04/08/2019

Mezzogiorno in recessione. A ottobre gli stati generali

Il Mezzogiorno nel 2019 sarà in recessione. Il governo sta resuscitando i peggiori spettri del passato, ora anche quello della decrescita per una parte così importante dell'Italia. La mancanza di opportunità e di prospettive colpisce giovani e meno giovani. Non c’è un minuto da perdere: dobbiamo invertire la rotta con scelte chiare e radicali per creare l’alternativa. Lo faremo ad ottobre con gli Stati generali del Mezzogiorno per ridare voce e speranza a questo territorio nell'interesse di tutto il Paese


Il mio intervento per Il Corriere del Mezzogiorno, 4 agosto 2019

Il Mezzogiorno nel 2019 sarà in recessione. Questo governo sta resuscitando i peggiori spettri del passato, ora anche quello della decrescita per una parte così importante dell’Italia. I dati contenuti nelle anticipazioni del rapporto Svimez 2019, diffusi giovedì, descrivono una situazione molto preoccupante e di forte difficoltà del Mezzogiorno.

Per il 2019 la previsione di crescita del Pil è -0,3%, un dato inferiore a quello del resto del Paese. Drammatica la situazione del lavoro, negli ultimi 9 mesi gli occupati diminuiscono di 107 mila unità nel Mezzogiorno, il tasso di occupazione è ampiamente sotto il 50% e lavora solo una donna su tre. Si ampliano i divari con il resto del Paese. Ma non sono solo i divari economici ad aumentare, aumentano anche quelli nei diritti di cittadinanza e nella qualità dei servizi.

La mancanza di opportunità e di prospettive sta aggredendo oramai non più una, ma due generazioni, interessando una parte consistente dei giovani di oggi, ancora in cerca di prima occupazione, e chi, tra i meno giovani, ha perduto o rischia di perdere il proprio posto di lavoro. L’abbandono scolastico e universitario tocca al Sud percentuali crescenti e maggiori che nel resto dell’Italia e dell’Europa. Si allarga sempre di più la forbice tra le esigenze dei cittadini e le prospettive loro offerte sul territorio, con inevitabili conseguenze come la crescita dei Neet o l’emigrazione, oltre 2 milioni negli ultimi 15 anni, tra cui moltissimi giovani. Quello lanciato da Svimez è un allarme, una specie di ultima chiamata per invertire la situazione e restituire centralità nelle politiche di sviluppo al Meridione, che sconta anche la persistente debolezza dell’azione riequilibratrice dell’intervento pubblico.

Il Mezzogiorno è il grande assente dalla politica economica di questo governo, che pensa di aver risolto la questione meridionale cambiando (male) nome a un ministero e, soprattutto, offrendo soluzioni di tipo meramente assistenziale, che creano nuove forme di sudditanza. Un governo che in questo territorio ha ricevuto molti consensi cavalcando le paure e i problemi, ma che non fa nulla per risolvere quei problemi e rilanciare il lavoro. Anzi, con la proposta leghista di autonomia differenziata o le gabbie salariali si darebbe un’ulteriore mazzata alle speranze di ripresa di questo territorio.

Il Sud va rimesso al centro della politica economica ed industriale nazionale, perché questo libera energie potenziali che possono far ripartire l’intero Paese. Il compito del Partito Democratico è naturalmente quello di fare opposizione e di evidenziare limiti, errori e lacune del Governo. Ma soprattutto di mettere in campo un’alternativa. Occorre un meridionalismo rigoroso e innovativo, attento a cogliere tanti elementi diversi, ma anche pragmatico e risoluto. Sappiamo la drammaticità che esprimono i principali indicatori macroeconomici (reddito pro-capite, crescita, dotazione infrastrutturale, livello dei consumi), ma siamo consapevoli che nelle regioni meridionali sono presenti aree, filiere e siti produttivi, imprese e lavoratori, competenze e talenti in grado di affrontare e vincere le sfide globali.

Occorrono scelte radicali e chiare. Per imprimere una svolta, si deve ripartire dal diritto al lavoro, dagli investimenti e dalla scuola con un piano coraggioso. Stiamo lavorando e mettendo a punto un piano straordinario per il lavoro nel settore privato e nella pubblica amministrazione. Con 8 miliardi di investimento stimiamo di poter realizzare 400.000 posti di lavoro nel Sud in tre anni. Un grande piano per le infrastrutture del Mezzogiorno, innanzitutto l’alta velocità fino a Palermo e sulla dorsale adriatica.

E due obiettivi strategici: puntare sulla sostenibilità per migliorare la qualità della vita, creare innovazione e lavoro di qualità; connettere il Mezzogiorno alle innovazioni in corso, costruendo un ecosistema favorevole all’innovazione, sostenendo l’adesione delle imprese a quei processi come la digitalizzazione, e l’industria 4.0, che richiedono capitale umano qualificato. Poi un piano di investimenti pubblici per potenziare le strutture scolastiche e il numero degli asili nido.

È una sfida di civiltà, per liberare tempo e possibilità di lavoro, soprattutto per le donne e costruire dalle fondamenta un nuovo sistema educativo. Al nulla proposto da questo governo, opponiamo un piano fatto di proposte concrete e forti, che discuteremo nel Paese, con le forze sociali e produttive, il mondo della formazione, della ricerca, delle professioni. Lo faremo ad ottobre con gli Stati generali del Mezzogiorno, per ridare voce e speranza a questo territorio, nell’interesse di tutto il Paese. Rimettiamo al centro la vera agenda che serve al Paese.