04/12/2018

Zedda è la speranza: dall’isola può partire la nostra riscossa

In una situazione difficile per l’Italia e per la democrazia, ma anche per le prospettive di vita di questa regione, da osservatore mi permetto di definire Zedda la nuova speranza. Vedo nella disponibilità di Zedda un gesto generoso, e da parte della coalizione un segnale che si dà alle persone dopo la sconfitta delle politiche: abbiamo capito e vogliamo cambiare


L’intervista di Paolo Merlini, La Nuova Sardegna, 4 dicembre 2018

«Zedda? È la nuova speranza, e non mi riferisco solo alla Sardegna. Credo che qui si possa sperimentare, per la prima volta dopo la sconfitta del 4 marzo scorso, il primo grande laboratorio politico della riscossa del centrosinistra». A Nuoro per un dibattito alla biblioteca Satta, Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio e uno dei sette candidati alla segreteria nazionale del Pd, parla delle prossime elezioni regionali in Sardegna, e delle prospettive che possono aprirsi per il centrosinistra puntando su una figura, qual è il sindaco di Cagliari, esterna all’azionista di maggioranza della coalizione, appunto il Pd.

Il suo partito in Sardegna non guarda al proprio interno per la guida della Regione, ma si affida a Massimo Zedda, che proviene da Campo progressista. Un modo per togliersi le castagne dal fuoco in una situazione particolarmente frammentaria o una scelta avveduta? «In una situazione difficile per l’Italia e per la democrazia, ma anche per le prospettive di vita di questa regione, da osservatore mi permetto di definire Zedda la nuova speranza, e parla un presidente che ha vinto il 4 marzo di fronte al risultato catastrofico delle elezioni politiche, e lo ha fatto proprio  scommettendo su un modello di alleanza larga, plurale e ricca che si rivolge alle esperienze più vive della società. Vedo nella disponibilità di Zedda un gesto generoso, e da parte della coalizione un segnale che si dà alle persone dopo la sconfitta delle politiche: abbiamo capito e vogliamo cambiare».

Dunque Zedda per lei è l’uomo del cambiamento? «Credo che qui in Sardegna si possa sperimentare, per la prima volta dopo il 4 marzo, il primo laboratorio politico della riscossa. Nessuno vuole nascondere che ci troviamo di fronte a una situazione complessa, a maggior ragione sono convinto che il coraggio di Zedda sia anche questo un esempio di bella politica che farà riavvicinare molte persone, e generare inoltre molte speranze tra i giovani, perché sicuramente lui è portatore di un modello di governo che interloquisce prima di tutto con più semplicità rispetto al passato».

Un segnale che il Pd, con ben sette candidati alla segreteria nazionale, non sembra riuscire a dare. «Anzitutto i candidati diventeranno tre, come è sempre stato nella storia del partito. Ma non c’è dubbio che viviamo sulla nostra pelle le ferite di una drammatica sconfitta, e se io ho fatto la scelta di mettere in campo una proposta è perché ho visto il rischio immenso della rimozione della gravità di quella sconfitta. La questione centrale per rivolgersi alle persone sarà dimostrare la voglia di cambiare e ricomporre un quadro nuovo e unitario. E fare autocritica, perché non abbiamo visto livelli di disuguaglianza sociale che hanno colpito la dignità stessa di milioni di persone».

Milioni di persone che alle politiche hanno dato il voto a Lega e Cinque Stelle, magari confidando nel reddito di cittadinanza. Solo in Sardegna quest’ultimo interessa una platea di 107mila famiglie. «Al momento non vedo alcuna proposta praticabile, ma solo promesse. Quando i Cinque Stelle si sono affacciati al balcone, urlando “Abbiamo abolito la povertà”, hanno lanciato un messaggio molto potente che si è rivelato completamente falso. Di certo c’è che si stanno bruciando miliardi. La tragedia italiana alla quale stiamo assistendo non è tanto in una deriva democratica: la cosa più grave di questo passaggio storico in realtà è il clamoroso passo indietro sulla competitività e sulla tenuta economica e sociale dell’Italia. Il costo di questo fallimento lo pagheranno in particolare quelle famiglie che aspirano al reddito di cittadinanza. E le giovani generazioni: sono coloro che pagheranno più di tutte la catastrofe che deriva dal finanziare una manovra economica basata sul debito in un paese dove questo è già fortissimo».

Come vede il principale avversario del centrosinistra, l’alleanza Lega-Psd’Az? «Al Psd’Az dico di stare in proprio potere, un disegno sul guardia, perché la Lega è portratrice di un disegno politico incentrato unicamente sul proprio potere, un disegno sul quale è disposta a sacrificare tutto e tutti. I Cinque Stelle hanno appena cominciato a pagarne il prezzo.