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Cure migliori e stop alle disuguaglianze nell’assistenza sanitaria

In questi anni siamo riusciti ad aumentare la qualità delle cure, a ridurre le diseguaglianze territoriali e sociali nell’accesso all’assistenza: è stato possibile solo grazie a una programmazione e a scelte strategiche precise. Abbiamo fatto passi avanti importantissimi, soprattutto in una fase in cui la debolezza economica delle famiglie fa sentire le sue ripercussioni anche sull’accesso alle cure sanitarie.


Cosa abbiamo trovato:

Cure insufficienti, disparità e differenze di accesso dovute al livello d’istruzione e al reddito sia per l’angioplastica che per il parto cesareo: tutto questo, finalmente, è alle spalle. Si tratta di un risultato importantissimo, soprattutto in una fase di debolezza economica delle famiglie, che hanno risentito molto anche sull’accesso alle cure sanitarie.

 

Cosa abbiamo fatto:

Un progressivo aumento del livello delle cure e dei servizi erogati dalla sanità del Lazio. È quanto emerge dalle rilevazioni del Programma Regionale di Valutazione degli Esiti degli interventi sanitari curato dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale del Lazio (DEP):

  • Femore: grandi passi in avanti sulla tempestività di intervento chirurgico a seguito della frattura. Era uno degli obiettivi richiesti ai Direttori generali delle Asl, che è stato così introdotto tra i criteri di valutazione del loro operato. In particolare la percentuale di pazienti operati entro le 48 ore passa dal 40,45% del 2012 al 53,05% del 2016. Un passo avanti notevole, che tradotto significa in molti casi aver reso migliore o salvato la vita di migliaia persone. E non solo, tutto questo si traduce positivamente anche sulla riduzione dei costi derivati dalle complicazioni che avvengono quando non si opera con tempestività. Scende di conseguenza anche il tasso di ospedalizzazione, dal 165,26% del 2013 al 138,38 del 2016.
  • Angioplastica coronarica: un ottimo risultato,passiamo dal 30%, del 2012, al 47%, del 2016. Inoltre, la mortalità a 30 giorni dal ricovero è passata dal 10%, nel 2012, all’8%, nel 2016.  Un passo avanti importante è stato l’esperimento – partito a Viterbo e poi esteso a tutto il Lazio – delle ambulanze telecollegate, per trasmettere l’elettrocardiogramma all’ospedale prima ancora dell’arrivo del paziente, riducendo così i tempi di intervento.
  • Colecisti, anche qui netto miglioramento. Sulla riduzione dei tempi di degenza, dopo l’asportazione della colecisti, passiamo dal 57%, del 2012, al 76%, del 2016. Questo dato significa migliorare le cure per il paziente, ma anche ridurre i tempi di occupazione dei posti letto e, quindi, anche dell’attesa per gli altri pazienti.
  • Parti cesarei, aggredita questa anomalia del Lazio. I dati del 2016 confermano che siamo riusciti ad abbattere la barriera del 30% dei cesarei, dopo molti anni di sostanziale stasi: siamo passati dal 31,4%, del 2012, al 27% del 2016, registrando un’ulteriore diminuzione rispetto al 2015 (28%).

 

Passo dopo passo abbiamo dimostrato che è possibile migliorare la qualità delle cure e dei servizi.

Lo scorso anno avevamo presentato risultati importanti e anche per ancora una volta vengono confermati gli elementi positivi e una crescita nella qualità.