11/02/2019

La scossa del venture capital: giovani pmi arrivano i soldi

Lo scenario è in evoluzione anche nel nostro paese non solo grazie a nuove iniziative dei privati (fondi e investimenti diretti da parte delle aziende), ma anche della mano pubblica. Un esempio è il modello del venture capital regionale. Tema di cui si è parlato a Milano in un recente convegno tenutosi presso la sede di Cassa Depositi e Prestiti dal titolo "Capitale di rischio per l’impresa innovativa: il progetto Lazio Venture", in cui sono stati raccontati i nuovi strumenti per il capitale di rischio della regione Lazio con l’obiettivo di sostenere le startup e le aziende innovative


di Sibilla Di Palma, Affari e Finanza, Corriere della Sera, 11 febbraio 2019

Anche in Italia si comincia a scommettere su aziende appena nate, piccole, ma con forti potenzialità e necessità di essere aiutate a svilupparsi. Nei primi 6 mesi del 2018 investimenti più che raddoppiati e risorse messe in campo dal governo con l’ultima manovra di bilancio. L’avvio di fondi d’investimento in startup, che per questa strada cercano un’alternativa all’incertezza che caratterizza le asset class tradizionali. Fino al corporate venture capital, che vede società di grandi dimensioni acquistare partecipazioni in nuove aziende innovative per apportare competenze utili a sviluppare più rapidamente gli affari. Anche se su valori inferiori rispetto ad altri paesi europei e agli Stati Uniti, il venture capital comincia a prendere piede anche in Italia. Un ambito differente dal private equity perché il target d’investimento è costituito da aziende che hanno una storia breve alle spalle, quindi a forte rischio di fallire nei loro intenti di business. Proprio questo profilo consente però agli investitori di entrare nel capitale con piccoli esborsi, nella consapevolezza che – in caso di esplosione dell’attività – il ritorno sarebbe elevato.

NON SOLO CAPITALI
Il focus d’investimento può riguardare sia determinati settori, sia una particolare fase di vita della società in cui s’interviene (seed, cioè il primissimo step dell’idea d’impresa, quando il prodotto/servizio è ancora in fase concettuale o di prototipo; quindi quella successiva identificata come early-stage, fino alla growth, cioè supporto alla crescita di un’attività che ha già avuto i primi riscontri positivi dal mercato), sia la quantità massima o minima di capitale che può essere erogato nel singolo deal. I venture capitalist non immettono solo capitali per rilevare una quota dell’equity, ma supportano la crescita delle aziende target anche mettendo a disposizione competenze manageriali e tecniche, oltre che esperienza nell’ambito della finanza d’impresa e un network di contatti a livello internazionale. Secondo i dati dì Aifi (Associazione italiana del private equity, del venture capital e del private debt) e Pwc, nel primo semestre del 2018 gli investimenti italiani in venture capital hanno raggiunto quota 96 milioni di euro (per un totale di 80 operazioni), in crescita rispetto ai 43 milioni di euro dello stesso periodo del 2017 (quando erano state finalizzate 65 operazioni). A catalizzare il maggior numero di deal è stato il settore Ict (27,5%), seguito da quello medicale (21,3%), a conferma del fatto che il mirino è puntato in particolare sulle iniziative nei settori ad alta crescita. Non a caso il numero di operazioni high tech sul totale dei deal in early stage nel primo semestre 2018 è stato pari al 45% del totale. Seguono i servizi per il consumo (12,5%), il retail (8,8%) e le attività finanziarie e assicurative (7,5%). A farla da padrone sul fronte geografico è il Nord dove si concentrano i maggiori investimenti in venture capital (74,6%), mentre il Centro e il Sud viaggiano su numeri decisamente inferiori (rispettivamente i115,5% e il 9,9%).

UNO SGUARDO ALL’EUROPA
Dando uno sguardo a quello che accade a livello europeo, secondo il Venture Report 2018 redatto dalla compagnia Pitchbook, lo scorso anno vi sono stati 20,5 miliardi di investimenti per un totale di 3.384 operazioni. Mentre l’industria americana ha toccato un nuovo record nel 2018 con 130,9 miliardi di dollari investiti nelle startup della Federazione, secondo i dati pubblicati da Pitchbook e dalla National venture capital association. Capitali importanti, dunque, per sostenere chi ha buone idee di business, ma pochi soldi in tasca e rischia pertanto di non riuscire a penetrare il mercato per fattori esterni. Per fortuna, lo scenario è in evoluzione anche nel nostro paese non solo grazie a nuove iniziative dei privati (fondi e investimenti diretti da parte delle aziende), ma anche della mano pubblica. Un esempio è il modello del venture capital regionale. Tema di cui si è parlato a Milano in un recente convegno tenutosi presso la sede di Cassa Depositi e Prestiti dal titolo “Capitale di rischio per l’impresa innovativa: il progetto Lazio Venture”, in cui sono stati raccontati i nuovi strumenti per il capitale di rischio della regione Lazio con l’obiettivo di sostenere le startup e le aziende innovative. «Come gruppo abbiamo approvato un piano industriale che punta al sostegno delle imprese e dell’innovazione», ha spiegato nel corso dell’appuntamento Fabrizio Palermo, amministratore delegato e direttore generale di Cassa Depositi e Prestiti. «In particolare, siamo uno dei più grossi investitori nel mondo del venture capital. Su questo fronte, l’intento è essere un volano di opportunità, creando disponibilità di capitali e lavorando sulle reti dei fornitori».

LA FORZA DELL’INNOVAZIONE
Per Innocenzo Cipolletta, presidente di Aifi e di Fondo Italiano d’Investimento, «l’innovazione rappresenta il fulcro della crescita economica e l’iniziativa della regione Lazio ha il merito di vivacizzare ulteriormente il settore del venture capital’. L’ultima legge di bilancio ha inoltre destinato risorse importanti al comparto». Novità che dovrebbe consentirci di allinearci agli altri principali paesi europei. «Nel 2017 iI mercato in Italia ha avuto una dimensione di 225 milioni di euro, a fronte di un miliardo e 800 milioni della Francia e di un miliardo e 600 milioni della Gran Bretagna. Con la recente normativa, che ha stanziato nuove risorse, la speranza è di arrivare a un miliardo di euro». A fare eco è stata anche Anna Gervasoni, direttore generale di Aifi, secondo cui «l’Italia può contare su idee e intelligenze straordinarie, basti pensare che come associazione abbiamo incontrato 56 incubatori a livello nazionale, e per la prima volta il settore può contare su un’iniezione di capitali grazie alla nuova legge di bilancio».

IL FONDO DI SOSTEGNO
A muoversi per dare ulteriore impulso al comparto è stato infatti anche il Governo che nella recente manovra ha previsto la creazione di un fondo di sostegno per il venture capital con dotazione di 90 milioni di euro nei primi tre anni e previsto che anche soggetti pubblici possano investire in fondi di venture capital direttamente o indirettamente attraverso fondi di fondi. Inoltre, non meno del 15% delle entrate dello Stato derivanti dagli utili o dividendi delle società partecipate dovranno essere destinati a investimenti in fondi di venture capital. Per i Pir (piani individuali di risparmio) c’è poi l’obbligo di investire i13,5% della liquidità in fondi di venture capital. Oltre a essere state innalzate le soglie delle detrazioni fiscali dal 30% al 40% per gli investimenti semplici e dal 30% al 50% nel caso di acquisizione dell’intero capitale sociale di una startup innovativa. Così come viene infine reso più conveniente l’investimento dei fondi in nuove aziende innovative attraverso maggiori agevolazioni.