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Le priorità

Un’Europa più giusta e più vicina alle persone. Credo in un’Europa che unisce, che investe nei territori e crea opportunità per tutti.

Europa

Io credo nell’Europa come progetto politico, non come semplice spazio economico. Un progetto nato per trasformare la storia dei conflitti in una storia di cooperazione. Al Parlamento europeo lavoro per un’Unione più forte, più giusta, più capace di decidere. Un’Europa che protegge, che investe, che non lascia soli gli Stati e i cittadini. L’Europa non è qualcosa da difendere per abitudine, ma da migliorare per convinzione. Perché il suo futuro dipende da una scelta chiara: essere una comunità di destino o restare un insieme fragile di interessi.

Stage

Gli stage raccontano il modo in cui trattiamo il futuro. Io penso che un tirocinio debba essere un’esperienza di formazione vera, non lavoro mascherato. Al Parlamento europeo lavoro perché non sia più normale chiedere ai giovani di lavorare gratis in cambio di una promessa vaga. Uno stage deve essere retribuito, regolato, di qualità. Non è una battaglia tecnica, è una battaglia di dignità. Perché dietro ogni tirocinio c’è una persona che studia, che prova a costruirsi un percorso. E l’Europa deve avere il coraggio di dire che il lavoro non è mai un favore concesso, ma un diritto da tutelare.

Difesa

Quando parlo di difesa europea, non penso a una corsa agli armamenti. Penso alla responsabilità di proteggere ciò che siamo. Difendere, per me, significa lavorare perché l’Europa sia capace di prevenire i conflitti, non solo di subirli. Significa investire nella diplomazia, nella cooperazione, in una sicurezza comune che non metta mai in discussione i diritti e la democrazia. Al Parlamento europeo mi occupo di questo: costruire un’idea di difesa che non nasca dalla paura, ma dalla consapevolezza. Perché la pace non è un dato acquisito, è una scelta politica quotidiana. E senza giustizia, resta sempre fragile.

Uguaglianza

Per me l’uguaglianza non è uno slogan, è una misura concreta delle scelte che facciamo. È il modo in cui decidiamo se una persona viene lasciata indietro o accompagnata avanti. Al Parlamento europeo lavoro perché l’uguaglianza torni al centro delle politiche: nel lavoro, nei salari, nei diritti, nell’accesso ai servizi. Senza uguaglianza, la libertà diventa un privilegio per pochi. E la democrazia perde forza. Per questo credo che l’Europa debba intervenire, non limitarsi a osservare. Perché ridurre le disuguaglianze non è un costo, è un investimento sul futuro comune.

Digitale

Il digitale non è neutrale: riflette le scelte politiche che facciamo. Io credo che l’Europa debba governare la trasformazione digitale, non subirla. Al Parlamento europeo lavoro perché l’innovazione vada di pari passo con i diritti, con la tutela dei dati personali, con la trasparenza degli algoritmi. Il digitale può ridurre le disuguaglianze o ampliarle, può rafforzare la democrazia o indebolirla. Dipende dalle regole. Per questo penso a un’Europa che investe nelle competenze, che protegge le persone, che mette la tecnologia al servizio del bene comune. Perché il progresso, se non è guidato, rischia di lasciare indietro proprio chi avrebbe più bisogno di essere accompagnato.

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Chi è Nicola

Sono una persona che ha attraversato la politica non come un mestiere di parole, ma come una sequenza di responsabilità. Ho svolto ruoli di governo e di rappresentanza che mi hanno misurato con decisioni concrete: sono stato Presidente della Regione Lazio, ho guidato il Partito Democratico come segretario nazionale, e oggi porto questo impegno nel Parlamento europeo, anche con la responsabilità di capodelegazione.

La nostra missione è dare a tutti la possibilità di realizzare con pienezza la propria persona, rimuovendo ogni ostacolo, come previsto dall’articolo 3 della nostra Costituzione

Le comunità

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