22/06/2020

Da beni confiscati a beni comuni: il nostro impegno per la legalità non si ferma

Andiamo avanti con l’impegno per il riutilizzo sociale degli immobili sequestrati e confiscati proprio come abbiamo fatto con il Parco della Legalità in via Roccabernarda e con il Polo sull’Autismo in due ville che appartenevano al clan dei Casamonica. Ora chiediamo l’assegnazione della terza villa sequestrata nelle scorse settimane


Da anni come Regione Lazio siamo in prima linea per ridare vita ai beni confiscati alle mafie, un’alleanza per la legalità che va avanti insieme ad associazioni e comitati di quartiere e rende lo Stato più forte e il Paese più bello. Il nostro impegno è sempre lo stesso: trasformarli in beni comuni. Qualche giorno fa, alla Romanina, è stata sequestrata un’altra villa al clan Casamonica. Una villa rossa, piena di stucchi, di ori. Era un quartiere che sembrava inaccessibile, le persone avevano paura anche di salutarci. Passo dopo passo lo stiamo trasformando.

In due ville confiscate a questa famiglia, nella stessa strada, a via Roccabernarda, abbiamo già realizzato progetti bellissimi. Oggi il comitato di quartiere è protagonista, non abbiamo paura. I simboli del potere della criminalità si trasformano in luoghi per la comunità. Ecco cosa abbiamo fatto:

È un impegno che non si ferma, di cui sono orgoglioso, perché è la prova che lo Stato c’è e la legalità è più forte. Ora andiamo avanti: per questo chiediamo al Tribunale di Roma l’assegnazione della terza villa che è stata sequestrata. Stiamo facendo tanto: penso ai locali dell’ex libreria, la “Pecora elettrica” a Centocelle, dati alle fiamme, che gestiremo come Regione per ridarli al quartiere. O alla storia del Montespaccato calcio, che era in mano alla criminalità e ora è una squadra che torna dopo anni in serie D e che con i giovani e i ragazzi è diventata un presidio di legalità e volontariato per tutto il territorio.

Andiamo avanti con tutte le azioni necessarie a favorire un immediato riutilizzo sociale degli immobili sequestrati e confiscati proprio come abbiamo fatto con il Parco della Legalità in via Roccabernarda e con il Polo sull’Autismo in due ville che appartenevano al clan.

Solo accompagnando la robusta azione repressiva con processi di riscatto civile riusciremo a liberare Roma dalle mafie.