10/04/2019

Per creare lavoro: interventi su cuneo fiscale e investimenti nell’innovazione

L’urgenza resta il taglio del cuneo fiscale sul lavoro e degli incentivi fiscali in ricerca e innovazione. Al centro un piano straordinario di investimenti in capitale umano, ricerca, infrastrutture, energie rinnovabili e welfare orientato all’innovazione e alla sostenibilità ambientale e sociale. Con lo scomputo dal calcolo del deficit del finanziamento da parte degli Stati membri degli investimenti connessi al piano comune europeo


di Emilia Patta, il Sole 24 Ore, 10 aprile 2019

“Sarebbe legittimo un allarme sulla permanenza dell’Italia nella Ue. Per ora siamo ai margini, ma dentro. Ma il rischio di uscire esiste, e le ragioni non sono solo economiche: un Paese isolato come il nostro rischia molto”. È il presidente del Pd ed ex premier Paolo Gentiloni che, al termine dell’incontro al Nazareno con Confindustria e le altre associazioni datoriali (commercianti, agricoltori, Pmi), evoca il “cigno nero” dell’Italexit. È il giorno dell’approvazione del Def in Consiglio dei ministri, «un bollettino di guerra» per Gentiloni e per il neo segretario del Pd Nicola Zingaretti che gli siede accanto in conferenza stampa. Crescita quasi a zero, deficit di nuovo a 2,4, il debito che torna a salire oltre 132% del Pil.

Che fare? Zingaretti sottolinea che la cosa più rischiosa per il Paese è la mancanza di fiducia, e che ormai «l’ostacolo più grande alla crescita è proprio la permanenza di questo governo: già cambiarlo sarebbe la prima risposta programmatica, così verrebbe percepita dai mercati». Divisi su tutto, rimarca ancora Zingaretti, M5s e Lega stanno paralizzando l’economia come è evidente nel caso Tav.

Mentre proprio dallo sblocco delle grandi opere si deve e si può ripartire. E se la fiat tax, che il Pd boccia, resta per ora nelle intenzioni vista la difficoltà a trovare risorse anche solo per disinnescare le clausole di salvaguardia sull’Iva per il prossimo anno (23 miliardi), l’urgenza resta il taglio del cuneo fiscale sul lavoro e degli incentivi fiscali in ricerca e innovazione. L’incontro con Confindustria e le altre associazioni datoriali è stato preceduto dall’incontro, la scorsa settimana, con i sindacati confederali: sul tavolo la bozza di programma del Pd per le europee del 26 maggio.

Al centro un piano straordinario di investimenti in capitale umano, ricerca, infrastrutture, energie rinnovabili e welfare orientato all’innovazione e alla sostenibilità ambientale e sociale. Con lo scomputo dal calcolo del deficit del finanziamento da parte degli Stati membri degli investimenti connessi al piano comune europeo.

Centrale, inoltre, il tema caro alle imprese della lotta al dumping fiscale: «I profitti delle grandi multinazionali, a partire da quelle dell’economia digitale, vanno tassati dove sono effettivamente realizzati e non spostati artificialmente in giurisdizioni a bassa tassazione». La proposta Pd per superare il dumping fiscale prevede inoltre l’introduzione di un’aliquota minima effettiva europea del18% sulle imprese. «Lussemburgo, Irlanda, Malta: nel cuore dell’Europa ci sono veri e propri paradisi fiscali che costringono le nostre imprese a giocare con le mani legate», dice il responsabile economico in pectore del Pd Antonio Misiani. Da parte sua Marcella Panucci, direttrice generale di Confindustria, sottolinea «i punti di convergenza» tra le proposte del Pd per l’Europa e il documento di appello per il voto europeo appena firmato dagli industriali assieme ai sindacati confederali: «A partire dagli investimenti sull’innovazione, sull’istruzione, sulle infrastrutture fino alla riforma dellagovernance europea e alla possibilità di emettere eurobond per finanziare investimenti sulle imprese e sulle infrastrutture».

Punti di convergenza che Zingaretti incassa con soddisfazione: parte della strategia del neo segretario dem è proprio quella di recuperare consensi nel mondo imprenditoriale, specialmente del Nord. Una strategia che punta insomma ai delusi da Salvini, oltre che ai delusi dal M5s, iniziata per tempo il giorno dopo l’elezione a segretario con l’uscita torinese in favore della Tav. «Zingaretti pro Tav? Se la pensa come noi è il benvenuto», chiosa Panucci.