11/03/2019

La tragedia dell’aereo precipitato in Etiopia ci ha mostrato un’altra Italia

L’Italia della cooperazione e del volontariato con un cuore grande, operosa, aperta, competente. Mentre qui alcuni nascondono il loro egoismo nella formula vuota “aiutateli a casa loro”, c’è un’Italia che conta nel mondo perché mette i suoi migliori talenti e la sua generosità a disposizione di principi e progetti concreti di umanità e solidarietà


Nel dolore per la terribile tragedia dell’aereo precipitato in Etiopia, è apparsa all’improvviso un’altra Italia. Un’altra Italia mille miglia lontana da quella piccola, incattivita e ripiegata su se stessa che riempie le nostre cronache politiche.

Ci è apparsa l’Italia di Virginia Chimenti, di Rosemary Mumbi e di Maria Pilar Buzzetti impegnate nel World Food Programme dell’Onu, l’Italia di Carlo Spini, di sua moglie Gabriella Vigiani, e di Matteo Ravasio, tutti e tre della Ong bergamasca Africa Tremila, l’Italia di Paolo Dieci, tra i fondatori del Comitato Internazionale per lo Sviluppo dei Popoli (Cisp) e presidente di Rete Link 2007; l’Italia di Sebastiano Tusa, archeologo-assessore alla cultura in Sicilia.

Ci è apparsa un’Italia della cooperazione e del volontariato con un cuore grande, operosa, aperta, competente. Mentre qui alcuni nascondono il loro egoismo nella formula vuota “aiutateli a casa loro”, c’è un’Italia che conta nel mondo perché mette i suoi migliori talenti e la sua generosità a disposizione di principi e progetti concreti di umanità e solidarietà.

Abbiamo un motivo in più per restituire a questa Italia, che lavora in silenzio e nell’ombra, il protagonismo che merita.