La destra ha fallito: Ora in Europa federalismo, investimenti e coesione

La Stampa 29.04.2026

Nicola Zingaretti, capodelegazione del Pd al Parlamento europeo, vista da Strasburgo com’è l’ipotesi di uno scostamento di bilancio?
«Partiamo col dire che questa ipotesi nasce da un grande fallimento del governo sulla procedura di infrazione. Poi mi pare che in Europa ci sia molta diffidenza. Del resto, anche qui leggono le dichiarazioni di Salvini, vedono i comizi con i maggiori esponenti del fronte anti-europeista. Se Bruxelles è “nemica”, poi diventa complicato chiedere aiuto».


Dalla Commissione europea hanno già avvertito che non è possibile “uscire unilateralmente” dal Patto di Stabilità.
«Appunto, ci sono dubbi legittimi. Anche perché il governo deve chiarire cosa vorrebbe fare con questi fondi aggiuntivi. Qual è il progetto? Investimenti o mancette? Quello che è successo con il Pnrr non è un bel biglietto da visita».


A cosa si riferisce?
«Gli oltre 200 miliardi ottenuti cosa hanno prodotto in questi quattro anni, in termini di crescita, innovazione, coesione sociale? È necessario aprire una seria verifica su una gestione quantomeno opaca».


Il Pd sarebbe favorevole a uno scostamento?
«Ripeto: per fare cosa? Prima bisognerebbe riconoscere i problemi, l’aumento delle diseguaglianze, i tagli alla spesa sociale, la totale assenza di politiche industriali».


È una battaglia simile a quella che state facendo al Parlamento europeo sul bilancio Ue 2028-2034?
«Una battaglia cruciale, che ha portato il Parlamento ad assumere una posizione forte con il voto di oggi (ieri, ndr). Abbiamo chiesto ai governi più coraggio nei saldi, più investimenti, rifiutando di tornare indietro con la proposta sulla rinazionalizzazione dei fondi europei. Non è accettabile che i costi del futuro siano sulle imprese italiane, sul lavoro italiano, e che le grandi multinazionali del web non paghino nulla».


I vostri alleati 5 stelle hanno espresso un giudizio negativo, dicono che non basta.
«È la scoperta dell’acqua calda. Lo stesso Draghi dice che servirebbero 800 miliardi all’anno per rilanciare il protagonismo europeo. Però, nella proposta del Parlamento c’è un aumento del 10% delle risorse e la difesa del fondo sociale europeo. Abbiamo fatto una battaglia per impedire alla destra di distruggere il bilancio europeo, credo che servirebbe uno spirito più unitario e non di propaganda».


Ora la palla passa ai leader di governo: si aspetta che l’Italia si allinei a questo atto di indirizzo del Parlamento?
«Spero non voglia tradirlo. Anche perché sarebbe un paradosso che quelli che hanno proposto l’autonomia differenziata in Italia puntino a cancellare il ruolo delle Regioni e dei Comuni nella programmazione europea».


Meloni potrebbe approfittarne per portare avanti il suo tentativo di riposizionarsi a Bruxelles, non crede?
«Di certo, fin qui, ha collocato l’Italia nello spazio del nulla, con scarso peso nelle trattative, guardata con sospetto dalle cancellerie europee. Dopo essersi presentata come la pontiera tra Ue e Stati Uniti, privilegiando il sovranismo di Trump, è apparsa come quella che boicotta l’iniziativa europea. D’altra parte, era lei che diceva “voglio un’Europa che faccia meno cose”».


Ha letto sulla Stampa che i leader del Ppe chiedono una “nuova fase costituente per l’Ue”?
«A Weber dico “welcome”, ben arrivato. Spero sia coerente con questo appello, visti i suoi continui sbandamenti con i sovranisti. Se la sua non è solo propaganda, firmi il nostro manifesto per gli Stati Uniti d’Europa. Dica che condivide il progetto di una difesa comune e non il riarmo dei singoli Paesi».


L’obiettivo di una Costituzione Ue le sembra lontano?
«Non è vicino. Ma, se c’è molta strada da fare, è importante mettersi a camminare subito sulla via giusta. Procedere a una riforma dei Trattati, superare il potere di veto, più cooperazioni rafforzate e più investimenti comuni. Per questo serve una forte maggioranza europeista. E una forte componente progressista, che ha un vantaggio sulle destre sovraniste».


Quale?
«Noi possiamo proporre con coerenza il rilancio della prospettiva europea. Loro no, perché non ci credono. Per questo anche in Italia vedo uno spazio immenso per l’alternativa. La destra ha fallito l’obiettivo ideologico perdendo il referendum sulla giustizia, ha fallito l’obiettivo di sviluppo economico e sociale. C’è un malessere nel Paese che va raccolto, serve un’alleanza che ricostruisca speranza»