18/03/2018

Onorare i caduti, non umiliare la storia

La terra della nostra regione è piena di tracce della seconda guerra mondiale: battaglie, sbarchi, linea difensive, nascondigli, bunker, luoghi di residenza di truppe e divisioni. Rispetto a tutto questo non bisogna fare confusione tra meriti e responsabilità:, né si possono mettere sullo stesso piano liberatori e oppressori, sostituire le ragioni della libertà con quelle dell’odio. Onoriamo quindi i caduti, i morti di tutte le guerre e le violenze senza umiliare la storia, senza fare a pezzi un passato comune, un patrimonio che ci appartiene


Una stele nella grotta che ha ospitato il comando tedesco a Cassino. Un paracadute aperto che richiama la prima divisione che ha operato nella zona. Un gesto grave, una ferita alla memoria della guerra di liberazione e un’offesa alla comprensione della storia. Sarebbe sufficiente richiamare stragi e violenze dei paracadutisti che si vorrebbe omaggiare. Ma c’è qualcosa di più profondo che merita attenzione: un rovesciamento di piani e giudizi. Un conto sono i riconoscimenti per le vittime, il richiamo alla pietà e al rispetto delle vite umane, altra cosa è un giudizio storico che non può scivolare sulle differenze, far finta che non ci siano identità e fronti contrapposti.

La terra della nostra regione è piena di tracce della seconda guerra mondiale: battaglie, sbarchi, linea difensive, nascondigli, bunker, luoghi di residenza di truppe e divisioni. I cimiteri di guerra conservano i resti di vite spezzate nelle dinamiche del conflitto totale. E allora non possiamo girare la testa dall’altra parte, in nome di una riconciliazione impossibile e inefficace.

Da una parte chi ha combattuto per la libertà, la democrazia, il rispetto delle opinioni altrui, la valorizzazione di differenze e comportamenti. La sconfitta delle potenze dell’Asse, la resa del nazi fascismo è il risultato della convergenza di forze diverse, di ragazzi provenienti da tanti angoli del pianeta pronti a mettere in gioco la propria vita per affermare valori e ideali comuni.

Dall’altra chi è rimasto fedele alle parole dell’odio e della discriminazione, chi ha seguito i percorsi della violenza e del pregiudizio, chi ha continuato a guardare a Hitler e al suo ordine mondiale come una proposta valida e percorribile. Le ragioni possono essere le più diverse: per convinzione, ambiente familiare o per le tante casualità che attraversano gli anni di guerra. Ma non si possono confondere meriti e responsabilità, mettere sullo stesso piano liberatori e oppressori, sostituire le ragioni della libertà con quelle dell’odio.

Onoriamo quindi i caduti, i morti di tutte le guerre e le violenze senza umiliare la storia, senza fare a pezzi un passato comune, un patrimonio che ci appartiene.