13/06/2018

Il Pd sbagliava, ora si riparte per cambiare e rinnovare l’Italia

La rigenerazione dovrà essere proprio il rilancio di una cultura politica unitaria per cambiare, rinnovare l’Italia e indicare un altro tipo di futuro. Perché tutte le volte che il Pd ha perso l’errore è stato il nostro, non degli elettori


di Giovanna Vitale, La Repubblica, 13 giugno 2018

Tre mesi dopo la batosta del 4 marzo, il Pd si risveglia dal voto amministrativo ancora malconcio ma tutto sommato vivo. Per come si erano messe le cose, poteva andare molto peggio. E invece, nonostante la convalescenza, il partito non ha semplicemente retto: è riuscito a mandare perfino qualche timido segnale di riscatto. «Passi in avanti importanti», li definisce il reggente Martina: «Non dobbiamo cantare vittoria ma segnalare che il Pd rinnovato è competitivo nei territori». Specie là dove – da Brescia a Trapani, passando per i due municipi romani – è tornato ad essere quel che era: il motore di un centrosinistra largo, civico, aperto. In una parola: unito.
Lo dice chiaro Nicola Zingaretti, pronto a svelare le sue carte in vista dell’assemblea chiamata, il 7 luglio o il 14 luglio, a decidere i tempi del congresso per l’elezione del nuovo segretario: «La linea dell’isolamento era sbagliata. Ora lo stanno capendo tutti ed è un fatto positivo perché bisogna chiudere un ciclo politico che ci ha resi più deboli e più isolati».

Non fa nomi né addita colpevoli, il governatore del Lazio, è fin troppo evidente a quale stagione si riferisce. L’importante è non farsi soverchie illusioni: «La strada è ancora lunga», avverte. E però indietro non si torna: «La rigenerazione dovrà essere proprio il rilancio di una cultura politica unitaria per cambiare, rinnovare l’Italia e indicare un altro tipo di futuro», insiste Zingaretti. Perché tutte le volte che il Pd ha perso «non avevano sbagliato gli elettori, avevamo sbagliato noi», conclude.

Antipasto del programma elettorale per il congresso che verrà. Dove il governatore laziale avrà dalla sua anche Paolo Gentiloni: nonostante il pressing per concorrere alla leadership dem, l’ex premier ha infatti garbatamente declinato l’invito. Con l’intesa però che, qualora il governo gialloverde dovesse naufragare anzitempo, sarà proprio lui il candidato naturale del Pd per Palazzo Chigi. Uno schema che tuttavia non tiene conto dell’incognita Matteo Renzi. Non è un segreto che il senatore di Firenze avrebbe voluto Delrio in gara per il Nazareno, ma il capogruppo alla Camera non ne vuol sapere. Se alla fine pure Lorenzo Guerini (l’ultima fiche sul tavolo renziano) dovesse sfilarsi, c’è chi dice che l’ex segretario potrebbe tornare in campo. Per provare a riprendersi il partito. Sempre che alla fine non decida di farsene uno tutto suo.