04/02/2020

Ostia, che ateneo. Ed è pubblico

A Ostia abbiamo vinto una sfida: rilanciarla e farla diventare una città universitaria. Grazie a RomaTre e a tantissimi che hanno collaborato oggi possiamo dire che ce l'abbiamo fatta. Ecco come possiamo essere vicini ad Ostia e ai quartieri periferici con investimenti legati ad interventi pubblici di qualità in queste zone. Non è giusto ricordarsi di questi territori solo quando accadono fatti di cronaca. In questi quartieri occorre starci con idee che costruiscono il futuro. Le paure si superano costruendo speranza


di Corrado Zunino, Robinson – La Repubblica, 1° Febbraio 2020

Lo raccontano come un avamposto del sapere, somiglia piuttosto a un’oasi. Il mare davanti, la brezza che spazza via le ultime polveri sottili romane. Con i suoi tre piani stretti ma confortevoli, il Polo di Ostia ha i connotati del luogo dove studiare è una fortuna. Classi sgombre, corridoi con i tavoli liberi, lezioni puntuali e annunciate su schermi che ricordano le paline con gli orari dei bus: « 8- 10, Analisi matematica I, professor Luca Biasco » . Due aule grandi, non proprio magnae: ottanta posti l’una. Tre sono di ampiezza standard e tutte servono novanta ragazzi che arrivano qui alzandosi dal letto che è ancora buio. Vogliono diventare ingegneri delle tecnologie del mare.

Il nascente Polo di Ostia, che contempla due corsi triennali di Ingegneria del mare e dallo scorso ottobre un terzo di Giurisprudenza — altri cinquanta iscritti — , è l’idea realizzata dell’università che va in periferia. È nato tutto grazie a una testata, ormai storia: « La sera del 7 novembre 2017 », racconta il rettore di Roma Tre, il francesista Luca Pietromarchi, « accendo il telegiornale e scopro quell’intervista attorno a una palestra in periferia. Il giornalista che fa domande, il boss locale, Roberto Spada, che risponde con quell’atto di una violenza inaudita.

Ero stato nominato rettore da quattro giorni e quarantott’ore prima avevo conosciuto Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio. Lui adesso era lì, ad Ostia, assediato dai microfoni. Diceva: “Lo Stato deve riprendere il controllo del territorio, bisogna ripartire dall’istruzione”. Era proprio così, e io potevo fare qualcosa. Il giorno dopo l’ho chiamato: “Presidente, dicevi sul serio? Certo”, mi ha risposto, ” preparami un progetto”». In una settimana Zingaretti trova sul tavolo il piano per far nascere sul litorale un corso per le energie marine rinnovabili. « Poche ore e ho ricevuto le chiavi della struttura dell’ex Enalc», ancora il rettore. « Comodato d’uso gratuito, più otto milioni di euro per ristrutturarla. Noi, Università di Roma Tre, abbiamo deciso di mandare sul litorale le migliori risorse matematiche e ingegneristiche». Nessuno dei docenti incaricati ha rifiutato il trasferimento dalla sede.

Ex Enalc, Ente nazionale per l’addestramento dei lavoratori del commercio. Un edificio tirato su nel 1959 che è un riassunto del viaggio delle opere pubbliche italiane. Nasce come albergo di lusso e scuola per albergatori, ospita Frank Sinatra e Re Faruk, anche la Nazionale di calcio del Settanta prima della partenza per i Mondiali del Messico. Lo chiudono, e lo riaprono per ospitare i senzatetto dell’alluvione dell’Idroscalo. Otto anni fa la presidente Renata Polverini porta nell’edificio la formazione professionale, l’incontro di Zingaretti col rettore di Roma Tre lo destina all’alta formazione.

A quattro chilometri e mezzo dall’Enalc diventato ateneo, a proposito di periferia, ci sono i palazzoni popolari di Piazza Lorenzo Gasparri, hub dell’eroina consumata in loco e in transito per la capitale. Nel 1983 ci hanno girato le scene centrali di Amore tossico, film che illumina il sogno turistico di Ostia mentre sprofonda nel traffico degli stupefacenti: «A me il limone non me lo danno perché sanno che me ce drogo » , diceva Il Dandi. Trentasette anni dopo, il livello di sprofondo non consente ancora di vedere la luce. Dietro Piazza Gasparri, d’altronde, c’è Via dei Forni. Con la Femus Boxe, la palestra del clan Spada, la scintilla per la creazione dell’università del mare. Due mesi fa la procura l’ha sequestrata. Ostia ultimo quartiere a Sud di Roma ha conosciuto questo percorso a scendere, lungo trentacinque anni, come molte periferie italiane: il “mare di Roma” è diventato il suo mercato illegale, il territorio sofferente si è aperto agli insediamenti mafiosi. «Conoscevo solo le spiagge del Lido, confesso», dice ora il rettore Pietromarchi, «e quella testata mi ha aperto un mondo». Il Primo Ottobre 2018 il Polo universitario parte.

