31/01/2019

La mia lettera a Conte: tre proposte per fronteggiare la recessione

Dopo 8 mesi di questo governo l’Italia peggiora. Ho proposto al presidente del Consiglio Giuseppe Conte 3 azioni concrete che si possono realizzare subito, senza costi aggiuntivi per i conti pubblici. Ecco la lettera che ho mandato al presidente del Consiglio, alle associazioni di categoria e ai sindacati


Gentile Presidente Conte,
i pessimi dati sul prodotto interno lordo (Pil) pubblicati oggi dall’ISTAT confermano il netto peggioramento dell’economia italiana, che ormai è entrata in recessione. Questo andamento negativo è ovviamente legato al rallentamento a livello internazionale, ma deriva anche da fattori nazionali, a partire da una serie di scelte del Suo governo che generano incertezza e sfiducia e scoraggiano gli investimenti delle imprese. In assenza di interventi immediati, la situazione è destinata inesorabilmente ad aggravarsi.

La politica economica del Governo è del tutto inadeguata per fronteggiare questo stato di cose. Da mesi sostengo che le misure adottate con la Legge di bilancio negano la realtà, illudono gli italiani e scaricano enormi costi sulle giovani generazioni. Ho più volte indicato una possibile strategia per aumentare la crescita dell’economia migliorandone la sostenibilità ambientale e sociale. E’ ciò che ho chiamato Economia Giusta.

In questa sede le chiedo di agire subito. Il 9 febbraio CGIL, CISL e UIL scenderanno in piazza a Roma con una piattaforma unitaria. Il presidente di Confindustria ha lanciato l’idea di un nuovo patto per il lavoro, da costruire insieme alle organizzazioni sindacali. A Torino decine di migliaia di cittadini hanno manifestato per chiedere al governo di sbloccare la TAV Torino-Lione e altri grandi progetti infrastrutturali. Sono voci da ascoltare, perché chiedono giustamente investimenti per la crescita e la competitività del Paese.

Il Governo deve cambiare rotta il prima possibile, avviando un confronto con le forze economiche e sociali per costruire un primo pacchetto di misure anti-recessione.
Vorrei suggerire con spirito costruttivo alcune azioni, realizzabili senza significativi costi aggiuntivi per i conti pubblici.

Primo. Gli investimenti pubblici sono la principale variabile su cui agire. Ad oggi sono 27 le grandi opere di importo superiore a 100 milioni di euro ferme, in bilico o congelate, per un valore complessivo di 24,6 miliardi di euro. Sbloccare in tempi rapidi le opere già finanziate avrebbe un impatto molto positivo sull’economia e sull’occupazione. Una ulteriore misura utile potrebbe essere lo spostamento sugli investimenti degli enti locali di almeno 3 miliardi di euro attualmente stanziati per le spese in conto capitale delle amministrazioni centrali. Questi fondi potrebbero essere destinati al finanziamento di opere di messa in sicurezza del territorio, delle scuole e delle strade, che hanno tempi di realizzazione mediamente più rapidi.

Secondo. Bisogna rafforzare alcuni importanti incentivi per gli investimenti privati, ridimensionati dalla legge di bilancio da poco approvata. Il credito d’imposta per il Mezzogiorno va prorogato, con copertura a carico dei Fondi Strutturali Europei e del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione. Le misure del programma Impresa 4.0 che favoriscono l’innovazione, a partire dal credito d’imposta per la ricerca e sviluppo, andrebbero pienamente ripristinate, rimodulando a questo scopo la spesa pubblica in conto capitale.

Terzo. Il lavoro, il grande assente della legge di bilancio, va riportato in cima tra le priorità del governo. I dati INPS di novembre evidenziano un forte calo delle assunzioni, legato alla netta frenata di quelle a termine. È necessario rivedere alcune scelte del decreto Dignità, ripensare la cosiddetta Flat tax per i lavoratori autonomi e rendere più conveniente l’occupazione stabile, se si vuole evitare il crollo delle assunzioni di dipendenti e un boom di lavoratori precari con finte partite IVA. Gli ammortizzatori sociali vanno a loro volta rafforzati, accogliendo le proposte delle organizzazioni sindacali. Lo si potrebbe fare nell’ambito del decreto sul reddito di cittadinanza e quota 100.

Quest’ultima misura, molto costosa e penalizzante per le donne e per i lavoratori con carriere fragili e discontinue, dovrebbe essere quanto meno orientata a favorire il più possibile un reale ricambio occupazionale, prevedendo corsie preferenziali e incentivi per le aziende che assumeranno nuovi lavoratori in sostituzione di chi andrà in pensione con Quota 100. Cosa per nulla scontata, con una congiuntura economica in netto peggioramento.
Circostanze che mi rendono molto dubbioso sulla reale efficacia di questo provvedimento.

Le azioni che ho proposto, spostando risorse su investimenti e lavoro, aiuterebbero a contrastare una recessione altrimenti lasciata libera di dispiegarsi da una manovra di bilancio largamente inefficace (se non controproducente).

Mi auguro, Sig. Presidente, che la sua onestà intellettuale le consenta di non rigettare aprioristicamente queste proposte, che mi permetto di avanzare solo nell’esclusivo interesse del Paese. Le chiedo di correggere la rotta, e farlo presto. Perché lo spettro della recessione non è nei numeri di un trimestre, riguarda la vita, il lavoro, la dignità degli italiani. Basta propaganda, prima l’Italia, prima le persone.

Nicola Zingaretti