15/02/2019

Vittoria o no, sarò con Nardella. Firenze va difesa da Lega e M5S

Io non credo si debba ricostruire mettendo insieme i cocci del passato. Per questo all’inizio di questa avventura ho parlato di rigenerazione. Bisogna superare la cultura della diffidenza e della autosufficienza e capire che bisogna riaprire il dialogo con forze civiche. Metto in campo una proposta per voltare pagina non contro qualcuno ma un’altra idea di Pd e di Paese. Dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, passando per la Toscana, io voglio costruire un Pd che parli agli italiani


L’intervista di Paolo Ceccarelli, Corriere Fiorentino, 15 febbraio 2019

Nicola Zingaretti scende in campo per Dario Nardella. Il sindaco alle primarie del Pd sosterrà Maurizio Martina, ma il governatore del Lazio sembra non curarsene: «Che io sia eletto segretario o no – dice al Corriere Fiorentino – verrò a Firenze a fare campagna per Dario. Per dire ai fiorentini: difendete la vostra città dall’assalto di Lega e Cinque Stelle».

Zingaretti, martedì scorso lei era a Firenze ad un’iniziativa sulla sanità e in sala c’erano tra gli altri il governatore Rossi, fuoriuscito dal Pd, e Nardella, ex vice di Renzi in Comune. Prove tecniche di riappacificazione in vista delle Europee e delle Amministrative? (ride) Io penso che il Pd non debba parlare di sé stesso e a sé stesso ma all’Italia, mettendosi a servizio del Paese. Quando noi riusciamo a far questo, l’attenzione verso il Pd cresce e andiamo oltre ad un eterno presente che ci condanna alla marginalità.

Però in questa campagna delle primarie si discute più di nuove e vecchie correnti che di contenuti. «No. Io credo che in questo congresso manchino litigi e scontri e che ci sia una bella discussione. Dobbiamo anche ribellarci allo schema per cui quando litighiamo ci viene detto “litigate troppo” e quando non litighiamo ci dicono

invece “ma non vi menate?”».

Il Pd che lei si immagina si cun altro ci ha già fatto troppo alleerà con le forze della sinistra, da Leu a Rifondazione? Non c’è il rischio di fare il bis dell’Unione di Prodi? Io non credo si debba ricostruire mettendo insieme i cocci del passato. Per questo all’inizio di questa avventura ho parlato di rigenerazione. Perché purtroppo c’è il deserto: non è solo il Pd a stare male, ecco. Bisogna superare la cultura della diffidenza e della autosufficienza e capire che bisogna riaprire il dialogo con forze civiche. Ci sono tante esperienze, ultima quella dell’Abruzzo, che dimostrano che la scelta vincente è rifondare il centrosinistra intorno a nuove leadership, aprendosi alle sue forze civiche.

Ma il risultato abruzzese, con il crollo dei 5 stelle e la crescita della Lega, non dà ragione a Renzi e al suo no all’alleanza con i grillini? A me pare che la grande novità dell’Abruzzo sia la conferma che se il Pd si apre ad un sistema di alleanze largo recupera molti voti.

I renziani sospettano che lei voglia “derenzizzare” il Pd a partire dalla Toscana. Chiedo meno sospetto più rispetto. Metto in campo una proposta per voltare pagina non contro qualcuno ma un’altra idea di Pd e di Paese. La cultura di costruirsi identità in negativo u qualcun altro ci ha già fatto troppo male.

A maggio in Toscana si vota in 188 comuni, tra cui Livorno, conquistata 5 anni fa dai 5 Stelle. Il Pd non ha ancora il candidato sindaco. Non inizia a essere un po’ tardi? Il Pd nazionale ha sbagliato a non fare il congresso un anno fa ed è evidente che ora paghiamo un prezzo. Però basta parlare dei nostri problemi. Dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, passando per la Toscana, io voglio costruire un Pd che parli agli italiani.

Firenze sarà un campo di battaglia nazionale. Lei verrà a sostenere Nardella, da sempre vicino a Matteo Renzi? Nardella è un ottimo sindaco, bisogna fargli i complimenti. E io, sia in caso di vitto ria alle primarie che di sconfitta, verrò a Firenze a sostenerlo e a dire ai fiorentini: “Difendete la vostra città”. Difendetela da Lega e 5 Stelle che stanno tenendo in ostaggio l’Italia per i loro interessi”.

Il primo è stato Salvini, poi anche lei ha commentato Sanremo e la vittoria di Mahmood. Ma non è un po’ un atteggiamento subalterno alla Lega? Ma c’è una differenza immensa. Salvini ha fatto un tweet, io ho risposto alla domanda di un giornalista. E la mia risposta è stata: la politica stia fuori da questa ossessione di mettere tutti contro tutti.