09/05/2018

Legge a tutela dei rider, nel Lazio andiamo avanti

Siamo i primi a riconoscere nell’innovazione tecnologica una delle grandi frontiere per lo sviluppo, ma dobbiamo iniziare a preoccuparci delle persone che si trovano in una situazione di dipendenza economica a cui nessuno ora parla. Il numero di queste persone è in rapido aumento e, se non ci poniamo immediatamente il problema delle tutele retributive e previdenziali, della sfera dei diritti e della dignità dei lavoratori nell’epoca dell’economia digitale, rischiamo di creare uno sterminato limbo dei diritti, destinato a essere sempre più popolato


La mia lettera alla direttrice del Manifesto sulla questione della legge regionale a tutela dei rider, 8 maggio 2018

Cara Direttrice,

ho letto con interesse e attenzione l’articolo che il vostro giornale ha pubblicato in merito alla sentenza del tribunale di Torino sulla vicenda Foodora. Poiché il giuslavorista Martelloni chiama in causa anche la mia proposta di varare nel Lazio una normativa regionale a tutela dei rider, ritengo doveroso spiegare brevemente perché ho intenzione di proseguire questa battaglia, nonostante sia consapevole del rischio che un intervento regionale possa, come sostiene Martelloni, confliggere con l’art.117 della Costituzione.

Andremo avanti nel Lazio per due motivi: in primo luogo perché riteniamo sia possibile lavorare a forme di tutela compatibili con le normative nazionali. Impegneremo il governo regionale per costruire una piattaforma normativa, studiando soluzioni per estendere ai lavoratori della cosiddetta gig economy le dovute prerogative di natura assicurativa, previdenziale, di sicurezza, dei quali non possono essere privati, anche prevedendo forme di garanzia per un salario minimo per mezzo della contrattazione sindacale. Sottoporremo queste soluzioni a una consultazione pubblica, aperta alle forze politiche, sindacali, e delle imprese, alla partecipazione propositiva di singoli cittadini, di studiosi, di lavoratori che hanno sperimentato personalmente questa condizione, ma anche delle aziende che operano nella gig economy. Vengo quindi alla seconda, fondamentale ragione che mi spinge ad andare avanti.

Un motivo di natura strettamente politica, che rivendico: la questione dei rider e della gig economy evidenzia in maniera eclatante l’incompletezza della proposta politica e normativa sui temi del mercato del lavoro. Generando peraltro una delle più grandi contraddizioni di questi tempi, che vede ciascuno di noi beneficiare come utente dei servizi dell’era digitale, ma che scarica i costi sociali e umani dell’innovazione sulle spalle del lato più debole della relazione: il lavoratore.

Siamo i primi a riconoscere nell’innovazione tecnologica una delle grandi frontiere per lo sviluppo, ma dobbiamo iniziare a preoccuparci delle persone che si trovano in una situazione di dipendenza economica a cui nessuno ora parla. Il numero di queste persone è in rapido aumento e, se non ci poniamo immediatamente il problema delle tutele retributive e previdenziali, della sfera dei diritti e della dignità dei lavoratori nell’epoca dell’economia digitale, rischiamo di creare uno sterminato limbo dei diritti, destinato a essere sempre più popolato. Specie in questa fase di afasia della politica, serve quindi un segnale forte, e io voglio cominciare a lanciarlo dal Lazio. Già il prossimo lunedì avremo il primo incontro con le organizzazioni sindacali sul tema dei rider. Sarà nostro impegno proseguire su questo fronte di battaglia per i diritti, con l’obiettivo di trovare soluzioni efficaci nel Lazio e, insieme, di portare l’argomento dentro una discussione nazionale.