Le persone hanno bisogno di esser viste prima che convinte. Andiamo a vincere!
Il Messaggero 26.06.2026
Onorevole Zingaretti, lei lasciò la segreteria del Pd dicendo “mi vergogno di questo partito”. Adesso che partito è?
“Io denunciai l’ossessione delle divisioni nel Pd e nell’alleanza. Sono felice che ora tutti, alla parola diversità e identità aggiungono la parola unità. E avevo ragione a dire quello che ho detto. L’unità è la precondizione per vincere. Anche grazie ad Elly Schlein questo tema si è imposto
Non crede che a sinistra diano troppo per scontata la vittoria alle prossime elezioni? Circolano perfino i toto ministri.
“Si tratta di pessimi gossip giornalistici. Io infatti mi sono limitato a parlare di precondizione. Occorre ancora lavorare tanto e lavorare bene per vincere”.
Come si batte il centrodestra?
“Bisogna immergersi nell’Italia che lavora, che produce, che studia e che vive come una tragedia l’assenza di un futuro migliore. L’Italia deve capire che la nostra comunità si è messa in cammino ed è vicina ai cittadini per ridare loro speranza. Noi dobbiamo toccare la carne viva della loro condizione umana. Perché le persone, prima di essere convinte, vanno viste e comprese”.
Onorevole, la sinistra viene spesso percepita, e non torto, lontana dal popolo.
“Non c’è dubbio che abbiamo pagato una stagione di subalternità ai processi di globalizzazione dell’economia. E abbiamo mostrato purtroppo un certo elitarismo. Ma questa stagione è finita e siamo noi in questa fase a rimettere al centro dell’agenda politica la salute, i salari, la scuola e il futuro e innovazione del nostro sistema produttivo. E poi si sta rivelando falsa l’ideologia dell’io e dell’individualismo che, proponendo la legge del più forte, lascia sole le persone”.
Sta parlando di Meloni?
“Di lei, ma anche di Vannacci. Sono le idee di Vannacci che lasciano da soli gli ultimi, illudendoli che sono i primi. L’individualismo porta soltanto alla solitudine, perché la somma dei bisogni individuali non coincide con l’interesse del bene comune. L’anima del programma dell’alleanza nuova dovrà essere il bene comune dell’Italia e dell’Europa. Non decido io quale sarà lo slogan della campagna elettorale ma noi dobbiamo tornare a suscitare speranza“.
La speranza, finora, non l’ha suscitata Meloni?
“Meloni ha perso un’occasione storica. Dopo quattro anni di governo, l’Italia – a cui l’ultimo esecutivo di centrosinistra ha consegnato 270 miliardi di euro da spendere – è un Italia con più tasse, con più debito, meno Pil e salari sempre più bassi. Una tragedia”.
Però, stando ai sondaggi gli italiani non hanno mollato questo centrodestra. O no?
“Credo che l’Italia stia cercando un’alternativa. Che naturalmente non può essere la furbizia di Vannacci, il quale in realtà è un complice di questa situazione. L’alternativa vera non può che venire da chi ha combattuto fin dall’inizio questo mix che sta rovinando l’Italia, di ideologia, assenza di idee e cultura a tratti repressiva”.
Non crede che, senza il centro, la sinistra non vince?
“Tante forze, esperienze centriste, civiche e moderate in realtà si stanno organizzando ed è giusto che lo facciano con piena libertà ed autonomia. A conferma che si tratta di un processo vero e non preparato il laboratorio. La cosa importante e nuova è che queste identità si muovono per unire e non per dividere, come è stato nel 2018 e nel 2022. Benvenuto a chi finalmente ha capito”.
Sta parlando di Renzi?
“Sto parlando di tanti soggetti. E non c’è dubbio che in passato hanno fatto prevalere più i distinguo che non la voglia e la necessità dell’unità”.
Conte sembra aver aperto alla possibilità di non primarie. Che cosa ne pensa?
“Non m’impicco alle primarie. Sarà l’alleanza a decidere. Conte ha avuto il merito di collocare il movimento 5 Stelle saldamente in un percorso di alleanza progressista”.
La preoccupa la fuoriuscita dal Pd di alcuni esponenti riformisti?
“Il Pd è nato per unire culture diverse e produrre una sintesi. Questa è la sua forza. Sono certo che continuerà ad essere la casa comune di tutte quelle culture che, anche con sensibilità diverse, vogliono cambiare l’Italia con un grande obiettivo e una grande missione. Quella di attuare i valori della Costituzione. Il riformismo è questo, non una targhetta. Riformismo non è solo fare riforme. Ma dare un’anima alle riforme. E quest’anima significa dare corpo a quel meraviglioso paragrafo della Carta costituzionale, citato sempre da Piero Calamandrei, in cui si dice di rimuovere gli ostacoli che impediscono la realizzazione della dignità umana”.
A proposito di riformismo con l’anima, questo non sembra ormai essere di casa nella Ue.
“Ma di Europa c’è sempre più bisogno. Nessun Paese europeo può affrontare da solo le sfide che abbiamo davanti: dal tema dell’energia a quelli della rivoluzione digitale e della difesa comune. Rischiamo davvero di rimanere ai margini e possiamo evitarlo soltanto se affrontiamo insieme, da europei, queste sfide. Ma purtroppo la gran parte dei Paesi dell’Unione è governata dalla destra con una forte influenza delle culture sovraniste e nazionaliste che vogliono meno Europa. Questo rischia di condannarci davvero ad una stagione drammatica di declino”.
Crede che si possa raddrizzare questa china?
“Si può, se si vuole. Noi vogliamo un’Europa diversa, utile, che investa sull’innovazione, sulla competitività, sulla coesione sociale da rilanciare e sulla difesa comune. Questo crea ordine e sicurezza, non la legge del più forte di Trump, Netanyahu e Salvini che ha prodotto morte e insicurezza”.
In Italia, si sta facendo la legge elettorale. Non dovrebbe il centrosinistra dialogare con la maggioranza almeno su questo?
“Guardi, io credo che prima di tutto le leggi si devono fare perché utili al Paese e ai cittadini. In questo caso non è così. La legge che stanno preparando è utile soltanto ai partiti del centrodestra. Una vergogna. E come se, prima della finale di calcio, una delle due squadre si arrogasse il diritto di cambiare le regole per vincere ma anche a causa di questa arroganza che perderanno”.
Lei, che da europarlamentare è stato eletto con le preferenze, pensa che vadano introdotte anche nella legge in preparazione?
“Credo di sì. Io sono d’accordo con tutte le forme che permettono al cittadino di decidere chi deve rappresentarlo in Parlamento. Introdurre le preferenze sarebbe anche un potente strumento contro l’astensionismo”.
