L’europa sta reagendo, l’Italia non divida
La Repubblica 20.01.2026
È assurda la teoria di Giorgia Meloni per cui l’escalation si ferma praticamente non facendo nulla», attacca Nicola Zingaretti, capogruppo del Pd nella delegazione dei socialisti europei: «Un controsenso per provare a nascondere la verità».
E quale sarebbe la verità?
«L’Europa è stata aggredita e l’Italia ha scelto di non schierarsi dalla sua parte, ma di fatto a fianco di Trump. Nonostante si sia detta in disaccordo, chiamando il presidente americano ha agito da sola e ha rotto il fronte comune dell’Unione. Un danno enorme».
Perché onorevole?
«Solo l’unità, la compattezza dei Paesi europei, la loro capacità di negoziare e rispondere senza distinguo né defezioni arresterà l’escalation. Meloni e la destra preferiscono anteporre gli interessi politici ed economici della Casa Bianca agli interessi degli italiani. Ma la buona notizia è che l’Europa sta iniziando a reagire, malgrado il nostro governo. La decisione del Parlamento di non votare il rapporto Ue/Usa è un bel segnale, suona come un altolà: non siamo disposti a far finta di niente».
Tuttavia Meloni insiste: sulla Groenlandia c’è stata un’incomprensione.
«Mi pare un’interpretazione dettata dall’imbarazzo di chi ha la pretesa difendere l’indifendibile. Nessuno, ma davvero nessuno crede alla lettura proposta dalla premier italiana. Peraltro smentita dallo stesso Trump, che con le dichiarazioni immediatamente successive ha fatto a pezzi la favola dell’incomprensione».
Ricavarsi un ruolo da pontiera con chi i ponti con l’Ue intende bruciarli porta vantaggi all’Italia?
«Ma non c’è nessuna “pontiera”, è un’altra invenzione. Ricordo che poche ore dopo l’incontro a Roma traVance e Ursula von del Leyen, presentato dalla destra come un grande risultato a difesa dell’Europa, il presidente Usa ha imposto dazi al 25% su tutte le merci prodotte nel vecchio continente. Lui e i suoi hanno idee molto chiare. Non condividono l’ordine fondato su principi, valori e diritti che con i suoi limiti e le sue imperfezioni è stato costruito dopo la Seconda guerra mondiale. Vogliono la legge del più forte: passare dalla casa della pace, della democrazia e della giustizia — come finora è stato inteso l’Occidente — alla giungla. Meloni non media, si adegua ai diktat che arrivano di là dell’Atlantico, pensando di staccare un dividendo politico in seno a quell’Internazionale nera che si sta coagulando intorno a Trump».
I dazi ulteriori minacciati contro chi ha inviato truppe in Groenlandia punta a spaccare l’Europa?
«È la riproposizione del “divide et impera”, mi pare che il disegno del tycoon non abbia più bisogno di controprove: vuole distruggere l’Unione. Per questo trovo grave e controproducente la scelta del governo italiano di smarcarsi sempre dai partner europei per assecondare gli Usa. Non solo isola il nostro Paese dalla sua comunità di destino, ma lo rende marginale sullo scenario internazionale. Specie se si fa il confronto con la Gran Bretagna che ha avuto il coraggio di schierarsi con l’Europa contro lo storico alleato».
Dopo l’annuncio, le borse europee sono in calo, la peggiore è Milano: è un avvertimento dei mercati al governo Meloni?
«È la conferma che la destra al potere porta solo caos e aumenta l’incertezza. Le aziende, non solo italiane, hanno bisogno di stabilità per programmare e investire. I mercati hanno capito che può succedere di tutto. L’andamento dei titoli è indicativo: tutti in perdita, salvo quelli della difesa schizzati alle stelle. Scommettono sulla guerra, altro che premio Nobel per la pace».
Cosa dovrebbe fare la premier secondo lei?
«Quello che ha sempre fatto l’Italia, mettersi a capo di una risposta responsabile dell’Europa all’insegna dell’unità, dell’integrazione e del protagonismo continentale. Ma non credo lo farà perché non condivide l’idea di una Ue forte, libera e autonoma. Lo ha detto chiaramente alla Camera dei deputati, “noi vogliamo un’Europa che fa meno cose”, tradotto: più debole. Un disastro. Utile a far emergere un dato mi pare incontestabile: sono le destre nazionaliste al governo in tanti Paesi, dentro e fuori l’Unione, a renderla più disunita e fragile. Il loro vero obiettivo».
L’Ue sta discutendo l’attivazione del meccanismo anticoercizione, su cui patrioti però conservatori e patrioti frenano. Ci riuscirete?
«Sarebbe un altro segnale giusto e forte non per un’escalation, ma per giungere a un compromesso tra alleati. Purtroppo la parola “alleati” alla destra non piace, preferiscono “vassalli”. Quel che sono diventati dopo il bis del capo dei Maga».
La sinistra è in crisi ovunque. Che possibilità ci sono per tornare a vincere in Italia ma pure altrove?
«Il problema è la paura, l’assenza di speranza che domina il mondo. Trump e i nazionalisti usano questo stato d’animo in modo distruttivo per picconare la democrazia e il multilateralismo, mobilitando un popolo disposto a seguirli. Ecco perché la sinistra deve muoversi, ricostruire un “noi” condiviso e alternativo, fatto di valori e proposte in grado di riaccendere la speranza. Non c’è più tempo, le opposizioni devono unirsi e dar vita a un’alleanza per il futuro. L’Europa e la democrazia sono a rischio, mettiamoci in cammino».
