Vince l’Europa. Perde la destra nazionalista
La Repubblica 13.04.2026
Nicola Zingaretti, capo della delegazione del Pd al Parlamento europeo ed ex segretario democratico, sperava davvero in questo esito così netto?
«Era nell’aria una sconfitta di Orbán, dopo tanti anni di governo, e soprattutto era evidente l’insofferenza a una cultura di governo di un partito che si definisce “liberale” ma che è stato invece liberticida. Pensiamo alla vicenda del Pride di Budapest, con l’incriminazione del sindaco della città Gergely Karácsony che non aveva rispettato il divieto imposto dal governo. Non c’è dubbio che questa novità può aprire una stagione nuova».
Cosa significa non solo per l’Ungheria ma per il resto d’Europa la sconfitta del presidente uscente?
«È un’ottima notizia perché Orbán era uno dei capofila di una internazionale nazionalista e antieuropea che ha logorato e frenato il processo di integrazione europeo. Il quale si è approfittato in questi anni dei limiti dell’Europa stessa, di un processo di allargamento che non è andato di pari passo con l’integrazione».
Crede che finirà questa epoca di veti che hanno bloccato per molto tempo la Ue?
«Le destre nazionaliste purtroppo sono ancora molto forti, la novità è che iniziano a perdere. Perdono Stati e città negli Usa, i referendum in Italia e adesso le elezioni ungheresi».
Pensa che la vicinanza a Donald Trump sia stata un fattore negativo per Orbán?
«Sì, perché Trump ha svelato il vero volto della destra nazionalista mondiale che cavalca la rabbia, le paure e le solitudini delle persone. Questo nazionalismo dell’anima e senza speranze si nutre dei problemi e non è quindi in grado di risolverli, anzi li acuisce».
Viene sconfitto anche Vladimir Putin?
«È sconfitta l’arroganza e la presunzione di voler interferire nelle dinamiche dell’Europa. Trump, Putin e le destre sono complici di un disegno preciso che è la distruzione dell’Unione europea: da questo punto di vista, il progetto oggi ha subito un duro colpo».
Giorgia Meloni invece, in maniera sospetta e visto l’esito finale “previdente”, non si era sprecata per Orbán, suo sodale di lunga data. Questo risultato è un avviso per tutti i sovranisti?
«Il vero colpo politico Meloni lo ha ricevuto dagli italiani e non dagli ungheresi, ma il voto conferma la crisi del nazionalismo di destra come soluzione ai problemi. Sicuramente l’Italia antieuropea di Meloni e Salvini da oggi è più sola. Hanno difeso uno sconfitto. Ora per noi l’obiettivo è chiaro: salvare l’Italia, perché destra ha fallito alla guida del nostro Paese; rifondare l’Europa, rimettere al centro l’integrazione e il rilancio dei suoi valori fondativi».
C’è però un’assenza in tutto questo: Peter Magyar non è un esponente progressista, la sinistra è come sparita in Ungheria.
«Tra qualche giorno a Barcellona, venerdì e sabato, si aprirà la convention della sinistra mondiale, con fra gli altri Sanchez, Lula, Allende, Schlein, e non è un caso questo ritrovo internazionale. C’è un urgente bisogno di rinnovare la critica al sistema: abbiamo il compito di difendere i valori storici di uguaglianza e diritti della sinistra ma anche sapere come farlo in questa epoca digitale dominata dalle piattaforme. Con la socialdemocrazia si era trovato un equilibrio con il capitalismo. Poi c’è stata la fase della subalternità blairiana, l’idea di accompagnare liberismo e globalizzazione. Voltata pagina, dobbiamo interrogarci su come declinare il nostro ruolo e le nostre idee oggi».
