18/12/2018

Il Lazio, la Regione dell’Accademia delle invenzioni degli startupper

Nel rapporto sulle economie regionali Bankitalia ha evidenziato che il Lazio ha una capacità innovativa più elevata della media nazionale. In questi anni abbiamo lavorato tanto per sostenere lo sviluppo e i risultati si vedono: dalle startup all’audiovisivo, dalla green economy all’agroalimentare, senza dimenticare l’artigianato


di Clemente Pistilli, La Repubblica, 18 dicembre 2018

Anche in un anno difficile come questo, da tempo indicato come locomotiva della ripresa economica, soffre senza perdere troppe posizioni e riesce nell’impresa. Un risultato importante in cui pesano gli investimenti fatti nell’innovazione, da quelli nei settori più innovativi in senso stretto a quelli compiuti nell’adeguamento delle realtà tradizionali, dall’agricoltura alla pesca. Punti di forza in cui, all’interno di una regione che da sempre ruota attorno a Roma, a brillare sono le province. Un rallentamento nella crescita sul territorio è stato segnalato nei giorni scorsi dalla stessa Banca d’Italia, analizzando quanto accaduto nei primi sei mesi del 2018.

Proprio Bankitalia però a giugno, nel rapporto sulle economie regionali, ha anche evidenziato che la “capacità innovativa del Lazio è leggermente più elevata della media nazionale”. Un fronte su cui già dalla scorsa legislatura si batte, investendo milioni di euro e attingendo ai preziosi fondi europei, la giunta di Nicola Zingaretti. A fare la differenza, tanto per citare qualche dato, vi sono così le startup, passate da 49 nel 2013 a ben 980 quest’anno. Un fenomeno concentrato per il 10% proprio nel Lazio, seconda in tale ambito soltanto alla Lombardia. Senza contare che, aggiungendo incubatori, acceleratori e altre forme nuove di fare impresa, sui territori si contano duemila diverse realtà.

Un polo che per l’hi-tech è cresciuto dell’11,2% rispetto alla media nazionale e che spazia dall’audiovisivo alla tecnologia applicata ai beni culturali, dall’artigianato artistico al design. Con tanto di Startupper School Academy, finalizzata a promuovere l’imprenditorialità nelle scuole, a creare una vera e propria cultura del settore, con coinvolti già 268 istituti e ottomila studenti. Fenomeno che gode pure del sostegno di Lazio Innova, società in house della Regione, determinante nell’erogazione degli incentivi, nel sostegno al credito e negli stessi servizi per l’internazionalizzazione.

Solo nell’audiovisivo la regione è la prima della penisola per produzione e la seconda in Europa per investimenti (22 milioni di euro), con 9.800 addetti e un export che nel 2017 è cresciuto del 30,7%. In generale, inoltre, le imprese culturali e creative presenti nel Lazio sono 53mila, il 10% di quelle italiane, e da sole producono l’8% del Pil regionale. Scontato a questo punto che una tale vivacità, sostenuta anche dal programma regionale Laziocreativo, ha portato più volte l’Istat a definire il territorio il primo nel Paese per crescita economica. Sviluppo e lavoro trainati in modo particolare dalle province di Roma, Latina e Viterbo.

Notevole in tal senso l’importanza della cosiddetta green economy, tanto per quanto riguarda le scelte ecocompatibili di alcune aziende quanto per le riconversioni e le bonifiche. II Green Italy 2018, rapporto stilato dalla Fondazione Symbola e da Unioncamere Lazio, ha sottolineato a tal proposito che le imprese green laziali sono ormai 32.545, creando 45.480 posti di lavoro, i19,6% del totale nazionale. Subito dietro a Lombardia e Veneto. Un’area che sul futuro investe e attrae investimenti. Non a caso un colosso come Ibm ha scelto Rieti per realizzare un centro di innovazione digitale, in cui investire oltre 18 milioni di euro e dove, una volta a regime, verranno creati 130 posti di lavoro. A pesare però è stata anche la capacità di innovare i settori tradizionali.

Una ricerca presentata a ottobre da Intesa Sanpaolo ha definito l’industria agroalimentare, concentrata sempre nelle province, centrale per l’economia del Lazio. Aziende che impegnano il 6,5% dei lavoratori della regione e che valgono il 4,5% del valore aggiunto. Un territorio che è il quarto in Italia per il biologico e che soprattutto a Viterbo e Latina vede dai campi creare un valore enorme. Da quelle zone, tra il Circeo e la Piana di Fondi, arrivano del resto il 40% delle esportazioni agroalimentari del Lazio, cresciute del 5% sul totale nazionale, e viene coltivato un terzo dei kiwi prodotti in Italia, ben 178mila tonnellate nel 2017. Notevole inoltre lo sviluppo dell’economia del mare, tra le migliori d’Italia insieme a Liguria e Sardegna, con 3.651 aziende del settore solo a Latina, cresciuta del 2,5% in due anni.

Senza dimenticare l’artigianato. Il distretto di Civita Castellana, in provincia di Viterbo, è il più importante del Paese: delle 33 aziende italiane produttrici di ceramica sanitaria, che danno lavoro a 3.118 persone, con un fatturato che lo scorso anno ha toccato i 353,3 milioni di euro (+6,1%), 30 sono inserite nel distretto viterbese. Infine il turismo, che continua a produrre ricchezza anche mentre tutti gli altri settori sono in affanno. Sempre Bankitalia ha appena precisato che le presenze a Roma sono aumentate del 3,1% e la spesa degli stranieri del 6,8%. Le attività legate a tale settore sono oltre 73mila, aumentate del 7% negli ultimi cinque anni. Un miracolo economico nel segno dell’innovazione.