09/04/2018

La sanità laziale esce fuori dal tunnel: in vista rimborsi a imprese e cittadini

Il disavanzo da 2 miliardi a 100 milioni. Le condizioni sono quelle di far uscire la Regione dal commissariamento e, soprattutto, di far restituire almeno una parte degli aumenti, scattati nel 2006, dell’imposta regionale sui redditi delle persone fisiche (lo 0,5%) e di quello a carico delle attività produttive


di Carlo Picozza, La Repubblica, 9 aprile 2018

I ministeri dell’Economia e della Salute nella verifica sul Piano di rientro dal deficit sanitario del Lazio, per la prima volta da un decennio, senza indugi hanno alzato il pollice sui conti della Regione. E hanno deciso di sbloccare un “premio” da cento milioni; di “addolcire” di qualche decimale l’addizionale Irpef e l’aliquota Irap (arrivate rispettivamente all’1,73 per cento e al 4,82); di favorire l’uscita dalla gestione commissariale. Così, per la sanità del Lazio, si volta pagina a tutto vantaggio dei pazienti e dei contribuenti, i più tartassati d’Italia.

E questa volta, sono i due ministeri a dichiararlo. Lo hanno fatto giovedì scorso, in una riunione che, invece delle solite strattonate, ha registrato l’arrivo di carezze con l’orientamento di sbloccare una parte della quota premiale (il 3% trattenuto in pegno dallo Stato fino al raggiungimento degli obiettivi attesi), di far uscire la Regione dal commissariamento e, soprattutto, di far restituire almeno una parte degli aumenti, scattati nel 2006, dell’imposta regionale sui redditi delle persone fisiche (lo 0,5%) e di quello a carico delle attività produttive (lo 0,92%). Sono state le penalizzazioni più pesanti di fronte a un saldo negativo tra entrate e uscite nella sanità, che dodici anni fa sfiorava i due miliardi.

Ora, con un deficit tendenziale attestato a 113 milioni, sono i due ministeri ad annunciare la buona novella. E i loro dirigenti solleciteranno il governo a firmare il decreto che sancirà la fine della gestione commissariale. Cosa potrebbe cambiare per i cittadini del Lazio? Le entrate delle due imposte regionali previste nel bilancio triennale 2018-2020 sono attestate sui 750 milioni, 400 a carico di lavoratori dipendenti e pensionati (con l’Irpel) e 350 dalle imprese (con l’Irap). Dopo la verifica di giovedì, c’è da sperare in una restituzione, sia pure parziale, degli aumenti del 2006. Se questo ristoro si attestasse sul 50 per cento degli aumenti, per il bilancio della Regione ci sarebbero 200 milioni in meno di entrate per l’Irpef e 175 in meno per l’Irap. E quanti soldi potrebbero rientrare nelle tasche dei contribuenti del Lazio con una riduzione del 50 per cento dell’addizionale Irpef? Se per un milione e 700mila dipendenti soggetti all’imposta lo 0,5 per cento di aumento ha comportato un esborso è di 235 euro di media all’anno, la metà (175 euro) potrebbe tornare ai singoli. Le imprese, dal canto loro, si avvantaggerebbero complessivamente di 175 milioni di euro che potrebbero indirizzare verso investimenti per l’innovazione tecnologica e le assunzioni con un balzo in avanti dell’economia produttiva della regione.