80 ANNI DI REPUBBLICA NEL CUORE DELL’EUROPA

Corriere della Sera 31.05.2026

«Posso darle una notizia? Prego, Nicola Zingaretti. «Lunedì a Bruxelles davanti al palazzo intitolato ad Altiero Spinelli, con la presidente Roberta Metsola, la capogruppo del Pse Iratxe García Pérez e l’ambasciatrice italiana Federica Favi leggeremo gli articoli della Costituzione repubblicana».


Qual è il messaggio?
«Vogliamo festeggiare, ANCHE IN EUROPA, ottant’anni di storia di cui siamo orgogliosi e ricordare che le radici del Pd sono tra i fondatori dell’Unione. In quel palazzo, dove presto sorgerà un edificio nel nome di David Sassoli, ci sono aule dedicate a Moro, De Gasperi e Imbeni”.

Giorgia Meloni intanto attacca Bruxelles.
«Vedo nell’aggressione di Meloni il solito trucco, la ricerca di un capro espiatorio. L’Italia è il Paese europeo che più ha beneficiato della liquidità del Pnrr per gli investimenti. Ben 270 miliardi, he hanno garantito fino al 2024/25 la crescita del Pil. Finito questo effetto, oggi siamo ultimi per crescita e primi per debito pubblico. Il fallimento non è dell’Europa, che ha fatto di tutto per dare una mano, ma di chi per quattro lunghi anni ha governato questo Paese».


Sbaglia Meloni a chiedere alla Ue più libertà di spesa?
«La novità è la scarsa credibilità delle richieste di questo governo. Non dimentichiamo che per due anni e fino a un mese fa si è professata l’illusione di essere i pontieri con Trump, litigando con l’Europa e millantando una relazione che poi non c’era. Per la prima volta dalla fine della seconda Guerra Mondiale l’Italia si trova in una dimensione del nulla in politica estera. Quando si avanzano delle richieste da una posizione così debole e peraltro chiedendo solo nuovo debito per le emergenza, prevale lo scetticismo».


Meloni rinuncia a dieci miliardi dei fondi Safe. Giusto così o ha ragione Crosetto a essere infuriato?
«Paghiamo la miopia dei governi dei Paesi europei, l’errore di aver pensato solo al riarmo nazionale senza mettere in campo un credibile progetto per finanziare la messa in comune dei comandi militari e tutte le possibili sinergie per avviare il processo verso la difesa comune».


Conte è contro l’adesione dell’Ucraina alla Ue, come Salvini. Non è un problema enorme per il Pd fare un accordo di governo con un partito che guarda a Mosca?
«Chi ha il dovere di offrire una politica estera a un Paese è chi governa e che ha giurato sulla Costituzione. È chiaro che per l’alleanza progressista è il tempo del programma, tempo di muoversi dalle posizioni di ciascun partito per arrivare alla posizione comune dell’alleanza. Dopo i ballottaggi, sarà questa la priorità assoluta».


La Russia minaccia l’Europa a colpi di droni. E la linea del governo è che l’Ucraina deve attendere il suo turno per entrare nell’Unione. Che ne pensa?
«È la conferma drammatica che sovranismo e nazionalismo aggravano i problemi, non li risolvono. Trump vuole sostituire l’ordine internazionale basato su valori condivisi con la legge del più forte e Meloni è andata dietro a questa politica, il cui è esito è da sempre la guerra».


Su Ucraina e Russia il Pd è spaccato e così su Gaza ed è divisa anche l’ipotetica coalizione progressista. Troverete mai un accordo sulla politica estera?
«Oggi la politica estera si divide nell’immobilismo del presente, nel sovranismo che divide l’Europa e nel cambiamento verso l’Europa federale. Su questa terza opzione le forze progressiste sono unite».


Quando Meloni attacca l’Europa lo fa per inseguire Vannacci?
«Noi abbiamo un vicepremier contro la UE,e un altro che vuole gli Stati Uniti d’Europa e una premier che va appresso a quella cultura Maga che l’Europa vuole distruggerla. Vannacci è complice e parte di questo disastro».


Concorda con chi pensa che la maggioranza, con la nuova legge elettorale, punti a votarsi da sola il capo dello Stato nel 2029 e a scardinare l’equilibrio dei poteri?
«La disinvoltura con cui si vogliono scrivere le regole per avvantaggiare una delle due squadre getta un’ombra sulla classe politica che rappresenta la destra. E mi sorprende questa arroganza, è come se non avessero imparato nulla dal referendum sulla giustizia. Oppure è paura di perdere, perché dopo il No tutti i nodi del fallimento politico e sociale del governo stanno venendo alla luce».


Intanto Venezia ha portato alla luce le difficoltà del campo largo. E altrove hanno vinto gli odiati «cacicchi». Siete sicuri che Schlein sia la migliore segretaria e candidata premier possibile?
«Io penso di sì e vedo un altro processo a cui bisogna guardare. La destra è in una fase di disgregazione, le forze invece hanno deciso di andare avanti in un processo di aggregazione, per affrontare esattamente questi problemi».


La parola premier sulla scheda impone le primarie. Schlein può battere Conte o ha paura di perdere?
«Oggi non è un punto all’ordine del giorno. Bisogna definire perimetro, contenuti, valori e obiettivi dell’alleanza».


State a carissimo amico… Tanti elettori del centrosinistra sono sconfortati.
«È un timore che spingerà a risolvere i problemi, non a ingigantirli. La volontà politica c’è».