19/11/2019

Il governo trovi l’anima

Il governo deve trovare un’anima, se non la trova rischia. Basta tweet, post e rivendicazioni altrimenti rischiamo di fare come nel film Wargames, giochi di guerra, dove alla fine non ci sono vincitori. Dobbiamo portare avanti un progetto comune per non lasciare sole le persone, ripartire dall’equità sociale: dalla parità di salario tra uomo e donna, dall’equo compenso. Per me le priorità sono queste


Intervista di Goffredo De Marchis, Repubblica, 19 novembre 2019

«La manovra finanziaria ha un’anima. Il governo ancora no. E se non la trova rischia. Tra tweet, post e rivendicazioni può finire come nel film Wargames, giochi di guerra. Alla fine non ci sono vincitori. In questo caso ce ne sarebbe uno ma non dentro la maggioranza: Salvini», avverte Nicola Zingaretti. Che continua a credere nel patto tra Pd-5stelle-ItaliaViva e Leu. «Non si può governare insieme da avversari. Alleati è un concetto diverso. Dico di più: chi esercita il potere, cioè occupa posti di responsabilità, scrive leggi e fa le nomine, deve sentire il compito etico di portare avanti un progetto comune. È tutto il contrario, questo, delle alchimie politiche e delle alleanze».

Italia 2020, il convegno del Pd, è stato un successo. Ma qualche giorno prima il flash mob dei ragazzi bolognesi, “le sardine”, è stata una sorpresa ancora più grande. Dove non ci sono i partiti, c’è partecipazione? «Di quella piazza va difesa l’autonomia, ma non rimuoviamo il dato che urlano: “l’Emilia non si lega” e cantano Bella ciao. Comunque il problema esiste. Con i tre giorni di Bologna abbiamo iniziato a dare delle risposte. In particolare su come recuperare un distacco tra partiti e cittadini. Quest’apertura ha avuto un buon esito. A discutere con noi sul futuro sono venuti in tanti, di diversi orientamenti: il capo di Confindustria, leader sindacali, mondo della cultura, precari, di Padre Occhetta. Acli, Arci e tanti giovani».

Manifestazione identitaria più che di proposta, ha detto il sindaco Giorgio Gori. «Tutte le critiche sono utili ma ho avuto un’altra impressione. Abbiamo dimostrato come il Pd sia un campo plurale e ricco di tutti i riformisti italiani. Il tema non è solo quello di rappresentare delle idee. Tutt’altro. Bisogna sviluppare piani per la crescita, il lavoro e la giustizia sociale. La vocazione maggioritaria significa essere una parte che parla a tutto il Paese. Non era scontato che un pezzo del Paese si ritrovasse a discutere con noi. E il Pd, nei sondaggi, risulta sempre la prima forza politica della maggioranza».

Una manovra contestata da tutti gli alleati, tranne voi, non aiuta. «Nella Finanziaria ci sono grandi e importanti novità. Ne cito alcune. Parte il green new deal con 7 miliardi aggiuntivi e 6 miliardi di sostegno ai privati per interventi ambientali. C’è la conferma e il rafforzamento di Industria 4.0. C’è il credito d’imposta per le misure ecologiche. Adesso chiedo a Conte di farsi promotore di un piano per il grande problema italiano: la semplificazione. Occorrono tempi certi, scelte politiche stabili e conclusioni delle gare in tempi umani. Oggi investire è un incubo per l’imprenditore e lo è anche per l’amministratore locale. Per esempio: nei bandi del campo sociale e dell’innovazione non utilizziamo più il massimo ribasso».

Come si concilia la sua volontà di non staccare la spina al governo e la denuncia di un esecutivo senz’anima, di un’intesa vera con l’M5S che Di Maio continua a respingere? «L’esecutivo ha ottenuto importanti risultati ma la cornice politica è stata troppo litigiosa e in certi casi paralizzante. Crediamo in questa alleanza ma serve una svolta. Abbiamo chiesto al premier di preparare un’agenda comune che metta al centro l’urgenza di riaccendere l’economia e la giustizia sociale».

