. «Ci mobiliteremo per la difesa e il rilancio della sanità». E la Conferenza operaia.

Ma alla base di tutto non deve esserci un rilancio del Pd, che invece è sempre in bilico tra resa dei conti e malumori striscianti? «Punto a un partito totalmente nuovo e diverso, dove conteranno le persone in rete tra di loro. Ci sarà il partito che si organizza nei luoghi della vita: nei quartieri, nei luoghi di studio e di lavoro e il partito digitale. Un partito dove si conta per quello che sei». Dove guardarsi l’ombelico sia archiviato. Ripete: «Dai sindacati è arrivato il segnale: ora spetta a noi».