05/10/2021

Dal PD riformismo popolare per cambiare le cose

Il Partito Democratico deve essere un punto di riferimento affidabile per gli italiani, insistere sui contenuti, le scelte, la concretezza dei bisogni. Niente proclami ed esibizionismi, più vicinanza alla condizione materiale di vita delle persone. È il tempo della ripresa: possiamo tentare una più ambiziosa idea di futuro


Sono circa due anni, dall’irrompere del Covid, che gli italiani chiedono alla politica un orientamento e delle scelte chiare sulle questioni più importanti che li riguardano: la loro esistenza concreta, la salute, il lavoro, il futuro dei loro figli e delle loro comunità.

Non c’è dubbio: chi ha saputo meglio rispondere a queste domande è stato il Pd, la sua delegazione al Governo e, seppure in forma diversa, l’insieme delle forze del nuovo centrosinistra.

La nostra vittoria in questa tornata elettorale è molto figlia di questo.

Si conferma giusta l’ispirazione unitaria del Pd, che ha puntato nuovamente a costruire un sistema di alleanze aperto e competitivo e una unità interna che si è rafforzata in questi mesi.

Nel periodo del governo Draghi il Pd, infatti, non è stato attraversato da polemiche o lotte interne. Ciò è stato determinante per combattere meglio ed è il frutto di una direzione ferma ma pluralista di Enrico Letta.

La destra populista capace, fino a qualche tempo fa, di cavalcare le paure, nella sfida con la nuda realtà dei fatti si è persa. Non ha dato risposte convincenti. È apparsa distante dai problemi concreti del nostro tempo.

Prigioniera di un’identità costruita tutta “contro” invece che “per”: contro qualcosa o qualcuno, piuttosto che per un progetto di speranza utile agli italiani.

Sul Covid, sulle mascherine, sul lockdown, sui vaccini, sul ruolo dell’Europa, e altro ancora, la destra italiana è apparsa contraddittoria, confusa, divisa e ondivaga.

La sua totale inadeguatezza nell’emergenza del Paese ha messo in luce quanto i populismi siano talvolta abili a rappresentare problemi, paure, solitudini, ma del tutto incapaci di dare soluzioni credibili.

La debolezza delle loro candidature non è un fatto locale, ma politico e nazionale.

Molti elettori disincantati hanno scelto il silenzio e l’astensione, un fatto preoccupante. Ma sicuramente una parte importante di loro, dopo molti anni, ci osserva con attenzione e a noi spetta dare segnali.

I candidati del centrosinistra nei ballottaggi, lo sapranno fare, perché incarnano un’idea positiva e rassicurante di buon governo, di serietà, di cambiamento e di un futuro più credibile.

È stata d’altronde già al primo turno la forza di candidature forti unitarie e autorevoli a fare la differenza.
Ora ci sono due processi aperti nella politica italiana: uno nel campo del centrodestra, che pare andare verso un aumento di conflittualità e divaricazioni.

L’altro nel campo largo del centrosinistra che può (e deve) confermarsi di dialogo positivo e di nuove convergenze.

Se, naturalmente, continueremo ad avere l’intelligenza e la passione necessarie per dare priorità al bene del Paese.

Il Pd deve fare il Pd: essere un punto di riferimento affidabile per gli italiani, insistere sui contenuti, le scelte, la concretezza dei bisogni, tralasciando formule o nomi. Niente proclami ed esibizionismi, più vicinanza alla condizione materiale di vita delle persone.

Stiamo vincendo la battaglia sanitaria, ora è il tempo della ripresa. È il tempo di realizzare un nuovo modello di sviluppo sostenibile dal punto di vista sociale e ambientale, che valorizzi il ruolo dei giovani e delle donne. Più giusto e più umano. Questa funzione, che anche l’Europa ci sollecita, possiamo svolgerla solo noi e il nostro campo; con un riformismo popolare, concreto, in grado di cambiare le cose.

Dal Pd tutti si aspettano concretezza, soluzioni, una innovazione “giusta” per la lotta alle disuguaglianze. Si aspettano una tensione etica e morale.

Il Covid ha costretto tutti a schierarsi con più nettezza. A chiarire da che parte si sta e a pronunciare dei chiari sì e dei chiari no. Noi siamo stati all’altezza. Ora possiamo tentare una più ambiziosa idea di futuro.