Di Maio non è Conte. «Per me è naturale chiedere a Conte di fare la sintesi perché non ci interessa piantare le bandierine. Al dibattito parlamentare sulla Finanziaria arriveremo con le nostre idee ma anche lì è necessario un coordinamento dei gruppi di maggioranza per selezionare insieme gli emendamenti».

Perché continuare a farsi dire di no dal Movimento? Siete diversi. Prenda la politica industriale. Lei, appena eletto segretario, andò a Torino a difendere la Tav. Barbara Lezzi propone di riconvertire l’Ilva con un allevamento di cozze. «Davvero ha detto così? Me l’ero persa».

Davvero. «Sarà arrabbiata perché non è rimasta ministro. A parte gli scherzi, avere una visione comune non è una richiesta di Zingaretti che pure c’è. Dovrebbe essere la logica conseguenza di un governo che vuole essere di legislatura».

E se non funziona? Si torna alle urne? «La nostra posizione è matura, seria, responsabile. Prima di tutto vengono l’Italia e l’Europa. Ognuno può esprimere le proprie idee, ma se si è deciso di governare insieme serve la sintesi. È l’unico modo per guidare un Paese. Non possiamo abbracciare la cultura dell’esecutivo giallo-verde. Che infatti è naufragato dopo quindici mesi. Se qualcuno si illude adesso di fare la corsa da solo, e in modo strumentale, gli italiani lo puniranno».

E se Salvini vince in Emilia Romagna? «È molto meno forte di quanto si pensi. Lì si gioca il futuro di quella terra meravigliosa e i suoi abitanti sanno che Salvini vuole utilizzarli per i giochi politici romani. Bonaccini ha protetto molto bene la sua regione. Salvini resta il migliore a raccontare i problemi e il peggiore a risolverli. Sa che io non mi ricordo una sua idea, una sola, su come evitare la stangata dei 23 miliardi di Iva? Anzi, voleva aggiungerne altri 15 di debito. Unisce incapacità a irresponsabilità».

Però è stabilmente sopra il 30 per cento. «Infatti non possiamo solo difenderci. Dobbiamo rioccupare gli spazi dominati dall’incultura salviniana e in generale dalle destre europee. La valorizzazione dei territori e della loro funzione diventi una nostra battaglia. Vogliamo difendere la famiglia, ma non quella della legge Pillon, ma tutte le famiglie come nucleo centrale della società. Dobbiamo scommettere sull’idea di Patria. Che è lo strumento per essere più protetti. La Patria italiana e quella europea. L’opposto delle nazioni e dei nazionalismi che come si è visto ci espongono soltanto a dei pericoli».

Fa impressione vedere Renzi, segretario per 5 anni del maggior partito della sinistra, chiedere adesioni a Forza Italia? «Renzi vuole dare vita a un partito legato alla sua persona. Non gli auguro di fallire. L’importante è far avanzare questo progetto non contro quelli che sono alleati. Io voglio fondare la forza del Pd sulla base di un’Italia nuova, più giusta, più verde, più competitiva e mai ci chiuderemo in una ridotta settaria».

Il leader di Italia Viva ha anche detto che assorbirà i voti del Pd come Macron ha fatto con i socialisti francesi. Ha paura? «Per niente. L’ho interpretato come un segno di grande debolezza per i motivi che ho detto prima: non si può avere un’identità solo in negativo sugli altri».

lus soli, vi piegherete al no di Di Maio? «Serve più rispetto. Di Maio mi ha risposto col sarcasmo. Potrei fare lo stesso. È più importante l’acqua alta? Certo, allora vorrei dirgli che a Venezia piove ancora e lui oggi parla delle preferenze nella legge elettorale».

Stavolta farete la battaglia fino in fondo? «Porteremo avanti in Parlamento lo ius culturae. La maggioranza del Paese è favorevole. Ma non drammatizzerei questo tema. Se oggi non ci sono le condizioni non è detto che non si realizzino. Avanzeremo anche altre proposte: la parità di salario tra uomo e donna, l’equo compenso. Dobbiamo rafforzare alcuni principi di equità sociale. Per non lasciare le persone sole».