26/10/2019

Soldi alle buone idee: il successo del modello Lazio

"Modello Lazio". Lo chiamano così nelle regioni italiane desiderose di imitarlo per dare un cambio di marcia nel sistema dell'innovazione: è un modello a doppio binario di investimenti nelle startup che ha portato a moltiplicarne per 20 il numero nella regione Lazio, arrivando a 1.136 startup, I'11 per cento del totale nazionale. Una strategia e un modello di sviluppo in cui abbiamo creduto fin da subito e che ci ha consentito di costruire un sistema che prima non c’era e di cui siamo orgogliosi


La Repubblica 26 ottobre 2019

“Modello Lazio”. Lo chiamano così nelle regioni italiane desiderose di imitarlo per dare un cambio di marcia nel sistema dell’innovazione: è un modello a doppio binario di investimenti nelle startup che ha portato a moltiplicarne per 20 il numero nella regione Lazio, arrivando a 1.136 startup, I’11 per cento del totale nazionale. Come raccontato all’Enn Congress di Roma nei giorni scorsi, appuntamento organizzato da Ebn Network, Regione Lazio e Lazio Innova – che connette innovatori, investitori e incubatori, ovvero tutto l’ecosistema delle startup.

«La ragione di questa esplosione di startup è l’impostazione che ha voluto dare la giunta regionale Zingaretti, fondata su due punti: il primo sono gli incubatori, spazi attivi attraverso cui Lazio Innova, società della Regione Lazio dedicata all’innovazione e allo sviluppo economico, promuove la crescita delle startup», spiega Andrea Ciampalini, direttore generale di Lazio Innova.

«Il secondo è il nostro modello sul capitale di rischio: in questo momento la regione Lazio è una delle regioni che più investono in venture capital, utilizzando risorse europee che si associano a una parte di risorse private, con specifici aiuti di Stato». Aiuti che invogliano gli investitori privati a dare linfa vitale alle giovani startup. «Le imprese innovative laziali o di altre regioni ma disposte ad aprire una sede operativa nel Lazio – devono sapere che nel Lazio ci sono capitali pronti per essere investiti. Lo facciamo sia indirettamente – attraverso i fondi di primissimo piano in cui abbiamo investito, come United Ventures, Primo Miglio, Vertís, Tech Growth di Fondo Italiano – che direttamente, con fondi gestiti da Lazioinnova», spiega Ciampalini. «Sono risorse pubbliche a cui si associa una parte molto consistente di risorse private: noi investiamo in imprese soltanto se c’è anche un coinvestitore privato che lo fa insieme a noi, figura terza e indipendente rispetto al fondatore della startup». Ad attrarre gli investitori è, tra le altre cose, la ripartizione asimmetrica dei profitti. «Se un venture capitalist investe insieme a noi in un’impresa innovativa, e magari ne detiene il 30 per cento e Lazio Innova il 20 per cento, quando andremo a riscuotere la nostra quota di profitti Lazio Innova retrocederà – grazie alle risorse ottenute dall’Europa – una parte di quanto ricevuto al coinvestitore, che ad esempio potrà ricevere il 40 per cento dei profitti pur avendo investito solo per il 40 per cento», spiega Ciampalini.

«I fondi nei quali investiamo fanno investimenti mirati, ma variegati: ad esempio Primo Miglio fa investimenti molto piccoli e si prende la responsabilità di accelerare le startup nelle quale investe, quindi di accompagnarla in un vero processo di tutoraggio e mentorship». Il risultato è che la strategia della Regione Lazio per sostenere l’innovazione attraverso i capitali di rischio copre tutte le fasce d’intervento: dagli investimenti più piccoli (100.000/150.000 euro) a quelli più corposi (10/20 milioni di euro). E le startup possono fiorire.