17/10/2018

Pd: cambiamo tutto, dalle politiche ai dirigenti

Mi candido per cambiare il partito, non per gettare la spugna. L’Italia ha bisogno di una nuova speranza che soltanto il Pd e un’alleanza di centrosinistra sono in grado di rappresentare. Cambiando i paradigmi, però, altrimenti non saremo credibili


L’intervista di Mattia Pertoldi, Il Messaggero Veneto, 17 ottobre 2018

L’uomo che punta a rivoluzionare il Pd fa tappa in Fvg. Nicola Zingaretti, governatore del Lazio e candidato alla segreteria nazionale dem, arriva, infatti, oggi a Trieste, ospite di Francesco Russo, per la prima tappa sui territori dopo l’appuntamento romano che, una manciata di giorni or sono, ha rappresentato, di fatto, l’inizio della sua lunga corsa verso il congresso.

Presidente, si aspettava una partecipazione così numerosa, domenica a Roma, o ne è rimasto sorpreso? «È stata una bellissima giornata, superiore alle attese sia per quantità sia per varietà delle presenze. Dopo tantissimi anni si è vista una piazza costruita per consentire a storie diverse di incontrarsi: militanti e iscritti del Pd, esponenti dell’associazionismo, del volontariato e delle imprese. Direi un bel modo per iniziare la ricostruzione della speranza per l’Italia».

Il percorso, però, non pare facile. Il Governo, nei sondaggi, viaggia attorno al 60% dei consensi complessivi… «I partiti di governo hanno ottenuto un enorme appoggio grazie all’indubbia capacità di rappresentare i grandi problemi dell’Italia: la lotta alla povertà e alle ingiustizie così come la necessità di rinnovare l’Europa. Ma hanno già iniziato a tradire le promesse fatte agli elettori. Il Paese si sta impoverendo, sono stati scaricati miliardi di debiti sui giovani e picconare continuamente l’Europa, invece di pensare a come cambiarla dall’interno, non è nell’interesse degli italiani, bensì di grandi potenze internazionali che puntano ad avere un avversario in meno sul mercato globale».

Quando parla debiti si riferisce al reddito di cittadinanza? «Quella è un’assoluta follia perché porta a un indebitamento enorme invece di puntare sugli investimenti. Faccio notare, però, come M5s e Lega nel Def abbiano scritto che nel prossimo quinquennio gli interessi sul debito pubblico aumenteranno dello 0,1% del Pil all’anno cioè di 1,8 miliardi di euro ogni 12 mesi. Miliardi bruciati per il pressapochismo con cui hanno affrontato il tema dello spread che interessa aziende e famiglie. Stanno saccheggiando i risparmi degli italiani e dobbiamo fermarli».

Il Pd, però, non pare passarsela molto bene… «Il partito è frastornato da anni di sconfitte e avrà un futuro soltanto se sarà in grado di cambiare. Un cambio netto, di politiche e di gruppo dirigente con una parallela maggiore apertura alla società. I tracolli di questi anni non sono dovuti semplicemente all’aver sbagliato comunicazione, bensì, soprattutto, al non aver compreso quanto il dolore delle persone dovesse ottenere una risposta, da parte nostra, meno superficiale. Mi candido per cambiare il partito, non per gettare la spugna. L’Italia ha bisogno di una nuova speranza che soltanto il Pd e un’alleanza di centrosinistra sono in grado di rappresentare. Cambiando i paradigmi, però, altrimenti non saremo credibili».

E del suo possibile avversario, Marco Minniti, cosa ne pensa? «I competitors saranno diversi, ma credo in un approccio che si basa sulla presentazione delle proprie idee senza attaccare quelle degli altri. Spero in un bel congresso che conquisti le persone e ci porti, finalmente, a voltare pagina aprendo una nuova fase della sinistra italiana».

Molto politically correct, ma davvero si aspetta questo fair play anche dai renziani? «Non è questione di fair play, quanto di finirla con la stagione degli insulti. L’obiettivo è costruire una nuova piattaforma economica e sociale che abbia al centro crescita, equità e sostenibilità ambientale. Le persone ci giudicheranno in base alle scelte che prenderemo. Non per gli scontri sui social».