21/12/2018

La mia risposta al Manifesto dei sindaci dem

Condivido lo spirito e gli obiettivi indicati nel vostro Manifesto, di cui voglio raccogliere la sfida. La rigenerazione del Partito Democratico non può che partire dall'avvio di un concreto processo di ascolto e di un nuovo protagonismo dei sindaci e degli amministratori locali.


La mia risposta al Manifesto dei sindaci dem, che puoi leggere qui: https://goo.gl/TTSY8U

Condivido lo spirito e gli obiettivi indicati nel vostro Manifesto, di cui voglio raccogliere la sfida. La rigenerazione del Partito Democratico non può che partire dall’avvio di un concreto processo di ascolto e di un nuovo protagonismo dei sindaci e degli amministratori locali. Anni di tagli ai trasferimenti statali hanno fatto sentire soli i sindaci di fronte a immensi problemi, con scarsissime risorse e strumenti per risolverli. È anche qui che si è generata la rabbia e la frustrazione delle persone che ha portato alla vittoria dei populisti e dei sovranisti.

Da amministratore, come voi, conosco e condivido le preoccupazioni che esprimete. Ho iniziato a ottobre il percorso di Piazza Grande, con un’assemblea in cui hanno preso parola i sindaci e amministratori di piccoli e grandi Comuni di tutta l’Italia, che con coraggio e ostinazione si prendono cura delle nostre comunita.

Un’apertura del Pd alla rete dei sindaci è urgente. Soprattutto di fronte ai pericoli e all’incertezza in cui il governo gialloverde sta gettando il Paese. Il rischio è infatti che a pagare il prezzo più alto delle promesse illusorie del governo gialloverde siano proprio gli enti e le comunità locali. Basti pensare a quanto sta accadendo con la gestione dei flussi migratori e con la scelta drammatica di destrutturare il sistema degli Sprar, scaricando sui Comuni costi e problemi.

Entrando nel merito delle vostre proposte colgo una sintonia su molti punti. Nel nostro documento congressuale abbiamo affrontato molti temi che anche io considero prioritari per l’agenda riformista e progressista del nuovo Pd che metta al centro le persone. Dobbiamo diventare il perno di una forte opposizione e di un’alternativa credibile ai populisti, che ora sono rappresentati al Governo Conte con la Lega e il M5S, con cui non vogliamo allearci e che vogliamo sconfiggere. Perché ciò accada, serve un fronte riformista unitario e un nuovo Pd forte e coeso e un nuovo gruppo dirigente che provenga anche dalle amministrazioni locali.

Vogliamo un partito in cui le identità locali siano più rappresentate: per questo, interverremo sullo statuto del Partito al fine di garantire una quota certa di sostegno economico alle nostre articolazioni locali. Il rafforzamento delle competenze regionali dovrà riguardare solo specifiche funzioni e dovrà avvenire nel pieno rispetto dei principi costituzionali, conciliando la legittima aspirazione di gestire in autonomia alcune politiche pubbliche con il dovere di garantire uno sviluppo armonico e solidale dell’intero Paese.

Il cuore della nostra proposta è nella realizzazione di un’economia giusta, che garantisca pari opportunità a territori e fasce sociali diverse. Per fare ripartire l’ascensore sociale dobbiamo puntare sulle politiche “predistributive”, per prevenire i fattori che causano le disuguaglianze. L’Italia ha bisogno di un grande investimento sulle nuove generazioni, nell’ordine di un punto di PIL.

Considero, quello della sostenibilità come l’unica via percorribile per assicurare un nuovo sviluppo durevole e sostenibile, inclusivo e di migliore qualità. Un’esigenza, ma anche una straordinaria opportunità per migliorare la qualità delle nostre città e delle nostre vite. Noi proponiamo su questo fronte un piano radicale di interventi, molti dei quali destinati proprio alla rete dei Comuni. Le misure che abbiamo individuato vedono i Comuni protagonisti: dagli investimenti in infrastrutture e sul dissesto idrogeologico, fino agli interventi sul welfare.

Coerentemente, raccolgo anche il vostro appello per un intervento coraggioso sulla crisi demografica italiana che si origina, prima di tutto, dalla scarsità dei servizi e dalla precarietà delle persone e delle famiglie. Per invertire questa tendenza, l’Italia deve finalmente diventare un Paese favorevole alle relazioni, alla generatività e alla cura. Le priorità sono per me una riforma fiscale che destini risorse importanti sui figli e i familiari a carico, introducendo un nuovo assegno familiare universale in sostituzione degli strumenti vigenti.

Inoltre, occorre una radicale svolta sui servizi alla persona. Nessuno più di noi amministratori può avere chiara la visione del futuro su questo tema di cui ogni giorno ci prendiamo cura. La sicurezza urbana deve essere sempre più un tema centrale della nostra agenda politica, anche continuando da un lato nell’azione di rafforzamento dei poteri dei Sindaci e dei Corpi di Polizia Locale e dall’altro investendo nei percorsi di rigenerazione urbana, in quanto microcriminalità e degrado colpiscono in maniera più forte i ceti più fragili.

Su questi e altri temi sono pronto a proseguire in un confronto serrato con i sindaci e con gli amministratori locali. Toccherà a noi, al nuovo Pd, dare al Paese un’alternativa credibile al governo gialloverde. Questi mesi in giro per le strade e per le piazze italiane, tra le persone, tra i militanti, tra tanti sindaci italiani mi dicono che è una sfida difficile, ma possibile.