Per essere chiari: il nazionalismo porta alla guerra
Il Domani 15.08.2026
Ferragosto ha a che vedere con la vicenda di cui parliamo, secondo Nicola Zingaretti, capodelegazione Pd a Bruxelles. «Questo Ferragosto rimangono a casa circa 7 milioni di italiani. Di questi, 4 milioni e mezzo per motivi economici. Che sono i veri motivi che creano paura e insicurezza nelle famiglie. È il risultato di quattro anni di fallimenti della destra al governo. E per non parlare di tutto questo, Giorgia Meloni crea “casi” come la crisi con la Spagna. Ma sono solo cortine fumogene».
La sospensione del Tratto di Schengen con la Spagna va avanti, per il ministro Piantedosi la situazione di Ceuta è «ingovernabile». Intanto l’Italia apre un altro conflitto con la Germania. Qual è la strategia?
Il governo Meloni vuole smantellare l’Europa. Ormai non lo nasconde neanche più. Boicottano la cooperazione europea, che dopo la Seconda Guerra mondiale ci ha permesso di diventare un Paese libero e una potenza industriale. Smantellare la scelta europea, che è stata fondamentale della costruzione di quello che siamo oggi, è contro i nostri interessi.
Alla Germania il governo propone meno “dublinanti” in rapporto ai migranti sbarcati in Italia da navi di Ong tedesche. Funziona?
Colpisce la rimozione del tentativo di trovare soluzioni politiche. Tornano le nazioni e i confini. È quello che vogliono gli Usa e la Russia, che temono un’Europa forte perché unita. La destra europea è servile. E nel cancelliere Merz c’è poco europeismo. Ma il risultato peggiore è quello italiano: siamo isolati, deboli e non in grado di dare una risposta comune al rischio di declino europeo, la vera cosa di cui aver paura.
Schengen è stato sospeso altre volte: fate critiche ideologiche?
La sospensione di Schengen non è una risposta. È la reazione italiana ad essere ideologica e servile a Trump.
Sánchez sui migranti ha una politica che punta sull’integrazione, ma comunque severa. È il vostro modello?
Sánchez è il capo di un governo che, in un Europa egemonizzata dalle destre che cavalcano i problemi anziché risolverli, ha garantito al suo Paese crescita e coesione. Ha innovato il modello di sviluppo, mettendo al centro sostenibilità e competitività. Non so se il governo progressista importerà il suo modello in ogni aspetto. Di certo non c’è paragone con le politiche fallimentari della destra che in Italia ha tenuto inchiodata la crescita, i salari, colpito welfare, sanità e scuola. E anche sui migranti, la Spagna pratica la gestione ordinata del fenomeno, integra ampie quote di migranti ma è severa, anzi inflessibile – lo sta dimostrando a Ceuta – con l’immigrazione irregolare.
La questione dei migranti ormai è tema di politica interna in tutta la Ue. Di fatto rinunciamo a una politica comune sui migranti?
L’Unione è anche e oggi soprattutto i governi dell’Europa. Il problema non sta tanto a Bruxelles quanto a Berlino, a Roma e nelle altre capitali condizionate dal nazionalismo. In un’estate di caldo, incendi, alluvioni e costi umani, produttivi e sociali immensi, questi governi si girano dall’altra parte. In Italia, in primis Salvini, ha aperto l’estate dicendo che “è normale che faccia caldo”. Fa paura.
Ma il tema migranti è un tallone d’Achille della sinistra italiana.
Negli ultimi 25 anni le politiche dell’ordine pubblico sono state gestite per lo più da ministri della destra. E il vero motivo della percezione dell’insicurezza è la solitudine, l’assenza di futuro. Senza politiche credibili, si cerca il capro espiatorio. Ma la paura è generata dall’impennata dei costi dell’energia, e dei prezzi, a causa di guerre e dazi, non certo dagli immigrati sbarcati a Ceuta e in gran parte rimandati indietro. Il centrosinistra ha un suo modello di sicurezza: un programma che si fonda su crescita, uguaglianza e libertà. E diritti. Ma occorre muoversi con intelligenza e chiarezza: altrimenti saremo inchiodati al tema creato da chi la sicurezza la nega.
Conte è stato il premier dei decreti Salvini. Le posizioni di Pd e M5s ssi sono avvicinate o la preoccupano gli accenti diversi fra Schlein e l’ex premier?
Non voglio entrare nella dialettica di queste ore sulle primarie. Ma occorre un passo avanti di tutti verso la consapevolezza che c’è un “bene comune” e ha la priorità: è l’Italia, la sua democrazia, la sua crescita. L’alleanza deve essere unita non per costrizione ma per convinzione. Per essere credibile, non dovrà essere una somma di punti di vista e identità diverse, ma deve stringere un solenne patto costituzionale contro le ingiustizie sociali, per uno sviluppo economico e umano. Per una rifondazione del progetto europeo, che nel 2027 compirà 80 anni. E per la pace.
Pd e M5s troveranno una sintesi sulle armi a Kiev?
Bisogna trovarla dentro un impianto che rilanci il protagonismo di un’Europa unita e protagonista nel mondo. La destra sta distruggendo l’impalcatura del diritto internazionale post ‘45. Qual è il nostro modello? Questo è il tema centrale, il rilancio e il rinnovamento della sfida europea.