Lo frequentano 140 ragazzi. Matilde, primo anno, racconta: «Vivo qui vicino, Acilia, e sono cresciuta al Liceo Labriola con i neofascisti fuori scuola. Ogni volta che venivo al Lido per un gelato sapevo di regalare qualcosa alla mafia. Il pizzo. Conoscevo le storie della Sicilia dai miei genitori e ora conosco Ostia sulla mia pelle, ma ogni giorno che vengo qui, ogni nuova lezione, mi fortifico nella scelta di Ingegneria del mare frequentata sotto casa» . Quattro su dieci, tra gli iscritti, sono residenti nel X Municipio e nel litorale vicino. Gli altri hanno preso una stanza a ridosso del lungomare, portando risorse. Gabriele, 19 anni: «A Roma c’è un’offerta per Ingegneria enorme, tre università pubbliche, grandi specializzazioni nei dipartimenti, ma l’idea di collegare la disciplina all’ambiente e in particolare al Mediterraneo è stata straordinaria» . Questo è l’unico corso in Italia, Paese con 7.500 chilometri di costa, che insegni a posare in mare piattaforme e installare sul fondo pale eoliche. In un tratto di costa dove ogni anno il Tirreno porta via spiagge intere, s’insegna anche a proteggere coste e porti. Ivana, anche lei matricola, è salita qui dall’Istituto nautico di Milazzo, Comune di Messina. Voleva imbarcarsi, poi ha scelto Ingegneria a Ostia, «difficile come la mia città d’origine ». Francesco, 25 anni, si paga gli studi insegnando a nuotare: aveva abbandonato l’università dopo l’iscrizione a Economia, Tor Vergata. Ha ripreso. Sono in molti a usare l’avamposto- oasi solo per studiare. Risiedono nel X Municipio, frequentano altre facoltà nella capitale e la vicina biblioteca pubblica Elsa Morante è inaccessibile già di tarda mattina. Giulio è al secondo anno di Psicologia dopo la prima laurea in Medicina: «Mi sono diplomato al tecnico industriale senza aprire i libri, crescendo mi è venuta l’ansia di sapere, ho compreso che il vuoto andava riempito». Conosce la fama di Ostia, le sue deviazioni: « Per capire che il Polo universitario è un successo basta guardarsi attorno. Appena cala il sole, il traffico di prostitute monopolizza l’area. Da queste parti è facile debordare. L’offerta di droga, il sabato sera, è a basso prezzo e in ogni strada. Io mi sono dato questo limite e l’ho detto al gruppo di amici: il lunedì voglio essere lucido in classe per seguire la lezione » . Giulio non deborda.

L’università italiana, che nelle ultime stagioni sta chiudendo bilanci in positivo, ha ripreso ad andare in periferia. L’Ateneo di Tor Vergata nasce nei Settanta nel Quadrante Est di Roma e nel gennaio 2018 ha inaugurato un nuovo Rettorato. La Federico II di Napoli nel 2016 ha aperto il Polo a San Giovanni a Teduccio. Il Politecnico di Bari ha appena deciso di portare nel complicato quartiere San Paolo i corsi universitari di Scienze politiche e del Dipartimento di Ingegneria civile, ambientale, del territorio, edile e chimica. Nelle affollate metropoli europee l’università nei sobborghi è una necessità prima di una scelta: la Sorbona di Parigi dal 1970 è stata separata in tredici accademie e ha spostato i suoi corsi nelle banlieux di Saint Denis, Nanterre. «Abbiamo appena approvato l’istituzione di due nuove lauree magistrali» , chiude Pietromarchi, «e avviato, con qualche difficoltà, la ristrutturazione dell’edificio a fianco. Contiamo di portare qui mille studenti in due stagioni: studieranno il mare guardando il mare, dalla vecchia sala da ballo la vista sul Tirreno è straordinaria. I ragazzi, sì, cambieranno di nuovo la faccia di Ostia».